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l’associazione
La Cna: sempre meglio un confronto
«Studi di settore? Abbastanza realistici, ma non tengono conto di tutto»
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PISTOIA. Gli studi di settore sono lo strumento con cui il fisco italiano, attraverso analisi economiche e tecniche statistico-matematiche, rileva parametri fondamentali relativi al reddito e, di conseguenza, al probabile gettito fiscale da versare all’erario da parte di liberi professionisti, lavoratori autonomi e imprese. Lo scopo di queste elaborazioni è far emergere l’evasione fiscale, smascherando tutti coloro che dichiarano redditi che risultano dubbi per il tipo (o la quantità) di attività svolta.
Ma non sempre questi tipi di studi tengono conto di fattori determinanti per piccoli e medi imprenditori e artigiani, come la crisi economica, le malattie o periodi di inattività che spesso possono colpire le persone e le attività. «Sono strumenti di controllo che esistono da diverso tempo, ormai, forse più di 15 anni – spiega Andrea Bargiacchi, Cna Pistoia- l’Agenzia delle entrate attraverso gli studi di settore fa un calcolo tra ore di lavoro, spese, magazzino e altre variabili economiche facendo poi una stima dei ricavi. Se qualcosa non torna viene applicata la sanzione. Ma ogni caso ha una sua specificità, questi studi spesso sono abbastanza realistici, ma spesso non tengono conto di variabili come la crisi. Anni fa, per esempio, il settore tessile è stato duramente colpito da questa tipologia di studi».
«Come associazione di categoria noi cerchiamo un confronto con l’Agenzia delle entrate, quasi sempre a livello nazionale, e lottiamo per un’applicazione equa di una eventuale sanzione. A volte veniamo ascoltati e vengono fatte delle modifiche, altre volte no. Non è semplice accertare la realtà dei fatti e ogni singolo caso è diverso. La dimostrazione diventa a volte difficile, anche se alcuni risultati li abbiamo ottenuti. Ribadisco, come associazione ci battiamo sempre per una applicazione equa della sanzione, se c'è, e per un confronto diretto tra azienda e Agenzia».
Alessandra Tuci
Ma non sempre questi tipi di studi tengono conto di fattori determinanti per piccoli e medi imprenditori e artigiani, come la crisi economica, le malattie o periodi di inattività che spesso possono colpire le persone e le attività. «Sono strumenti di controllo che esistono da diverso tempo, ormai, forse più di 15 anni – spiega Andrea Bargiacchi, Cna Pistoia- l’Agenzia delle entrate attraverso gli studi di settore fa un calcolo tra ore di lavoro, spese, magazzino e altre variabili economiche facendo poi una stima dei ricavi. Se qualcosa non torna viene applicata la sanzione. Ma ogni caso ha una sua specificità, questi studi spesso sono abbastanza realistici, ma spesso non tengono conto di variabili come la crisi. Anni fa, per esempio, il settore tessile è stato duramente colpito da questa tipologia di studi».
«Come associazione di categoria noi cerchiamo un confronto con l’Agenzia delle entrate, quasi sempre a livello nazionale, e lottiamo per un’applicazione equa di una eventuale sanzione. A volte veniamo ascoltati e vengono fatte delle modifiche, altre volte no. Non è semplice accertare la realtà dei fatti e ogni singolo caso è diverso. La dimostrazione diventa a volte difficile, anche se alcuni risultati li abbiamo ottenuti. Ribadisco, come associazione ci battiamo sempre per una applicazione equa della sanzione, se c'è, e per un confronto diretto tra azienda e Agenzia».
Alessandra Tuci
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