La palestra dell’istituto Pacini fra varianti e tempi biblici
Anche il nuovo anno scolastico è iniziato senza che i lavori per la ristrutturazione siano completati
PISTOIA. Anche l’anno scolastico 2017-18 è iniziato e l’istituto tecnico Pacini non ha a disposizione la sua nuova palestra. Da almeno quattro anni le imprese sono al lavoro in via dell’Anguillara, per ricavare una moderna palestra scolastica (e non solo) dai ruderi della storica ex fonderia Michelucci, quella dove si fece le ossa il grande architetto. Ma si tratta di un cantiere dalla vita incredibilmente tormentata: complicazioni nella definizione del progetto, aggiudicazioni dei lavori fatte e rifatte, emergenze in corso d’opera, ben quattro perizie di variante approvate (l’ultima quest’estate), un costo previsto che ha già superato i 2 milioni di euro (partendo da 1,8): questa, in breve, la tormentatissima storia della palestra di via dell’Anguillara.
L’ultima perizia, come detto, è del giugno 2017 e porta la firma dei progettisti (architetti Marco Meozzi, Massimo Lastrucci e Pietro Conti e ingegner Mario Ciatti, che hanno rinunciato al loro onorario) e del responsabile del procedimento, il tecnico della Provincia Paolo Bellezza. Nell’elenco degli interventi si trovano rifiniture murali, protezioni di tubi ed impianti ed altri lavori di piccola entità. Ma, tanto per fare un esempio, viene previsto di rifinire la facciata di via dell’Anguillara al momento percorsa dai segni di alcune tracce eseguite per l’installazione di vari allacciamenti: una cosa da poco, ma per la quale sarà necessario rimontare il ponteggio già esistente e poi smontato. Tempo e soldi in più, insomma.
D’altra parte la Provincia ha sempre pensato che di quella palestra ci fosse assoluta necessità. Che l’istituto Pacini, la scuola superiore più grande della città, ne sia priva, è un fatto. Che la scelta migliore fosse quella di ricavare un impianto in via dell’Anguillara, in mezzo ad edifici già esistenti, con una miriade di complicazioni tecniche ed edilizie, è cosa su cui molti dubbi c’erano all’inizio della storia ed altri se ne sono venuti accumulandosi in questi anni.
Fatto sta che all’epoca quella era parsa la soluzione migliore. Per questo nel 2005 la Provincia acquistò i ruderi della bottega artigiana per la somma di 345.000 euro. Il progetto fu approvato nel novembre del 2008. La prima e più grande complicazione emerse subito: la nuova costruzione doveva rispettare le altezze degli edifici circostanti e per ottenere un soffitto abbastanza alto per le esigenze di una palestra, sarebbe stato necessario scavare. Il problema è che prima sarebbe stato necessario consolidare gli edifici a fianco. Insomma, un bel rebus.
Nel 2011 la Provincia completò la gara di appalto, ma il primo vincitore, l’associazione temporanea di imprese Diddi-Vespignani-Incos, venne esclusa per problemi di irregolarità contributive. Nell’ottobre 2012 nuova aggiudicazione al secondo classificato, l’Ati tra Sice (Prato), Cima Impianti e Raveggi (Firenze). Poco dopo la partenza dei lavori, emerse un nuovo problema: cemento amianto nel terreno, necessità di bonifiche e di smaltimento.
Quando il cantiere, nel 2016, aveva finalmente fatto passi avanti importanti, è arrivata la terza variante, con nuovi lavori da fare, soprattutto di consolidamento dell’edificio, con alcune modifiche progettuali, nuovi pali, impalcati più rigidi e altre modifiche. A inizio 2017 una delle tre ditte esecutrici si è ritirata, ma le altre due hanno accettato di andare avanti da sole.
E una quarta variante, come detto, è stata varata durante l’estate. Morale, anche quest’anno scolastico è iniziato senza che gli studenti del Pacini possano mettere piede nella loro nuova palestra e chissà quando lo potranno fare.
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