Il Tirreno

Pistoia

Cinque scuole in emergenza la Provincia a caccia di soldi

di Fabio Calamati
Cinque scuole in emergenza la Provincia a caccia di soldi

Servono una sede per il liceo artistico e interventi all’Iti-Itg, all’istituto Capitini e ai licei Salutati e Duca d’Aosta. I progetti li pagherà la Fondazione Caripit  

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PISTOIA. Una nuova sede per il liceo artistico Petrocchi e interventi di messa a norma e risanamento all’istituto tecnico Fedi-Fermi e al liceo scientifico Duca d’Aosta, in viale Adua a Pistoia; al liceo Salutati di Montecatini; all’istituto tecnico Capitini di Agliana. Questi gli interventi di cui ci sarebbe urgente bisogno nel settore delle scuole superiori pistoiesi. Lo dice la Provincia, che tra i compiti istituzionali avrebbe proprio quello di curare le sedi di queste scuole. Il condizionale è d’obbligo perché la Provincia di Pistoia, come le consorelle nel resto d’Italia, ha mantenuto importanti compiti amministrativi ma si è vista spogliare di quasi tutte le risorse economiche e di personale.

Succede così che queste scuole siano sostanzialmente abbandonate a sé stesse. Il liceo scientifico di Pistoia e il Salutati di Montecatini avrebbero bisogno di un rifacimento dell’intonaco della facciata, mentre al Capitini ci sarebbe bisogno, oltre che di nuovi intonaci, anche di interventi agli infissi e alle coperture, almeno per quanto riguarda la sede distaccata e la palestra.

Paradossale, infine, la situazione dell’Iti-Itg Fedi-Fermi, dove oltre agli intonaci ci sarebbe bisogno di mettere in sicurezza soffitti di aule e laboratori, di nuove impermeabilizzazioni e di stabilizzazione delle coperture interne antincendio. In questa scuola anche entrare dall’ingresso potrebbe non essere sicuro: lo dissero i vigili del fuoco con un verbale del 3 settembre 2016. La Provincia, all’epoca, fece eseguire da una ditta specializzata, la Vallaj di Ramini, un ponteggio di protezione per mettere in sicurezza l’ingresso, in attesa dei lavori di manutenzione. Quei lavori, però, non sono mai stati eseguiti. E ora che la prima campanella si avvicina, cosa si fa? Visto che il ponteggio è sempre lì, la cosa più semplice è rinnovarne il noleggio fino al luglio 2018: prof, personale scolastico e studenti saranno al sicuro, anche se invece di entrare a scuola avranno la sensazione di metter piede in un cantiere edile.

L’elenco delle esigenze, come detto, è lungo. Ma l’occasione per fare qualcosa c’è: tra poco il governo dovrebbe ripartire le risorse per l’edilizia scolastica relative al triennio 2018/2020 per interventi di nuova costruzione (è il caso del Petrocchi) o di manutenzione straordinaria (le altre sirtuazioni elencate). Per partecipare ci vorrebbero i progetti, ma quelli – ha già fatto sapere - li potrebbe pagare la Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia, donandoli di fatto all’amministrazione provinciale. A quest’ultima rimane un solo compito: buttar giù alla svelta almeno gli studi di fattibilità dei singoli interventi, studi di fattibilità che dovrebbero essere pronti entro il 22 settembre.

Di qui la decisione, contenuta in un atto reso pubblico proprio l’altro ieri, di costituire un’ “Unità di progetto intersettoriale”, in pratica un pool di 9 tecnici più un dirigente, che lavorino per centrare il primo obiettivo, cioé avere gli studi di fattibilità per gli interventi sulle scuole superiori.

Non solo: la Provincia ha anche pensato a un “piano B” se i progetti per il Petrocchi e per le altre scuole superiori non ottenessero i finanziamenti nazionali. La normativa consente di proporre alle ditte che fanno i lavori, a certe condizioni, di essere pagate “in natura”, cioé con la proprietà su beni dell’ente che richiede l’intervento. L’amministrazione di piazza San Leone ha già individuato due immobili che potrebbero entrare in questa operazione: l’edificio detto “Pelagia Romoli” (l’ex Provveditorato, per intendersi) a Pistoia e l’ex caserma dei vigili del fuoco di Montecatini. Proprio per questo il “pool” di tecnici appena creato dalla Provincia ha anche il compito di stilare perizie di stima per entrambi gli edifici, sempre nella speranza di non doverle utilizzare perché sono arrivati gli stanziamenti nazionali per l’edilizia scolastica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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