Gioco
Nella villa dei Beretta furono nascoste le opere degli Uffizi
di Tommaso Artioli
Nel libro di Grasso e Cecconi il racconto, sconosciuto ai più fatto dal novantaquattrenne Luigi proprietario della tenuta
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PISTOIA. Un lungo tratto di strada sterrata e sassosa che inizia poco dopo la chiesa di Santomato. Una serie di curve in salita tra oliveti, boscaglia e coloniche che portano alla villa di Pian di Collina in via di Terrarossa. Le stesse curve che nell’estate del 1943 furono percorse dai convogli in arrivo da Firenze e che trasportavano una ventina di pezzi provenienti dagli Uffizi. Capolavori che dall’inizio di luglio del '43 alla fine di gennaio del '44 trovarono rifugio proprio nella villa di proprietà della famiglia Beretta, unico edificio nel territorio provinciale di Pistoia tra quelli allora individuati dalla Soprintendenza per mettere in salvo il patrimonio artistico dai bombardamenti alleati che colpirono i centri storici delle città. La villa - circa 2000 metri quadrati su due piani più la torretta che fu distrutta dalle mine tedesche alla fine dell’estate del ’44 - è inagibile da oltre 70 anni. Intorno si trovano ancora oggi le scuderie, annessi e coloniche che fanno parte della tenuta e che custodiscono il ricordo delle vicende di quei giorni, in cui alcune opere di Filippo Lippi, Rosso Fiorentino, Luca Signorelli, Beato Angelico e Parmigianino furono imballate con cura agli Uffizi, trasportate e nascoste a Santomato insieme ad alcune opere delle chiese e del museo civico di Pistoia. Nella villa di Pian di Collina la famiglia Beretta rimase fino a poco dopo l’8 settembre 1943, quando fu costretta a fuggire per l’arrivo dei tedeschi che presero il controllo della dimora di Santomato. Si tratta di un pezzo di storia del tutto inedito, recentemente portato alla luce grazie al lavoro di due giovani ricercatori, la storica dell'arte Alessia Cecconi, direttrice della Fondazione Cdse (Centro di documentazione storico-etnografica della Val di Bisenzio) e lo storico Matteo Grasso, direttore dell'Istituto Storico della Resistenza di Pistoia. Una vicenda mai conosciuta prima d'ora nemmeno dall’attuale proprietario della villa, Andrea Beretta, nipote di Luigi Beretta, oggi 94enne e testimone dell’arrivo alla villa di Pian di Collina nel luglio del 1943 dei convogli con le opere d’arte. «Non ne ero a conoscenza – spiega Andrea Beretta – Mi fa molto piacere che ci sia interesse intorno a questa storia e che ci siano persone che studiano e ricostruiscono queste vicende. Mi piacerebbe che venissero organizzate delle visite guidate alla villa, che sono pronto a mettere a disposizione». Sono molte le storie che negli anni della Seconda guerra mondiale passano dalla villa di Pian di Collina, come quella dei prigionieri inglesi che qui, nella tenuta Beretta, tra il '42 e il 43' venivano portati ogni giorno a lavorare dalle vicine colline di San Quirico sopra Pontenuovo. Zone ritenute strategiche, da cui si dominano ampie aree della pianura pistoiese come dalla vicina villa di Celle, in cui nell'estate del '44 alloggiò per un periodo Albert Kesselring, comandante delle forze tedesche in Italia. La storia dei capolavori portati a Santomato per essere preservati dai bombardamenti che iniziarono dopo l'estate del '43 è una delle vicende che emergono dalla ricerca condotta da Alessia Cecconi e Matteo Grasso. Un lavoro che ha portato alla realizzazione - nell'ambito delle iniziative legate a Pistoia capitale italiana della cultura 2017 - della mostra fotografica “Tesori in Guerra, l’arte di Pistoia tra salvezza e distruzione” (che rimarrà aperta fino al 20 settembre al chiostro di San Lorenzo di piazza San Lorenzo a Pistoia) e del libro omonimo che sarà presentato il prossimo 3 novembre. Un testo che contiene la preziosa testimonianza orale di Luigi Beretta, figlio di Egidio Beretta, proprietario al tempo dei fatti della villa di Pian di Collina a Santomato.
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