La manifestazione
Artigiani soffocati da tasse e burocrazia
di Adele Tasselli
I risultati di uno studio di Cna Toscana Centro. I sindaci di Prato e Pistoia: Tari uniforme? Bello, ma (quasi) impossibile
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MONTALE. La semplificazione burocratica per le aziende è ancora una meta lontana. Un piccolo imprenditore italiano, infatti, deve sottrarre al proprio lavoro una media di tre/cinque giorni al mese, per stare dietro a pratiche burocratiche necessarie. Lo sostiene la Cna Toscana Centro, che su questi temi – il peso della burocrazia e della tassazione per le piccole imprese – ha organizzato un convegno a Villa Smilea di Montale.
Burocrazia ma anche tasse, come detto. Quando un'azienda inizia a lavorare per la sua sopravvivenza? A Pistoia e Prato, solo dopo i primi giorni di agosto. Prima, c’è da pagare le tasse. Non a caso, il Total Tax Rate registrato in questi due capoluoghi di provincia, sebbene non sia tra i più pesanti della Toscana (la maglia nera va a Fireze) non è neppure tra i più leggeri. Riescono a fare meglio Arezzo (55,9%) e Massa Carrara (Massa 57, 8% e Carrara 58,1%), dove la pressione fiscale e contributiva – dati simulati dall’Osservatorio fiscale CNA su un'impresa tipo – è inferiore rispetto a quella di Prato (58,9%) e di Pistoia (59,4%).
Insomma, per la ripresa economica, alla luce della situazione attuale, sono necessari interventi precisi, che sono stati richiesti dalla presidente di Cna Toscana Centro, Elena Calabria ai sindaci Alessandro Tomasi (centrodestra, di Pistoia) e Matteo Biffoni (Pd, di Prato), entrambi presenti sul palco del confronto. Con Calabria, a delineare il quadro della situazione, c'erano anche il presidente nazionale Cna Daniele Vaccarino e il presidente regionale Andrea Di Benedetto. E il messaggio “forte e chiaro” è arrivato sicuramente anche agli altri amministratori presenti tra il pubblico, all'assessore Francesca Marini di Quarrata, al sindaco Mauro Lorenzini di Montemurlo e al collega Ferdinando Betti di Montale.
«La burocrazia di oggi è ancora nemica del fare impresa e lontana da quanto stabilito dallo Statuto per le imprese – ha incalzato Calabria – Solo per aprire un'attività, un carrozziere deve far fronte a 76 pratiche in 24 uffici; un’impresa edile a 73 in 18 uffici; un fotografo deve sbrigare 53 pratiche in 18 enti diversi e per aprire un salone di estetica ci sono 55 adempimenti in 22 amministrazioni pubbliche».
E se le aziende hanno un nemico nella burocrazia, nella tassazione ci trovano un vero e proprio “socio occulto”, come la ha definito Calabria per la quale l'Imu sui capannoni è la peggiore - «indigesta, onerosa e perversa»- perché sui capannoni alla fine si paga tre volte.
«Pagare le tasse si deve, lo abbiamo sempre sostenuto. Ma a fronte di quanto si versa, e non poco, devono corrispondere servizi efficienti e funzionanti – ha continuato la presidente ricordando come i capannoni siano “gravati dall'Irpef per quella parte di reddito di impresa che contribuisce a generare, poi c'è l'Imu che è deducibile dal reddito di impresa solo per il 20% mentre sul restate 80% agisce di nuovo l'Iperf. L'Imu sugli immobili strumentali – e qui sta la richiesta – deve essere completamente deducibile dal reddito di impresa».
Che cosa dire poi della Tari? Anche questa è un'altra tassa pagata più volte: «per i rifiuti urbani e ai gestori privati per smaltire i rifiuti speciali. Senza dimenticare che spesso le aziende devono stoccare i rifiuti nei propri magazzini, in attesa del ritiro» continua Calabria che mette in risalto una totale mancanza di uniformità tra i Comuni: «non è accettabile non poter contare su regolamenti uniformi, validi e omogenei per tutta la Toscana centrale, e per le relative amministrazioni«”. Soprattutto ora, con Alia come un gestore unico.
Ma la tanto sospirata uniformità non pare essere dietro l'angolo. Perché un tributo come la Tari è dato dalla somma di più fattori. Così, in sintesi, da una parte Biffoni ha ricordato che a Prato “c'è il porta a porta spinto nel centro storico” e che “l'esigenze delle industrie tessili si fanno prioritarie”.
Dall'altra Tomasi ha bocciato il porta a porta spinto per il centro storico di Pistoia perché “oltre ad essere più costoso in quanto richiede un maggiore impiego di personale (gli operatori si devono muovere via per via), è anche poco decoroso e poco igienico”. Per questi motivi, Tomasi predilige per il centro un sistema di raccolta differenziata con cassonetti a scomparsa.
