Il Tirreno

Pistoia

la votazione rinviata 

«Ius soli, il Pd deve andare avanti»

«Ius soli, il Pd deve andare avanti»

L’appello di Bernard Dika, membro pistoiese della direzione nazionale

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PISTOIA. «Non mi sento tradito, ma credo che, sullo “ius soli”, il Partito democratico debba andare fino in fondo. Si vada in aula e si scoprano le carte; ci si provi con ogni mezzo, fino alla fine. E se qualcuno affosserà questa legge, che si metta nero su bianco di chi sono le responsabilità. Dopo sarà la storia a giudicare».

Il momento per spingere sullo ius soli è questo. Non ha dubbi, Bernard Dika, 19enne pistoiese, membro della direzione nazionale Pd e presidente del Parlamento degli studenti della Toscana. Nato in Albania nel 1998 e giunto in Italia con la famiglia quando aveva pochi mesi, Bernard è cittadino italiano da anni. È uno dei “millennials” scelti direttamente da Matteo Renzi per la direzione nazionale del partito. Nonostante la legge sullo ius soli sia stata tolta dal calendario di settembre dei lavori del Senato (dopo essere passata alla Camera), perché, come ha spiegato il capogruppo dei senatori Pd Luigi Zanda, per il momento a Palazzo Madama non c’è una maggioranza pronta a votare il provvedimento, per Dika il Partito democratico non deve arretrare di un passo.

«Tenendo conto che andremo ad elezioni con il sistema proporzionale e considerando i sondaggi – osserva – non sembra prospettarsi la possibilità di un governo di centrosinistra dopo le politiche del 2018. Per questo dico al mio partito: se non facciamo lo ius soli ora, quando lo faremo? So che la situazione non è semplice perché ci sono partiti e movimenti che per qualche punto percentuale in più hanno alimentato un clima difficile intorno al tema. Ma proprio per questo è adesso che come centrosinistra dobbiamo scendere in campo. Non mi sento tradito dal Pd perché è l’unico grande partito che ha portato avanti la causa fino ad oggi. Vedo però un Pd arreso a cui chiedo di non demordere proprio ora».

Non solamente un provvedimento irrimandabile per Dika, ma una legge che, una volta approvata, contribuirebbe alla crescita del Paese. «È una battaglia necessaria e di civiltà – sottolinea – una battaglia giusta. Per questo non deve essere fatto un solo passo indietro. Con lo ius soli si prevedono diritti ma anche doveri: serviranno per riconoscere una parte della società che contribuirà al progresso dell’intera società italiana. Ius soli significa maggiore sicurezza e maggiore integrazione».

Bernard Dika è pronto a ribadire questa posizione all’interno del Partito democratico.

«Ne ho già parlato con alcuni parlamentari – ricorda – Del resto sono nella direzione nazionale del Pd per portare la voce della mia generazione e questo è quello che sentono i miei coetanei».

Nelle scorse ore è stato un altro ventenne pistoiese militante del Partito democratico, Bruno Leka, ad intervenire sullo stallo della legge al Senato in un’intervista rilasciata a Repubblica, sostenendo la necessità di spingere adesso per l’approvazione dello ius soli. Un giovane anch’egli di origini albanesi, arrivato in Italia all’età di tre anni, che vive e studia in un paese che sente suo ma di cui, per il momento, non ha la cittadinanza.

Tommaso Artioli

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