Sicurezza
Per il disastro della piscina Fedi, scontro tra Comune e Provincia
Il sindaco di Pistoia al presidente Rinaldo Vanni: l’ente non può sfuggire ai suoi doveri lasciando l’impianto nel degrado e nell’incuria. Presto faccia a faccia tra i due
PISTOIA. «La Provincia non può più sottrarsi ai propri obblighi lasciando la zona della piscina Fedi nel degrado e nell’incuria». Firmato Alessandro Tomasi, sindaco. Particolarmente dura la lettera con cui il primo cittadino di centrodestra è intervenuto venerdì 18 agosto, sulla situazione di abbandono in cui si trova la piscina-palestra di via Panconi. Una missiva con cui Tomasi rompe il bon ton istituzionale con il collega sindaco Pd di Monsummano e presidente della Provincia, bon ton che – almeno pubblicamente – aveva sin qui contraddistinto il dialogo tra Comune e Provincia alla ricerca di una soluzione per la gestione dell’impianto sportivo. Che, lo ricordiamo, è di proprietà della amministrazione provinciale.
Così interviene il sindaco di Pistoia, Alessandro Tomasi, nella lettera inviata al presidente della Provincia Rinaldo Vanni per chiedere un intervento immediato di manutenzione dell’area.
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La lettera è stata inviata a seguito del sopralluogo di giovedì 17 agosto, svolto dai tecnici del Comune nella zona della piscina, con particolare attenzione al parcheggio - di competenza della Provincia - in cui si è consumata la tragedia scoperta la mattina di Ferragosto, quando proprio lì è stato ritrovato il corpo senza vita di un giovane, presumibilmente deceduto per overdose.
Nei commenti del giorno dopo, era largamente presente il collegamento tra lo stato di abbandono dell’impianto e dei suoi dintorni e la loro frequentazione da parte di cerca posti tranquilli per farsi un “buco”.
«Quell’area – scrive ora Tomasi – necessita di un immediato intervento di manutenzione. Ritengo che la Provincia debba, immediatamente, dare disposizioni per la cura e la manutenzione dell’area di sua proprietà. Non saremmo neppure dovuti giungere a questo punto: la piscina Fedi, una volta chiusa, non è stata nemmeno svuotata e l’acqua, lasciata nelle vasche senza la minima manutenzione, è diventata una distesa di alghe».
Ricordiamo che l’ultima chiusura dell’impianto di via Panconi è del settembre 2016, quasi un anno fa: furono i vigili del fuoco a dichiararla “inagibile”. In effetti piscina e palestra hanno un bisogno urgente di grossi interventi edilizi: un valore stimato in 1,3 milioni, che – secondo la Provincia – avrebbero dovuto essere pagati dalla società che si sarebbe presa l’impegno di gestire l’impianto. Ma tra agosto e dicembre 2016 ben due bandi sono andati deserti: il primo metteva all’asta la gestione congiunta della Fedi e di altri due impianti della Provincia, la piscina Marchi e quella delle Ginestre; il secondo aveva separato le tre gestioni, ma non ha avuto miglior fortuna del primo.
Nella lettera inviata alla presidenza della Provincia, il sindaco avanza un sollecito proprio sull’impianto, affinché siano posti in essere tutti gli accorgimenti necessari almeno ad impedire l’ingresso ai soggetti non autorizzati, al fine di garantire l’incolumità pubblica, non solo attraverso la chiusura delle porte principali – come è stato fatto in questi giorni – ma anche mettendo in sicurezza le vetrate ed il tetto dell’edificio, da cui finora sembra abbiano trovato possibilità di accesso alcune persone.
Oltre alla lettera, il sindaco ha inviato una richiesta di incontro urgente al presidente Rinaldo Vanni, a cui prenderà parte anche l’assessore allo sport del Comune, Gabriele Magni.
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