Il Tirreno

Pistoia

Al Diversorium 30 caffè solidali la settimana

di Tiziana Gori
Ina Altnoder al banco del Diversorium (foto Gori)
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Ina Altnoder al banco del Diversorium (foto Gori)

Molti clienti lasciano l’espresso pagato, ma è la titolare a distribuire le consumazioni a clochard e anziani in difficoltà

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PISTOIA. ’O café suspiso è un’antica pratica napoletana, nel corso del tempo decaduta e risorta. Studiata e celebrata dai suoi intellettuali. Lo scrittore Riccardo Pazzaglia riteneva fosse nata dalle dispute che sorgevano al momento di pagare il caffè tra gruppi di amici: poteva succedere, allora, che nell’incertezza tra chi aveva consumato e chi riteneva di dover pagare per gli altri, si finisse per pagare un caffè che non era stato consumato. Non si chiedeva indietro il credito, ma si lasciava valida l’offerta a beneficio di uno sconosciuto. Da motivo di scontro a opportunità di solidarietà. Un’idea geniale.

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Alcuni anni fa è nata la Rete del caffé sospeso, di cui fanno parte associazioni culturali che ripropongono questa tradizione a scopo benefico. «No, non faccio parte della Rete». Gli occhi azzurri di Ina Altnoder sorridono. A Pistoia ha aderito alla Rete la libreria “Lo spazio di via dell’Ospizio”. Lei ha la concretezza tipica della gente di Germania, e la voglia di continuare a essere solidale ha fatto i conti con il numero crescente di persone che le chiedevano, ogni giorno, di avere un caffé o una brioche gratis. Ha capito che non poteva permettersi di continuare ad aiutare tutte quelle persone. A novembre, sul retro della cassa ha appeso un foglio: “Vorremmo proporre ai nostri clienti di lasciare “un caffé sospeso”. Per i dettagli chiedere ai baristi, grazie”.  E la clientela ha risposto: «Sono 30-35 i caffé mediamente offerti ogni settimana». La solidarietà non è passata di moda: «Anzi – commenta – credo che preferiscano offrire un caffé o una colazione piuttosto che fare l’elemosina. C’è maggiore fiducia».

Ina lavora al Diversorium Caffé di via Cavour, di cui è titolare il marito Andrea Del Terra, da 14 anni, e sa quali sono le persone che possono aver bisogno del suo aiuto. Porta alla luce una realtà di disagiati in cerca di un attimo di sollievo nella loro giornata che non è fatta solo di barboni, ma anche di pistoiesi. Soprattutto uomini, e anziani.

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«Fino allo scorso anno – racconta – mi capitava di offrire caffé, una bottiglietta d’acqua, o la colazione, ad alcuni clochard e a qualche anziano pistoiese in difficoltà economica. Poi sono aumentati. Crescevano ogni settimana. E ho capito che da sola non avrei potuto farcela. Ho deciso di adattare il caffé sospeso alla mia situazione, di dare una mano a quelle persone di cui conosco l’effettivo bisogno. E devono essere persone educate, che si pongono in una certa maniera. Chiaramente – sottolinea – non si entra qui per bere gratis una birra».  Ai clienti che aderiscono all’iniziativa rilascia lo scontrino, «per far vedere che io su quel caffé ci pago le tasse». Su una lavagnetta riporta il numero di caffé offerti, e via via che vengono consumati, li cancella.

Qualcuno, più generoso, offre anche la colazione. Ina Altnoder va con la mente ad alcune persone che riesce ad aiutare: un anziano del posto, in difficoltà economica. Un cinquantenne senza lavoro: «Lo conosco da 13 anni, col tempo si è reso conto di tanti suoi errori. D’inverno, quando gli riesce, dorme all’Albergo popolare. Altrimenti, su un materasso in un giaciglio di fortuna. È in cerca di un impiego, e di una casa». E ringrazia per il caffé offerto sistemandole al mattino i tavoli all’esterno del locale.


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