Il Tirreno

Pistoia

Di ruolo dopo il ricorso 300 insegnanti a rischio

di Francesca Maltagliati
Di ruolo dopo il ricorso 300 insegnanti a rischio

Anche a Pistoia l’odissea dei docenti che hanno ottenuto la sospirata nomina in ruolo dopo i ricorsi a Tar e giudice del lavoro: la Corte d’appello sta ribaltando le sentenze

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PISTOIA. Una di loro ha 46 anni, e dopo 20 anni di precariato nel mondo della scuola ha finalmente ottenuto il ruolo, il tanto atteso contratto a tempo indeterminato che le consentirà di continuare a fare quello che ha sempre fatto, la maestra, con un po’ più di sicurezza e continuità. Ha però una spada di Damocle che le pende sulla testa. Da un momento all’altro potrebbe vedersi revocare il ruolo e tornare nelle file di coloro che vanno avanti a sostituzioni ed incarichi.

E come lei a a Pistoia ce ne sono a centinaia di insegnanti. Sono tutti coloro che non hanno una laurea specifica per l’insegnamento e che però sono “teoricamente” abilitati per aver ottenuto un diploma alla scuola Magistrale prima del 2002.

«Negli ultimi due anni – spiega Alessandra Biagini della segreteria della Cisl – a Pistoia abbiamo sostenuto i ricorsi al Tar o al giudice del lavoro per circa 300 insegnanti».

La vicenda, così come tutte quelle che tirano in causa enti pubblici, leggi e burocrazia, è complessa e intricata. A Pistoia, così come nel resto d’Italia, coloro che si sono diplomati alla scuola Magistrale entro il 2002, hanno l’abilitazione all’insegnamento. Si tratta però di un’abilitazione “con riserva” perché a quest’ultimi dal Miur è stato precluso l’inserimento all’interno delle graduatorie permanenti, oggi divenute graduatorie ad esaurimento (le cosiddette GaE) che danno diritto al ruolo. In pratica se questi diplomati hanno il diritto di entrare nelle classi dei nostri figli e di insegnar loro, lo possono fare solo da precari.

Per questo molti insegnanti negli anni si sono visti respingere dal Provveditorato la domanda di inserimento nelle graduatorie ad esaurimento restando confinati in quelle di seconda e terza fascia. Nel 2015 una sentenza del Consiglio di Stato ha però accertato senza riserve il diritto dei docenti in possesso di diploma magistrale conseguito entro il 2001/2002 ad essere inseriti nella terza fascia delle Graduatorie a Esaurimento.

In seguito sono partiti una serie di ricorsi contro il Provveditorato sia al Giudice del Lavoro che al Tar, la maggior parte dei quali, almeno a Pistoia, ha dato esito positivo. Fra questi c’è anche il ricorso della 46enne maestra pistoiese che, dopo vent’anni da precaria, grazie a una sentenza del giudice del lavoro di Pistoia, è potuta entrare all’interno delle graduatorie ad esaurimento, ottenendo alla fine il ruolo in una scuola primaria. L’idillio però, se così si può chiamare, è durato poco, perché negli ultimi mesi varie sentenze della Corte di Appello di Firenze stanno ribaltando la situazione. A condannare le persone al precariato non è la crisi, ma la giustizia. E lei quindi è in attesa, e come lei ancora moltissimi altri insegnanti.

«Da più di un anno siamo in attesa di una sentenza plenaria – continua Alessandra Biagini – che deciderà le sorti di coloro che hanno fatto ricorso al Tar. La situazione di questi insegnanti è davvero paradossale. Per anni hanno lavorato all’interno della scuola, in molti anche in situazioni delicate come il sostegno, ma solo da precari. C’è una sentenza della Corte Europea che riconosce il diritto al tempo indeterminato per coloro che hanno tre anni di insegnamento alle spalle e qui ci troviamo di fronte a persone con vent’anni di esperienza all’interno della scuola a cui questo diritto non vuol esser riconosciuto».

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