Sicurezza
«Continuava a colpirmi, non finiva mai»
di Massimo Donati
Pedinata con un gps e stuprata dal suo ex: iniziato il processo, in aula il drammatico racconto della giovane vittima
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SERRAVALLE. In quel parcheggio credeva di aver trovato la salvezza. Un luogo nascosto alla vista, dove, pensava, lui non l’avrebbe trovata. Dove aspettare che le mani smettessero di tremarle, che passasse la paura che le attanagliava lo stomaco da quando, poco prima, aveva capito di essere di nuovo seguita. Per poi riprendere a guidare fino a casa. Ma si era sbagliata. Non sapeva che il suo stalker le aveva piazzato sull’auto un localizzatore gps. «Avevo gli occhi chiusi, ho sentito la portiera che si apriva, ho cercato di trattenerla... Lui era lì. Mi ha gettata sul sedile del passeggero, cercavo di urlare, ha cominciato a colpirmi, sulla testa, sul viso. Anche quando smettevo di reagire, di difendermi. Ed è iniziata la violenza. Non finiva mai...».
Con voce flebile ma ferma, quei minuti, quelle ore terribili le ha dovute rivivere una seconda volta. Ieri mattina, nell’aula del tribunale di Pistoia, dove ha preso il via il processo nei confronti del suo aggressore, un 55enne personal trainer di Buggiano che, da quando lei aveva deciso di troncare la loro relazione non aveva smesso di tormentarla. Nemmeno dopo due arresti per stalking. Ora l’uomo è in carcere, accusato di violenza sessuale. Vittima, una giovane donna della Lucchesia, 33 anni, adesso residente in un comune dell’Empolese Valdelsa, a casa dei genitori, dove si era rifugiata dopo l’inizio della persecuzione da parte del suo ex.
Rispondendo alle domande del pubblico ministero Giuseppe Grieco, sotto lo sguardo impassibile dell’imputato – sorvegliato a vista in aula dalla polizia penitenziaria – la ragazza ha raccontato ai giudici del tribunale collegiale ciò che era avvenuto quella notte fra il 31 marzo e il primo aprile scorsi nel parcheggio di un pub fra Masotti e Serravalle Pistoiese. E quello che aveva dovuto subire nei mesi precedenti, dopo che a fine agosto 2016 aveva deciso di mettere fine alla relazione con quell’uomo. Pedinamenti, aggressioni, minacce... E denunce da parte di lei. Che avevano portato a un primo arresto il 4 ottobre 2016, quando la Polstrada trovò sull’auto della donna un primo gps con cui lui riusciva a seguirne gli spostamenti. A fine dicembre, dopo la scarcerazione, di nuovo le manette: nonostante l’obbligo di non avvicinarsi, una sera la ragazza se l’era ritrovato nel garage di casa, e il giorno dopo l’uomo l’aveva bloccata per strada spaccandole il finestrino dell’auto.
La paura era tornata nei giorni precedenti la violenza sessuale, quando la ragazza si era accorta di essere seguita da un’auto nera. «Una mia amica mi disse che lui aveva un’auto come quella – ha raccontato ai giudici – Il 29, uscita dal cinema, ho notato che mi seguiva. Il giorno dopo l’ho rivista, ferma vicino alla mia palestra. Ho cercato di convincermi che era paranoia. Il 31 sono andata a Pistoia, per un aperitivo. Ho fatto dei giri, per essere sicura di non essere seguita. Ma quando sono uscita, era parcheggiata due auto più in là».
La ragazza era talmente scossa che non riusciva a guidare. E per calmarsi ha aspettato a casa di un amico fin verso mezzanotte. Prima di rimettersi alla guida per tornare a casa. Evitando i caselli dell’autostrada, dove l’ex avrebbe potuto aspettarla. Così ha imboccato la Lucchese, ma una volta a Masotti non ce l’ha fatta più a continuare.
«Avevo bisogno di accostarmi, non ce la facevo a tenere l’auto – ha spiegato – Conoscevo quel locale. Aveva un parcheggio appartato, che non si vede dalla strada principale. Se lui passava non mi avrebbe vista. Mi sono fermata lì, ho chiuso gli occhi, mi sono appoggiata all’indietro, respirando a fondo. Poi ho sentito lo sportello che si apriva. Non sono riuscito a trattenerlo. Era lui. Mi ha buttato sul sedile del passeggero ed è cominciata la violenza. Ho cercato di urlare, gli tiravo dei colpi perché si fermasse. Ma mi colpiva sul viso, diceva che se non stavo ferma mi ammazzava. Mi sono ritrovata sul sedile posteriore. Incastrata, non riuscivo a muovermi. Ero tutta gonfia in viso, non ci sentivo più, continuava a colpirmi in testa. Non so dire per quanto tempo, non finiva mai...».
