Sicurezza
Omessa vigilanza, è caos: i presidi chiedono chiarezza
Sentenza choc: istituti responsabili fino al ritorno a casa degli studenti minorenni. Rai: «Ho chiamato un legale»
PISTOA. «È una sentenza che mette in croce le scuole e le famiglie. Non esiste assimilare l’uscita da scuola all’abbandono di minore». Carlo Rai, dirigente dell’Istituto omnicomprensivo di San Marcello Pistoiese, si è rivolto a un legale. Lui, che fa parte dell’Anp (Associazione nazionale presidi, il sindacato dei dirigenti scolastici) ha capito che era il caso di non mettere tempo in mezzo ed è in attesa di ricevere il parere di un esperto sulla recente sentenza della Corte di Cassazione (19 settembre), che ha confermato la condanna della Corte d’Appello di Firenze in merito a un brutto fatto di cronaca: l’investimento, e la morte, di uno studente di 11 anni travolto da un bus. Secondo i giudici la scuola non avrebbe vigilato sugli alunni che stavano per salire sull’autobus. Omessa vigilanza: un pronunciamento che sta mettendo in subbuglio il mondo della scuola toscana. Quello delle medie, soprattutto, ma anche i dirigenti degli istituti secondari di secondo grado (le superiori) sentono crescere l’ansia: obbligo di vigilanza sullo studente che non ha compiuto 18 anni fino a che non è salito sul bus o non sono venuti a prenderlo i genitori? Improponibile.
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Nessuno dei prèsidi da noi interpellato ha pensato di modificare il regolamento interno. La sentenza è recente, non tutti sono informati. E tra chi è informato prevale la linea del «tutto resta com’è in attesa di un chiarimento da parte del Ministero dell’Istruzione». Carlo Rai si è rivolto a un avvocato: «Affronterò l’argomento in uno dei prossimi incontri di formazione. Oltre ai vaccini, parleremo di vigilanza». Nell’Omnicomprensivo si va avanti come sempre: «L’uscita autonoma non è consentita alle primarie, mentre alle scuole medie molti alunni tornano a casa da soli, a piedi o sui mezzi pubblici. Teniamo presente che sulla montagna c’è molto pendolarismo, tra i vari paesi e tra i paesi e Pistoia per gli studenti delle superiori».
Non hanno letto la sentenza Patrizia Belliti, dirigente del Liceo classico – pedagogico Forteguerri, né Elisabetta Pastacaldi, dirigente del Liceo artistico Petrocchi e del Comprensivo Marconi – Frosini: «È una follia – commenta quest’ultima - Ma ci aumenteranno anche gli stipendi? Non esiste che si debbano accompagnare “per mano” i ragazzi alla fermata. Alle primarie ho proibito alle maestre di far uscire i bambini da soli, mentre alle medie solo su richiesta dei genitori aspettiamo che vengano a riprenderli loro o qualcuno da loro delegato. Credo che questa sentenza non vada interpretata alla lettera, ma ne sapremo di più nei prossimi giorni».
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«O consideriamo i nostri ragazzi degli handicappati incapaci ai assumersi delle responsabilità – afferma Angela Desideri, dirigente del Comprensivo Sestini di Agliana e del Comprensivo Caponnetto di Monsummano – oppure riflettiamo, serenamente, sul fatto che non sia possibile pretendere che fino ai 18 anni debbano essere riportati a casa dai genitori. La sentenza della Cassazione è legata a un contesto ascrivibile a quello specifico istituto frequentato dall’undicenne morto. Il regolamento interno chiedeva la vigilanza sino al bus. Ma non è genericamente estendibile a tutte le scuole. Per adesso – spiega – continuo a muovermi come sempre. Non ho modificato il regolamento: la nostra tutela finisce al cancello. Alle scuole primarie consegnamo il bimbo alle famiglie. Salvo situazioni specifiche e richieste dei familiari, alle medie gli alunni sono liberi di andare a casa a piedi o coi mezzi pubblici». L’urgenza del momento, per Desideri, è «placare l’ansia degli insegnanti». «Ho saputo che a un incontro con una classe una docente ha spiegato la situazione, paventando possibili cambiamenti. Gli insegnanti per primi si sentono carichi di responsabilità vivono giorni di apprensione».
E la sua profezia («il Ministero dovrebbe darci 10 bidelli in più, ma i genitori per primi non sarebbero favorevoli») sembra trovare conferma nelle parole di una mamma, Carlotta Bartolini, rappresentante alle Frank-Carradori: «Vogliamo che i ragazzi siano autonomi. Ci prendiamo le nostre responsabilità. Speriamo di non essere obbligati ad andare a riprenderli. Alle elementari è un conto, ma quando sono più grandi... Saremmo pronti alla rivolta».
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