Il Tirreno

Pistoia

il processo 

I testimoni: nessuno poteva fermare la gara

PISTOIA. Udienza dopo udienza, emerge sempre più chiaramente dalle testimonianze: alla Giosta dell’Orso 2014 non c’era una figura ufficialmente incaricata di interrompere la gara in caso di necessità....

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PISTOIA. Udienza dopo udienza, emerge sempre più chiaramente dalle testimonianze: alla Giosta dell’Orso 2014 non c’era una figura ufficialmente incaricata di interrompere la gara in caso di necessità. Nel caso specifico, non si sa chi aveva (e se lo aveva) il potere di sospenderla qualora il van-ambulanza fosse già occupato da un cavallo infortunato: nel caso di un successivo incidente, il secondo cavallo non avrebbe potuto essere assistito nel migliore dei modi. Come poi è realmente avvenuto in quella tragica edizione, con due cavalli che furono abbattuti a una tornata di distanza l’uno dall’altro. Nel processo in corso in tribunale – contro i tre veterinari della commissione medica della gara e contro proprietaria, preparatore e fantino di uno dei due cavalli morti – la tesi difensiva per i tre veterinari (imputati di aver ucciso il secondo cavallo infortunato direttamente col veleno, senza anestesia) è a grandi linee quella della necessità di agire d’urgenza: il cavallo era pericoloso per l’incolumità dei soccorritori perché, con l’ambulanza occupata, era stato portato nell’androne del Comune. Se la gara fosse stata sospesa, insomma, ciò non sarebbe avvenuto.

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