Il Tirreno

Pistoia

Due nuove casse di espansione sulla Brana

Sacchi agli ingressi delle case a Badia a Pacciana (foto d'archivio)
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Sacchi agli ingressi delle case a Badia a Pacciana (foto d'archivio)

Pistoia, l’idea del Comune contro gli allagamenti nella zona dei cimiteri e Sant'Agostino. Biagini: "Per tutta l'estate abbiamo lavorato in modo certosino su fossi e caditoie"

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PISTOIA. Due nuove casse d’espansione, una a monte e l’altra a valle dalla Brana, per contenere gli allagamenti nella zona dei cimiteri e della parte bassa di Sant’Agostino. Questo il piano che ha in mente la giunta Tomasi sul fronte del rischio idraulico, in un periodo già autunnale in modo tristemente conclamato, segnato in questi giorni dalla tragedia di Livorno.

Pistoia e la piana sono state al momento risparmiate, almeno come fenomeni importanti, grazie al fatto che le precipitazioni non sono ancora state molto abbondanti, ma anche all’opera incessante di prevenzione che, a detta della protezione civile del Comune, è stata portata avanti nel corso di tutta l’estate, con uno straordinario di piccoli interventi di pulizia proprio nei giorni precedenti la perturbazione che ha provocato il nubifragio di domenica scorsa, quando ancora il Centro funzionale della Regione aveva emesso un livello di attenzione “giallo” che non si era trasformato nel più severo color “arancio”.

«È stata un’estate di lavoro intenso di manutenzione sul territorio per i cantieri comunali - dice Angelo Biagini, responsabile della protezione civile del Comune di Pistoia. Abbiamo lavorato sia sulla pulizia dei fossi che sul rifacimento delle tubazioni e caditoie su strada, insieme a Publiacqua. Quattro giorni prima del forte maltempo abbiamo ripulito la cassa d’espansione del Chiodo invasa dalle erbacce e controllato le paratoie, intervenendo in tutte le zone critiche. Altra operazione sui sottopassi: non appena scatta la vigilanza meteo li controlliamo tutti e ripuliamo i fossetti. Sono operazioni che vanno fatte il giorno, massimo due giorni prima, altrimenti è probabile che si intasino di nuovo. Infatti nei giorni scorsi non si sono verificati i priblemi di altre occasioni».

«Certo - ammette Biagini - questa opera di manutenzione è molto utili per le piogge abbondanti, ma che rientrano in una normale ricorrenza. Con i 250 millimetri caduti in tre ore nel Livornese sarebbero serviti a poco. Per quello occorrono opere di prevenzione più importanti». Biagini spiega che uno dei problemi storici, a Pistoia come in gran parte d’Italia, è che gli schemi idraulici dei canali di deflusso sono sotto dimensionati.

«Le sezioni dei tubi sono calcolati per portate più limitate di quelle che si verificano con i nubifragi degli ultimi anni. Dobbiamo riadattarci ai cambiamenti climatici e, infatti, già da qualche anno le vecchie tubazioni vengono sostituite con nuovi tubi dalla sezione più larga, che consente di contenere una maggiore portata». Uno dei tormentoni di questi giorni è quello dei “fiumi tombati”, ovvero coperti per realizzarci sopra strade o addirittura case.

«Per fortuna a Pistoia in passato non abbiamo avuto tombature importanti di corsi d’acqua, come è avvenuto a Livorno, ma ancora di più a Genova». Quando ai sistemi di allerta, quello attuale basato su un’ampia diffusione tramite internet, l’informazione ordinaria, app sul cellulare o telefonate ai cittadini, come avviene a Montecatini, secondo Biagini sono normalmente sufficienti. «A Pistoia vengono mandati nelle zone più a rischio, come Chiazzano o Badia a Pacciana, squadre di operai dei cantieri per compere verifiche. Ma in qualche caso per raggiungere tutta la popolazione il sistema migliore sarebbe quello del megafono strada per strada, una decisione che spetta al sindaco».

Francesco Albonetti

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