Dopo la violenza, le minacce. L’uomo aveva seguito la ragazza fino a casa, per assicurarsi che non andasse dai carabinieri. E una volta arrivati, si era ripreso il gps da sotto il cofano. Solo allora lei aveva capito che quella notte non aveva avuto scampo. Ma minacce o no, con il volto tumefatto per i cazzotti presi, poche ore dopo era andata al pronto soccorso. E il suo aggressore era stato arrestato dai carabinieri.
Con voce flebile ma ferma, quei minuti, quelle ore terribili le ha dovute rivivere una seconda volta. Ieri mattina, nell’aula del tribunale di Pistoia, dove ha preso il via il processo nei confronti del suo aggressore, un 55enne personal trainer di Buggiano che, da quando lei aveva deciso di troncare la loro relazione non aveva smesso di tormentarla. Nemmeno dopo due arresti per stalking. Ora l’uomo è in carcere, accusato di violenza sessuale. Vittima, una giovane donna della Lucchesia, 33 anni, adesso residente in un comune dell’Empolese Valdelsa, a casa dei genitori, dove si era rifugiata dopo l’inizio della persecuzione da parte del suo ex.
Rispondendo alle domande del pubblico ministero Giuseppe Grieco, sotto lo sguardo impassibile dell’imputato – sorvegliato a vista in aula dalla polizia penitenziaria – la ragazza ha raccontato ai giudici del tribunale collegiale ciò che era avvenuto quella notte fra il 31 marzo e il primo aprile scorsi nel parcheggio di un pub fra Masotti e Serravalle Pistoiese. E quello che aveva dovuto subire nei mesi precedenti, dopo che a fine agosto 2016 aveva deciso di mettere fine alla relazione con quell’uomo. Pedinamenti, aggressioni, minacce... E denunce da parte di lei. Che avevano portato a un primo arresto il 4 ottobre 2016, quando la Polstrada trovò sull’auto della donna un primo gps con cui lui riusciva a seguirne gli spostamenti. A fine dicembre, dopo la scarcerazione, di nuovo le manette: nonostante l’obbligo di non avvicinarsi, una sera la ragazza se l’era ritrovato nel garage di casa, e il giorno dopo l’uomo l’aveva bloccata per strada spaccandole il finestrino dell’auto.
La paura era tornata nei giorni precedenti la violenza sessuale, quando la ragazza si era accorta di essere seguita da un’auto nera. «Una mia amica mi disse che lui aveva un’auto come quella – ha raccontato ai giudici – Il 29, uscita dal cinema, ho notato che mi seguiva. Il giorno dopo l’ho rivista, ferma vicino alla mia palestra. Ho cercato di convincermi che era paranoia. Il 31 sono andata a Pistoia, per un aperitivo. Ho fatto dei giri, per essere sicura di non essere seguita. Ma quando sono uscita, era parcheggiata due auto più in là».
La ragazza era talmente scossa che non riusciva a guidare. E per calmarsi ha aspettato a casa di un amico fin verso mezzanotte. Prima di rimettersi alla guida per tornare a casa. Evitando i caselli dell’autostrada, dove l’ex avrebbe potuto aspettarla. Così ha imboccato la Lucchese, ma una volta a Masotti non ce l’ha fatta più a continuare.
«Avevo bisogno di accostarmi, non ce la facevo a tenere l’auto – ha spiegato – Conoscevo quel locale. Aveva un parcheggio appartato, che non si vede dalla strada principale. Se lui passava non mi avrebbe vista. Mi sono fermata lì, ho chiuso gli occhi, mi sono appoggiata all’indietro, respirando a fondo. Poi ho sentito lo sportello che si apriva. Non sono riuscito a trattenerlo. Era lui. Mi ha buttato sul sedile del passeggero ed è cominciata la violenza. Ho cercato di urlare, gli tiravo dei colpi perché si fermasse. Ma mi colpiva sul viso, diceva che se non stavo ferma mi ammazzava. Mi sono ritrovata sul sedile posteriore. Incastrata, non riuscivo a muovermi. Ero tutta gonfia in viso, non ci sentivo più, continuava a colpirmi in testa. Non so dire per quanto tempo, non finiva mai...».
Dopo la violenza, le minacce. L’uomo aveva seguito la ragazza fino a casa, per assicurarsi che non andasse dai carabinieri. E una volta arrivati, si era ripreso il gps da sotto il cofano. Solo allora lei aveva capito che quella notte non aveva avuto scampo. Ma minacce o no, con il volto tumefatto per i cazzotti presi, poche ore dopo era andata al pronto soccorso. E il suo aggressore era stato arrestato dai carabinieri.
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