Il Tirreno

Pistoia

regione in aiuto degli apicoltori 

Produzione di miele affossata dal caldo e dagli insetti alieni

SAN MARCELLO. Caldo, varroa, gelate primaverili, vespa vellutina, fioriture anticipate. È stato l’anno horribilis per gli apicoltori pistoiesi. Con produzioni ai minimi storici e conseguenze ancora...

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SAN MARCELLO. Caldo, varroa, gelate primaverili, vespa vellutina, fioriture anticipate. È stato l’anno horribilis per gli apicoltori pistoiesi. Con produzioni ai minimi storici e conseguenze ancora non valutabili fino in fondo, perché tra acari (varroa), insetti alieni (vespa vellutina) e variabilità climatica è emergenza continua per le api, insetto che oltre alla produzione di miele rappresenta uno dei più importanti anelli dell’ecosistema.

«Tutti fenomeni che stanno mettendo a dura prova anche i tanti produttori professionali pistoiesi – spiega Coldiretti Pistoia – che al pari dei colleghi toscani possono avere un aiuto dal bando che eroga contributi a sostegno della transumanza da parte della Regione Toscana».

I contributi regionali finanziano parte del costo per l’acquisto di arnie, macchine, attrezzature e materiali vari specifici per l’esercizio del nomadismo, e pure l’acquisto autocarri per l’esercizio del nomadismo. Il contributo massimo erogabile per beneficiario non può essere superiore a euro 12.000 euro. Non sono ammesse domande per un importo minimo inferiore a 3.000 euro.

Le domande di contributo devono essere presentate dal 15 novembre al 15 dicembre. È utile sin da subito attivarsi, rivolgendosi agli uffici Coldiretti di Pistoia, San Marcello, Quarrata, Monsummano o Pescia, per avere assistenza per l’istruttoria e la presentazione delle domande. Possono usufruire dei contributi di cui sopra gli apicoltori detentori di partita Iva e le forme associate.

Un sollievo parziale per gli apicoltori che, a fronte di buone notizie sul gradimento dei consumatori del miele (più 5% nei consumi domestici), con il drastico calo produttivo assistono all’aumento delle importazioni di miele dall’estero. Secondo le ultime stime infatti le importazioni sono aumentate del 13% nel 2016 (superando la produzione nazionale) con una crescita delle confezioni cinesi, ungheresi e rumene.

«Alcuni tipi di miele sono andati completamente persi come l’acacia, il corbezzolo, il girasole. Un po’ meglio è andata nelle zone di montagna, dove si è prodotto miele di castagno e millefiori» spiega Coldiretti.

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