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Pistoia

Rubava le marche da bollo in procura

Il palazzo di giustizia di Pistoia
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Il palazzo di giustizia di Pistoia

Pistoia, ex cancelliera condannata dalla Corte dei conti a risarcire 5.461 euro allo Stato

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PISTOIA. La condanna da parte della giustizia penale era arrivata il 22 febbraio 2016: 5 anni di reclusione, una pena durissima, anche se solo in primo grado. Adesso è arrivata anche quella da parte della Corte dei Conti: dovrà risarcire allo Stato 5.461,46 euro una ex cancelliera della procura della Repubblica di Pistoia che, nel 2011, venne arrestata con l’accusa di aver rubato centinaia di marche da bollo quando era addetta all’ufficio del casellario giudiziario.

I giudici contabili della Toscana hanno infatti ritenuto che le prove che hanno portato alla sentenza del tribunale penale di Pistoia siano acquisibili come tal anche nel processo di responsabilità amministrativa. Per cui, anche secondo loro, non ci sono dubbi che l’ex cancelliera, Elena Gaggini, si sia appropriata di quelle marche da bollo. Addetta all’ufficio del casellario, al piano terra del palazzo di giustizia di piazza del Duomo, fra i suoi compiti c’era anche quello di rilasciare i certificati a chi li richiedeva. Certificati sulle cui pagine dovevano essere apposte due marche da bollo, una da 3,54 euro e una da 14,62. Secondo le accuse però, una volta ricevute le marche dall’utente di turno, incollava sul certificato solo quella da 3,54 e, al posto di quella di maggior valore, che nascondeva, ne apponeva una sempre da 3,54 euro o, in alcuni casi, anche di importo inferiore.

Una condotta reiterata per decine di volte – spiega la Corte dei Conti – che aveva portato alla somma complessiva di 5.461 euro (in base ai riscontri poi effettuati materialmente sui certificati penali da lei rilasciati).

Una cifra che secondo i giudici contabili equivale al danno patrimoniale diretto arrecato all’Agenzia delle entrate, in termini di mancate entrate: secondo le accuse, l’ex cancelliera, le marche trafugate, infatti le rivendeva a chi si presentava nel suo ufficio sprovvisto oppure anche al di fuori del palazzo di giustizia; in ogni caso, chi le acquistava da lei non aveva bisogno di acquistarle in tabaccheria, causando quindi un mancato incasso allo Stato.

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