Sicurezza
Quando l’amore è più forte delle coltellate
Via al processo contro la donna che cercò di uccidere il compagno: disposta la perizia psichiatrica
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PISTOIA. Per tutta l’udienza si sono scambiati sguardi pieni d’amore. Mandandosi piccoli baci. Lei seduta sul banco degli imputati, fra due agenti della polizia penitenziaria. Lui in piedi, nella parte riservata al pubblico. Lei accusata di tentato omicidio, lui vittima di quelle coltellate che, il 5 maggio di due anni fa, avrebbero potuto ucciderlo. E anche di una nuova aggressione, avvenuta nell’agosto successivo: morsi, botte e ancora un coltello.
Il processo contro Sara Pocci, 30 anni, empolese ma da qualche tempo residente a Pistoia, si è aperto ieri mattina davanti al tribunale collegiale. Un’udienza breve, che si è chiusa con la decisione dei giudici di disporre una perizia psichiatrica sull’imputata, per chiarire se sia o meno in grado di intendere e di volere. Il prossimo 16 novembre l’incarico verrà affidato ad un ctu.
Teatro del tentato omicidio fu l’abitazione in affitto a Bonelle in cui l’uomo (pistoiese, infermiere di 47 anni ) e la donna vivevano insieme. Un rapporto tormentato il loro. Durante l’ennesimo litigio, Sara Pocci aveva afferrato un coltello, cominciando a menare fendenti. Al torace, al fianco, alla gola. Ferita gravissima quest’ultima, perché la lama passò vicino all’arteria: potenzialmente mortale. Nella colluttazione, la donna perse il primo coltello ma riuscì ad impugnarne un secondo, continuando a ferire il compagno. Poi, forse terrorizzata per tutto il sangue perso dall’uomo, si fermò e nel panico telefonò alla madre ad Empoli. Fu quest’ultima a dare l’allarme. Lui fu trasportato d’urgenza all’ospedale, lei venne portata a Sollicciano con l’accusa di tentato omicidio.
Tre mesi dopo, il nuovo episodio, simile al primo anche se meno violento. La Pocci, dopo un breve periodo di detenzione aveva ottenuto un’attenuazione della misura cautelare: obbligo di dimora a Empoli. Misura però ripetutamente violata: non poteva stare lontana dal suo compagno. Il 12 agosto, la nuova aggressione, per la quale era stata di nuovo arrestata.
L’imputata è stata già sottoposta a due perizie psichiatriche. La prima da parte del perito del pm: parziale capacità di intendere e di volere. La seconda, durante il processo per direttissima per evasione dai domiciliari dopo il secondo arresto: per il perito del tribunale, vizio totale di mente. Indispensabile quindi, ieri secondo il collegio, una terza perizia. (m.d.)
Il processo contro Sara Pocci, 30 anni, empolese ma da qualche tempo residente a Pistoia, si è aperto ieri mattina davanti al tribunale collegiale. Un’udienza breve, che si è chiusa con la decisione dei giudici di disporre una perizia psichiatrica sull’imputata, per chiarire se sia o meno in grado di intendere e di volere. Il prossimo 16 novembre l’incarico verrà affidato ad un ctu.
Teatro del tentato omicidio fu l’abitazione in affitto a Bonelle in cui l’uomo (pistoiese, infermiere di 47 anni ) e la donna vivevano insieme. Un rapporto tormentato il loro. Durante l’ennesimo litigio, Sara Pocci aveva afferrato un coltello, cominciando a menare fendenti. Al torace, al fianco, alla gola. Ferita gravissima quest’ultima, perché la lama passò vicino all’arteria: potenzialmente mortale. Nella colluttazione, la donna perse il primo coltello ma riuscì ad impugnarne un secondo, continuando a ferire il compagno. Poi, forse terrorizzata per tutto il sangue perso dall’uomo, si fermò e nel panico telefonò alla madre ad Empoli. Fu quest’ultima a dare l’allarme. Lui fu trasportato d’urgenza all’ospedale, lei venne portata a Sollicciano con l’accusa di tentato omicidio.
Tre mesi dopo, il nuovo episodio, simile al primo anche se meno violento. La Pocci, dopo un breve periodo di detenzione aveva ottenuto un’attenuazione della misura cautelare: obbligo di dimora a Empoli. Misura però ripetutamente violata: non poteva stare lontana dal suo compagno. Il 12 agosto, la nuova aggressione, per la quale era stata di nuovo arrestata.
L’imputata è stata già sottoposta a due perizie psichiatriche. La prima da parte del perito del pm: parziale capacità di intendere e di volere. La seconda, durante il processo per direttissima per evasione dai domiciliari dopo il secondo arresto: per il perito del tribunale, vizio totale di mente. Indispensabile quindi, ieri secondo il collegio, una terza perizia. (m.d.)
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