Sicurezza
Nascosero a Santomato tesori degli Uffizi
di Tommaso Artioli
Storie affascinanti e inedite raccontate dalla mostra “Tesori in guerra”, che apre oggi nel chiostro di San Lorenzo
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PISTOIA. Venti capolavori degli Uffizi sono stati nascosti nella villa di Pian di Collina a Santomato nel 1943 per essere preservati dai bombardamenti aerei che colpirono Pistoia, Firenze e Prato. Opere di Filippo Lippi, Rosso Fiorentino, Luca Signorelli, Beato Angelico, Parmigianino, provenienti da Firenze alle quali, durante il viaggio dal capoluogo, il 2 luglio del 1943, se ne aggiunsero altre che da Pistoia erano state precedentemente trasferite nella Villa medicea di Poggio a Caiano. Capolavori che trovarono ricovero nella villa di Santomato, acquistata della famiglia Beretta alla fine degli anni '30, unica nel territorio pistoiese ad ospitare una mole così grande di opere d'arte.
È una storia mai raccontata prima, quella svelata grazie al lavoro di due giovani ricercatori, Alessia Cecconi, direttrice della Fondazione Cdse (Centro di documentazione storico-etnografica della Val di Bisenzio) e Matteo Grasso, direttore dell’Istituto storico della Resistenza di Pistoia. Vicende che rivivono nei 60 scatti della mostra fotografica “Tesori in Guerra, l’arte di Pistoia tra salvezza e distruzione” (che viene inaugurata oggi alle 17,30 e rimane aperta fino al 20 settembre al chiostro di San Lorenzo) e nell’omonimo libro che sarà presentato il prossimo 3 novembre.
Un lavoro che si avvale dell'importante testimonianza orale di Luigi Beretta, oggi 94enne, allora figlio del proprietario della villa di Pian di Collina a Santomato. Con l'inizio dei bombardamenti sui centri storici delle città, la villa di Pian di Collina, inserita nella lista dei siti scelti dalla Soprintendenza tra Firenze e Pistoia, fu utilizzata per mettere in salvo numerose opere. Il piano di destinare la dimora di Santomato a questo scopo fu agevolato anche dal rapporto di amicizia tra la madre di Luigi Beretta e la moglie dell’allora direttore degli Uffizi Filippo Rossi (entrambe di fede ebraica). Così a Santomato trovarono posto una ventina di capolavori degli Uffizi insieme a preziose opere delle chiese e del museo civico di Pistoia.
Il lavoro di Alessia Cecconi e Matteo Grasso ha inoltre permesso di scoprire che nel 1944 Pistoia ha rischiato di perdere per sempre alcune opere-simbolo della città. Capolavori che erano stati trasferiti in Alto Adige e che furono salvati grazie agli uomini della Soprintendenza di Firenze e ai “monuments men” americani. Decisivi per il ritrovamento delle opere furono gli interventi del cardinale Elia Dalla Costa e di monsignor Giovanni Battista Montini, il futuro papa Paolo VI. Tra le opere recuperate c’erano la lunetta del portale maggiore del Duomo di Andrea della Robbia, la lunetta con l’incoronazione della Vergine di Benedetto Buglioni dell’ospedale del Ceppo e lo stemma del Comune della Scuola del Verrocchio. Capolavori che, insieme ad alcune opere di Donatello e Michelangelo del Bargello, erano stati prelevati alla fine dell’agosto del 1944 dalla Villa medicea di Poggio a Caiano dai soldati tedeschi in ritirata col pretesto delle loro messa in sicurezza.
Altro servizio a pagina 21
È una storia mai raccontata prima, quella svelata grazie al lavoro di due giovani ricercatori, Alessia Cecconi, direttrice della Fondazione Cdse (Centro di documentazione storico-etnografica della Val di Bisenzio) e Matteo Grasso, direttore dell’Istituto storico della Resistenza di Pistoia. Vicende che rivivono nei 60 scatti della mostra fotografica “Tesori in Guerra, l’arte di Pistoia tra salvezza e distruzione” (che viene inaugurata oggi alle 17,30 e rimane aperta fino al 20 settembre al chiostro di San Lorenzo) e nell’omonimo libro che sarà presentato il prossimo 3 novembre.
Un lavoro che si avvale dell'importante testimonianza orale di Luigi Beretta, oggi 94enne, allora figlio del proprietario della villa di Pian di Collina a Santomato. Con l'inizio dei bombardamenti sui centri storici delle città, la villa di Pian di Collina, inserita nella lista dei siti scelti dalla Soprintendenza tra Firenze e Pistoia, fu utilizzata per mettere in salvo numerose opere. Il piano di destinare la dimora di Santomato a questo scopo fu agevolato anche dal rapporto di amicizia tra la madre di Luigi Beretta e la moglie dell’allora direttore degli Uffizi Filippo Rossi (entrambe di fede ebraica). Così a Santomato trovarono posto una ventina di capolavori degli Uffizi insieme a preziose opere delle chiese e del museo civico di Pistoia.
Il lavoro di Alessia Cecconi e Matteo Grasso ha inoltre permesso di scoprire che nel 1944 Pistoia ha rischiato di perdere per sempre alcune opere-simbolo della città. Capolavori che erano stati trasferiti in Alto Adige e che furono salvati grazie agli uomini della Soprintendenza di Firenze e ai “monuments men” americani. Decisivi per il ritrovamento delle opere furono gli interventi del cardinale Elia Dalla Costa e di monsignor Giovanni Battista Montini, il futuro papa Paolo VI. Tra le opere recuperate c’erano la lunetta del portale maggiore del Duomo di Andrea della Robbia, la lunetta con l’incoronazione della Vergine di Benedetto Buglioni dell’ospedale del Ceppo e lo stemma del Comune della Scuola del Verrocchio. Capolavori che, insieme ad alcune opere di Donatello e Michelangelo del Bargello, erano stati prelevati alla fine dell’agosto del 1944 dalla Villa medicea di Poggio a Caiano dai soldati tedeschi in ritirata col pretesto delle loro messa in sicurezza.
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