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Pistoia

Quei capolavori pistoiesi salvati dai bombardamenti

Quei capolavori pistoiesi salvati dai bombardamenti

Nella mostra “Tesori in guerra” la storia fotografica della corsa contro il tempo per evitare la distruzione delle opere d’arte ospitate nelle chiese cittadine

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PISTOIA. «L’8 settembre ’44 è stata per Pistoia una doppia liberazione: quella della città e quella delle suo opere d’arte». Ha esordito così Roberto Barontini, presidente dell’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Pistoia, nel presentare la mostra “Tesori in guerra- L’arte di Pistoia tra salvezza e distruzione” che si terrà dall’8 al 20 settembre nel chiostro di San Lorenzo.

I capolavori d’arte di Pistoia, a partire dall’emozionante Visitazione di Luca della Robbia, furono protagonisti di una vera e propria fuga per la salvezza, intrecciando le loro vicende a quelle dei capolavori degli Uffizi. Il nucleo più significativo delle opere delle chiese e del museo civico fu trasferito almeno tre volte, dalla Villa Medicea di Poggio a Caiano (1940) alla villa di Pian di Collina di Santomato, nel 1943, e poi a Firenze (1944), disseminato tra la Galleria dell’Accademia, Palazzo Pitti e il Museo degli Argenti.

È un racconto intenso e mai narrato, che parla di speranza ma anche di terribili distruzioni, quello che viene restituito dalla mostra fotografica “Tesori in guerra”, in occasione dell’anniversario della Liberazione, dall’Istituto storico della Resistenza di Pistoia, insieme alla Fondazione Cdse (Centro documentazione storico etnografica), con il sostegno della Regione Toscana e della Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia.

L’inaugurazione sarà l’8 settembre alle 17,30.

«Questa ricerca, iniziata nel 2013 e frutto di un lavoro quotidiano con Matteo Grasso, direttore dell’istituto storico, è volta a ricostruire l’impegno dell’intera società civile, e non solo degli alleati, nel recuperare le opere d’arte in Toscana – ha spiegato Alessia Cecconi, direttrice del Cdse e curatrice del progetto regionale Resistere per l’arte – Via via che prendeva campo abbiamo poi deciso di concentrarci su Pistoia. È stata un’esperienza emozionante, soprattutto nel ritrovare le fotografie del trasporto di molte opere d’arte salvate, immagini che hanno fatto da corollario visivo alle ricerche archivistiche».

«Io mi sono concentrato soprattutto sui 5 bombardamenti che avvennero a Pistoia, dai quali si cercò di salvare le opere più importanti – ha spiegato Matteo Grasso – Le lesioni maggiori sotto le bombe avvennero nella chiesa di San Giovanni Battista, nella quale venne giù l’intero soffitto, in quella di San Domenico, colpita da tre bombe, di cui una inesplosa, nella chiesa di San Giovanni Fuorcivitas, dove appunto c’era la Visitazione del Della Robbia, in piazza della Sala e al pozzo del Leoncino, completamente distrutto e poi ristrutturato, nella chiesa di Sant’Andrea, nel Tribunale. Lesioni minori ci furono nel Battistero, in Comune e in un numerose vie della città, per un totale di 12 chiese distrutte, 51 danneggiate gravemente e 63 in modo minore».

Dalla ricerca sulle opere d’arte pistoiesi distrutte è nato anche un libro che verrà presentato il 3 novembre nella Sala Maggiore del palazzo comunale.

Alessandra Tuci

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