Sul tema agevolazioni o sgravi Tari, il Primo Cittadino di Pistoia ha indicato come prioritari il centro storico e le attività collinari e montane, quest'ultime definite come “presidi vitali per quelle zone”.
Burocrazia ma anche tasse, come detto. Quando un'azienda inizia a lavorare per la sua sopravvivenza? A Pistoia e Prato, solo dopo i primi giorni di agosto. Prima, c’è da pagare le tasse. Non a caso, il Total Tax Rate registrato in questi due capoluoghi di provincia, sebbene non sia tra i più pesanti della Toscana (la maglia nera va a Fireze) non è neppure tra i più leggeri. Riescono a fare meglio Arezzo (55,9%) e Massa Carrara (Massa 57, 8% e Carrara 58,1%), dove la pressione fiscale e contributiva – dati simulati dall’Osservatorio fiscale CNA su un'impresa tipo – è inferiore rispetto a quella di Prato (58,9%) e di Pistoia (59,4%).
Insomma, per la ripresa economica, alla luce della situazione attuale, sono necessari interventi precisi, che sono stati richiesti dalla presidente di Cna Toscana Centro, Elena Calabria ai sindaci Alessandro Tomasi (centrodestra, di Pistoia) e Matteo Biffoni (Pd, di Prato), entrambi presenti sul palco del confronto. Con Calabria, a delineare il quadro della situazione, c'erano anche il presidente nazionale Cna Daniele Vaccarino e il presidente regionale Andrea Di Benedetto. E il messaggio “forte e chiaro” è arrivato sicuramente anche agli altri amministratori presenti tra il pubblico, all'assessore Francesca Marini di Quarrata, al sindaco Mauro Lorenzini di Montemurlo e al collega Ferdinando Betti di Montale.
«La burocrazia di oggi è ancora nemica del fare impresa e lontana da quanto stabilito dallo Statuto per le imprese – ha incalzato Calabria – Solo per aprire un'attività, un carrozziere deve far fronte a 76 pratiche in 24 uffici; un’impresa edile a 73 in 18 uffici; un fotografo deve sbrigare 53 pratiche in 18 enti diversi e per aprire un salone di estetica ci sono 55 adempimenti in 22 amministrazioni pubbliche».
E se le aziende hanno un nemico nella burocrazia, nella tassazione ci trovano un vero e proprio “socio occulto”, come la ha definito Calabria per la quale l'Imu sui capannoni è la peggiore - «indigesta, onerosa e perversa»- perché sui capannoni alla fine si paga tre volte.
«Pagare le tasse si deve, lo abbiamo sempre sostenuto. Ma a fronte di quanto si versa, e non poco, devono corrispondere servizi efficienti e funzionanti – ha continuato la presidente ricordando come i capannoni siano “gravati dall'Irpef per quella parte di reddito di impresa che contribuisce a generare, poi c'è l'Imu che è deducibile dal reddito di impresa solo per il 20% mentre sul restate 80% agisce di nuovo l'Iperf. L'Imu sugli immobili strumentali – e qui sta la richiesta – deve essere completamente deducibile dal reddito di impresa».
Che cosa dire poi della Tari? Anche questa è un'altra tassa pagata più volte: «per i rifiuti urbani e ai gestori privati per smaltire i rifiuti speciali. Senza dimenticare che spesso le aziende devono stoccare i rifiuti nei propri magazzini, in attesa del ritiro» continua Calabria che mette in risalto una totale mancanza di uniformità tra i Comuni: «non è accettabile non poter contare su regolamenti uniformi, validi e omogenei per tutta la Toscana centrale, e per le relative amministrazioni«”. Soprattutto ora, con Alia come un gestore unico.
Ma la tanto sospirata uniformità non pare essere dietro l'angolo. Perché un tributo come la Tari è dato dalla somma di più fattori. Così, in sintesi, da una parte Biffoni ha ricordato che a Prato “c'è il porta a porta spinto nel centro storico” e che “l'esigenze delle industrie tessili si fanno prioritarie”.
Dall'altra Tomasi ha bocciato il porta a porta spinto per il centro storico di Pistoia perché “oltre ad essere più costoso in quanto richiede un maggiore impiego di personale (gli operatori si devono muovere via per via), è anche poco decoroso e poco igienico”. Per questi motivi, Tomasi predilige per il centro un sistema di raccolta differenziata con cassonetti a scomparsa.
Sul tema agevolazioni o sgravi Tari, il Primo Cittadino di Pistoia ha indicato come prioritari il centro storico e le attività collinari e montane, quest'ultime definite come “presidi vitali per quelle zone”.
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