La manifestazione
L’ex sindaco Berti condannato a risarcire il Comune
La Corte dei conti lo obbliga a restituire quasi 70.000 euro Troppo alto lo stipendio del capo gabinetto-portavoce Fondatori
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PISTOIA. L'ex sindaco Renzo Berti, attualmente dirigente dell’Asl Toscana Centro, è stato condannato dalla Corte dei conti a risarcire il Comune di Pistoia per quasi 70.000 euro. La sua colpa, secondo i giudici contabili, è quella di aver riconosciuto uno stipendio superiore a quello cui avrebbe avuto diritto il suo capo di gabinetto e portavoce dal 2007 al 2012, Fabio Fondatori.
In particolare, la busta paga di Fondatori era di 50.000 euro lordi l'anno, mentre i requisiti di cui disponeva ne avrebbero consentito l'inquadramento corrispondente ad uno stipendio annuo di soli 23.726 euro. Berti è quindi chiamato a colmare di tasca sua la differenza, relativamente al periodo non coperto ormai da prescrizione (2009-2012) e al netto delle ritenute fiscali e previdenziali. Sempre che, ovviamente, in caso di eventuale appello la sentenza non venga modificata. Bocciata, invece, la tesi della procura della Corte secondo la quale la nomina di Fabio Fondatori fosse stata illegittima, essendo quest'ultimo privo di laurea. I giudici contabili hanno ritenuto che il titolo di studio di per sé non fosse un ostacolo all'incarico.
L’esposto che ha dato origine alla vicenda è del 29 marzo 2012, cioè agli sgoccioli del secondo mandato da sindaco di Renzo Berti. Sulla base di quel documento la procura presso la Corte dei conti ha svolto le sue indagini, chiamando inizialmente in causa non solo l’ex sindaco e il suo capo gabinetto-portavoce, ma anche altri dirigenti comunali (il segretario generale Carlo Ferrari e Saverio Fiacconi, direttore dell’area servizi generali) e funzionari (Edo Bertocci e Stefano Tognozzi). Gli ultimi tre sono stati poi riconosciuti privi di responsabilità per la vicenda dalla stessa procura, che ha invece chiesto risarcimenti a Renzo Berti (per 116.046 euro) e a Carlo Ferrari (per 49.734 euro), ritenuti entrambi responsabili - sia pure in misura differente - per una nomina giudicata tout court illegittima, in quanto Fondatori non era laureato e gli sarebbe stato riconosciuto uno stipendio superiore al suo inquadramento contrattuale corretto.
La difesa dell’ex sindaco Renzo Berti ha puntato su diversi argomenti: l.’avvenuta prescrizione della vicenda; la perfetta legittimità di nominare una figura non laureata ad incarichi fiduciari come quello di capo gabinetto e portavoce; la correttezza nel commisurare il trattamento economico non all’inquadramento contrattuale ma alle mansioni effettivamente svolte; il sostanziale assenso dei dirigenti comunali alle scelte su Fondatori: infine il fatto che, potendo fare a meno di due figure distinte, il Comune di Pistoia ha di fatto risparmiato.
Ma di tutte queste considerazioni, come detto, i giudici contabili hanno accolto solo quella sulla legittimità della nomina di un non laureato. Per il resto, anzi, la sentenza contiene dure valutazioni del comportamento dell'ex sindaco, di cui si sottolinea "la estrema trascuratezza e superficialità mostrate nella salvaguardia delle risorse finanziarie del Comune di Pistoia, con il riconoscimento al Fondatori, in violazione dei canoni di ragionevolezza e buon andamento della pubblica amministrazione, di un compenso sganciato da ogni oggettivo parametro di riferimento e ben superiore a quello giustificato dai requisiti culturali e professionali del medesimo”. Nessuna condanna, invece, per Carlo Ferrari, nei confronti del quale non sono emerse prove di coinvolgimento.
Fabio Calamati
In particolare, la busta paga di Fondatori era di 50.000 euro lordi l'anno, mentre i requisiti di cui disponeva ne avrebbero consentito l'inquadramento corrispondente ad uno stipendio annuo di soli 23.726 euro. Berti è quindi chiamato a colmare di tasca sua la differenza, relativamente al periodo non coperto ormai da prescrizione (2009-2012) e al netto delle ritenute fiscali e previdenziali. Sempre che, ovviamente, in caso di eventuale appello la sentenza non venga modificata. Bocciata, invece, la tesi della procura della Corte secondo la quale la nomina di Fabio Fondatori fosse stata illegittima, essendo quest'ultimo privo di laurea. I giudici contabili hanno ritenuto che il titolo di studio di per sé non fosse un ostacolo all'incarico.
L’esposto che ha dato origine alla vicenda è del 29 marzo 2012, cioè agli sgoccioli del secondo mandato da sindaco di Renzo Berti. Sulla base di quel documento la procura presso la Corte dei conti ha svolto le sue indagini, chiamando inizialmente in causa non solo l’ex sindaco e il suo capo gabinetto-portavoce, ma anche altri dirigenti comunali (il segretario generale Carlo Ferrari e Saverio Fiacconi, direttore dell’area servizi generali) e funzionari (Edo Bertocci e Stefano Tognozzi). Gli ultimi tre sono stati poi riconosciuti privi di responsabilità per la vicenda dalla stessa procura, che ha invece chiesto risarcimenti a Renzo Berti (per 116.046 euro) e a Carlo Ferrari (per 49.734 euro), ritenuti entrambi responsabili - sia pure in misura differente - per una nomina giudicata tout court illegittima, in quanto Fondatori non era laureato e gli sarebbe stato riconosciuto uno stipendio superiore al suo inquadramento contrattuale corretto.
La difesa dell’ex sindaco Renzo Berti ha puntato su diversi argomenti: l.’avvenuta prescrizione della vicenda; la perfetta legittimità di nominare una figura non laureata ad incarichi fiduciari come quello di capo gabinetto e portavoce; la correttezza nel commisurare il trattamento economico non all’inquadramento contrattuale ma alle mansioni effettivamente svolte; il sostanziale assenso dei dirigenti comunali alle scelte su Fondatori: infine il fatto che, potendo fare a meno di due figure distinte, il Comune di Pistoia ha di fatto risparmiato.
Ma di tutte queste considerazioni, come detto, i giudici contabili hanno accolto solo quella sulla legittimità della nomina di un non laureato. Per il resto, anzi, la sentenza contiene dure valutazioni del comportamento dell'ex sindaco, di cui si sottolinea "la estrema trascuratezza e superficialità mostrate nella salvaguardia delle risorse finanziarie del Comune di Pistoia, con il riconoscimento al Fondatori, in violazione dei canoni di ragionevolezza e buon andamento della pubblica amministrazione, di un compenso sganciato da ogni oggettivo parametro di riferimento e ben superiore a quello giustificato dai requisiti culturali e professionali del medesimo”. Nessuna condanna, invece, per Carlo Ferrari, nei confronti del quale non sono emerse prove di coinvolgimento.
Fabio Calamati
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