Gioco
Si diffonde la paura tra i piccoli vivaisti L’allarme della Cia
di Valentina Vettori
Futuro cupo dopo il no del Tribunale alle istanze di fallimento Orlandini: un altro duro colpo. Il 17 assemblea con i creditori
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PISTOIA. «Siamo molto amareggiati dalla notizia del respingimento dell'istanza di fallimento della Vivai Sandro Bruschi. A distanza di un anno, nessun passo in avanti è stato fatto, e questo è un altro duro colpo alle decine di aziende creditrici rimaste coinvolte nella vicenda».
A commentare così la decisione del Tribunale di Pistoia è Sandro Orlandini, presidente di Cia (Confederazione italiana agricoltori) Pistoia che offre un quadro a tinte fosche dell'attuale situazione delle piccole attività pistoiesi travolte dalla crisi del vivaio Bruschi di Bottegone, scoppiata nell'ottobre del 2016.
Allora Orlandini parlò di “rischio sistemico” per l’intero settore se la vicenda non fosse andata a buon fine. Un anno dopo, la situazione è peggiorata. Ammonta a due milioni totali il credito accumulato da Bruschi nei confronti di un centinaio di attività pistoiesi, e non solo, di cui 35 affiliate proprio a Cia.
«In larga parte piccole aziende fornitrici – commenta Orlandini – che nel corso di questo anno sono state costrette a ridimensionamenti, licenziamenti di personale o addirittura alla chiusura. E la notizia del respingimento dell'istanza di fallimento è un ulteriore colpo per l'intero settore, perché, parlando con i creditori, la paura è che questo caso possa creare un precedente e che situazioni come queste possano ripresentarsi, lasciando senza tutela le attività creditrici».
La paura e l'incertezza per il futuro, dunque, fanno da padroni nel clima che si respira fra i vivaisti ancora in attesa di riscuotere i loro soldi da Sandro Bruschi. Un gruppo ben nutrito che, all'indomani della notizia della cessione del ramo d'azienda di Bruschi alla Giorgio Tesi Group (procedura che permise di salvare una quarantina di posti di lavoro, lasciando però all'asciutto i fornitori), si riunirono in un Comitato per affrontare uniti la battaglia per il recupero dei crediti. Una battaglia che, a oggi, non ha avuto esito positivo. Il tribunale civile di Pistoia, infatti, ha rigettato l'istanza di fallimento presentata da una decina di creditori di Bruschi, riaffermando la prevalenza dell'attività agricola del vivaista di Bottegone rispetto a quella commerciale (inferiore, secondo i rilievi dell'Agenzia delle Entrate, al 25% del totale). Ragion per cui, l'azienda Bruschi, a prevalenza agricola – come previsto per tutte le attività di quella natura - non è soggetta a fallimento.
«Ora – prosegue Orlandini – l'unica strada che resta da percorre è quella della composizione della crisi da sovraindebitamento». Ovvero la procedura che evitando il fallimento, permetterebbe, in caso di accordo trovato a maggioranza tra i creditori, di ridurre i tempi di attesa e massimizzare la percentuale dei soldi recuperati. In alcuni casi, poche migliaia di euro, in altri addirittura fino a 800.000 euro.
«In questo ultimo anno – conclude il presidente di Cia Pistoia – questa vicenda ha indebolito il settore vivaistico, già vittima della crisi, e in special modo le aziende più piccole. Lo sgomento e l'incertezza hanno immobilizzato l'intero settore, impedendo, di fatto, investimenti e ottimismo per il futuro».
Per il prossimo 17 ottobre è già stato fissato un incontro con i vivaisti interessati, promosso proprio da Cia, in cui – alla presenza del Comitato creditori - sarà affrontato anche il caso Bruschi, per capire quali potrebbero essere le strade da percorrere nella speranza di poter recuperare almeno una parte dei crediti maturati.
A commentare così la decisione del Tribunale di Pistoia è Sandro Orlandini, presidente di Cia (Confederazione italiana agricoltori) Pistoia che offre un quadro a tinte fosche dell'attuale situazione delle piccole attività pistoiesi travolte dalla crisi del vivaio Bruschi di Bottegone, scoppiata nell'ottobre del 2016.
Allora Orlandini parlò di “rischio sistemico” per l’intero settore se la vicenda non fosse andata a buon fine. Un anno dopo, la situazione è peggiorata. Ammonta a due milioni totali il credito accumulato da Bruschi nei confronti di un centinaio di attività pistoiesi, e non solo, di cui 35 affiliate proprio a Cia.
«In larga parte piccole aziende fornitrici – commenta Orlandini – che nel corso di questo anno sono state costrette a ridimensionamenti, licenziamenti di personale o addirittura alla chiusura. E la notizia del respingimento dell'istanza di fallimento è un ulteriore colpo per l'intero settore, perché, parlando con i creditori, la paura è che questo caso possa creare un precedente e che situazioni come queste possano ripresentarsi, lasciando senza tutela le attività creditrici».
La paura e l'incertezza per il futuro, dunque, fanno da padroni nel clima che si respira fra i vivaisti ancora in attesa di riscuotere i loro soldi da Sandro Bruschi. Un gruppo ben nutrito che, all'indomani della notizia della cessione del ramo d'azienda di Bruschi alla Giorgio Tesi Group (procedura che permise di salvare una quarantina di posti di lavoro, lasciando però all'asciutto i fornitori), si riunirono in un Comitato per affrontare uniti la battaglia per il recupero dei crediti. Una battaglia che, a oggi, non ha avuto esito positivo. Il tribunale civile di Pistoia, infatti, ha rigettato l'istanza di fallimento presentata da una decina di creditori di Bruschi, riaffermando la prevalenza dell'attività agricola del vivaista di Bottegone rispetto a quella commerciale (inferiore, secondo i rilievi dell'Agenzia delle Entrate, al 25% del totale). Ragion per cui, l'azienda Bruschi, a prevalenza agricola – come previsto per tutte le attività di quella natura - non è soggetta a fallimento.
«Ora – prosegue Orlandini – l'unica strada che resta da percorre è quella della composizione della crisi da sovraindebitamento». Ovvero la procedura che evitando il fallimento, permetterebbe, in caso di accordo trovato a maggioranza tra i creditori, di ridurre i tempi di attesa e massimizzare la percentuale dei soldi recuperati. In alcuni casi, poche migliaia di euro, in altri addirittura fino a 800.000 euro.
«In questo ultimo anno – conclude il presidente di Cia Pistoia – questa vicenda ha indebolito il settore vivaistico, già vittima della crisi, e in special modo le aziende più piccole. Lo sgomento e l'incertezza hanno immobilizzato l'intero settore, impedendo, di fatto, investimenti e ottimismo per il futuro».
Per il prossimo 17 ottobre è già stato fissato un incontro con i vivaisti interessati, promosso proprio da Cia, in cui – alla presenza del Comitato creditori - sarà affrontato anche il caso Bruschi, per capire quali potrebbero essere le strade da percorrere nella speranza di poter recuperare almeno una parte dei crediti maturati.
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