Il Tirreno

Pistoia

Cartiera, la San Felice Spa vuole chiudere entro agosto

di Tiziana Gori
La sede della cartiera, a Piteccio (foto Gori)
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La sede della cartiera, a Piteccio (foto Gori)

Incontro lunedì 28 nella sede di Confindustria Toscana Nord

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PISTOIA. Un incontro che rischia di non essere breve, perché i sindacati un accordo lo vorrebbero, ma quello che l’azienda metterà sul piatto potrebbe non essere ritenuto sufficiente.

Con gli operai nel ruolo di spettatori al buio davanti alla sede di Confindustria Toscana Nord. Facce e storie di 42 persone, in gran parte uomini di età compresa tra i 40 e i 50 anni, in attesa di sapere quale sarà il loro futuro. Quali le speranze di venire riassorbiti, come richiesto, da altre aziende del Gruppo Carrara? Per quanti di loro?

L’epilogo della cartiera San Felice potrebbe tenersi in piazza Garibaldi, in una mattina di fine agosto. Il 28, per la precisione. «La cartiera chiude, ormai è un dato di fatto - commenta Fabio Guerri, sindacalista della Fistel Cisl - ma cercheremo di capire se un accordo è possibile. Non è semplice, ma è necessario».

«Loro vorrebbero cessare definitivamente entro fine agosto, al massimo nei primi giorni di settembre - aggiunge Alberto Morosi, della Uilcom Uil - Da parte nostra, accertato che la cartiera non ha più futuro, c’è disponibilità ad arrivare a un accordo, ma non sarà facile. Temiamo che i lavoratori reimpiegati in altre aziende del gruppo siano una cifra irrisoria». Quattro, cinque? Le speranze sono tenui. La San Felice Spa, presieduta da Alessandro Carrara (e nel cui consiglio di amministrazione sono presenti i cugini Paolo e Maurizio), nel precedente incontro del 4 agosto, ha messo Cgil, Cisl e Uil, davanti a una cruda realtà: l’azienda nata nel 1960 e che per decenni ha fatto la fortuna del paese di Piteccio e di centinaia di famiglie di operai, non ha più una competitività tale da consentirne il proseguimento dell’attività. La crisi va avanti da quasi dieci anni, le commesse per carta e cartone da vassoi e scatole per scarpe non ha lo stesso mercato della carta tissué. Il fatturato segna importanti, e costanti, perdite.

La San Felice Spa ha annunciato a luglio l’intenzione di chiudere e licenziare tutti e 42 i dipendenti. Nell’incontro precedente a quello del 4 agosto i sindacati hanno sollecitato la ricollocazione dei lavoratori in altre aziende del Gruppo Carrara. La proprietà ha risposto auspicando un rapido accordo, «nell’ambito dei primi 45 giorni della procedura». In cambio la San Felice Spa si impegnerebbe a prevedere «un modesto incentivo all’esodo alla firma dei verbali individuali di non opposizione al licenziamento, e la promessa di valutare la possibilità di ricollocare a tempo indeterminato i lavoratori licenziati nell’arco dei prossimi mesi».

Quanti, Carrara lo dirà lunedì 28 nella sede degli Industriali. Il sospetto e che i lavoratori ricollocabili saranno pochissimi. Un numero talmente basso da non consentire l’accordo. «In quel caso non firmeremo - chiosa Morosi - abbiamo altro tempo a disposizione per la trattativa sindacale».

Sarebbe un ostacolo all’intenzione della famiglia Carrara di mettere la parola fine alla storia della cartiera entro settembre. E per i lavoratori che non troveranno posto in nessun’altra delle imprese del Gruppo? «Qualora non ci fosse possibilità in tal senso - è la promessa fatta ai sindacati il 4 agosto - verrebbe erogato un ulteriore incentivo all’esodo».

«La buonuscita dovrebbe chiaramente salire», sostiene Morosi. I dipendenti sono in contratto di solidarietà da diversi mesi. Terminerebbe a ottobre, ma i Carrara hanno deciso di non resistere oltre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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