Finanza
Hitachi, entro marzo posto fisso per 252
di Samuele Bartolini
L’azienda annuncia la stabilizzazione degli interinali a Pistoia, Napoli e Reggio Calabria ma la Fiom chiede più chiarezza
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PISTOIA. È un documento riservato. Hitachi avrebbe preferito non fosse reso pubblico. Ma le slide presentate all’incontro di Roma del 6 luglio scorso per discutere con i sindacati il futuro dell’azienda danno notizie troppo positive per rimanere chiuse in un cassetto. La multinazionale giapponese dei trasporti conferma 252 assunzioni. E fin qui niente di nuovo sotto il sole, se n’era già scritto sul Tirreno. Stavolta quel che salta agli occhi è il breve arco temporale entro il quale Hitachi annuncia la completa stabilizzazione di tutti questi lavoratori. Entro il mese di marzo dell’anno prossimo.
Che nella sostanza equivale a dire: li prendiamo tutti domani mattina. E in termini di assunzioni ricorda molto il paese del bengodi dei tempi pre-crisi: quelli degli anni Novanta e primi anni Duemila. Non solo. Nel documento riservato c’è pure la ripartizione delle assunzioni: da marzo 2017 a marzo 2018 gli operai nei tre stabilimenti di Pistoia, Napoli e Reggio Calabria passeranno da 1.140 a 1.271 unità (+131), gli impiegati saliranno da 765 a 881 (+116) e i dirigenti da 24 a 29 (+5). Con un passaggio complessivo dei dipendenti da 1.929 a 2.181 unità.
Ora le domande nascono spontanee. C’è da crederci? È l’ennesimo documento aziendale tutto rose e fiori che non troverà mai conferma alla prova dei fatti? All’apparenza sembra di no. Nel documento è la stessa Hitachi che mette in fila le tre colonne di crescita occupazionale all’interno di una serie di slide fitte di numeri e previsioni. E paiono lasciare poco spazio alla fantasia. Insomma, il marzo 2018 è una velocizzazione delle stabilizzazioni che pare cosa certa.
Dunque si prepara un futuro positivo per i lavoratori che aspirano al posto fisso nelle fabbriche di Pistoia, Napoli e Reggio Calabria? E per Pistoia stanno per maturare i frutti più belli in termini di stabilizzazione del personale visto che la città ospita lo stabilimento italiano più importante del gruppo? Non è detto. Anzi. Interpellata sull’argomento, la Fiom Cgil vede in questi numeri e in queste date un’incognita tutta da decifrare.
«Se vogliono stabilizzare il personale interno non si capisce perché – dice Mirco Rota, della rappresentanza nazionale Hitachi – l’azienda abbia lanciato le selezioni di altre 100 persone da fuori (campagna lanciata proprio attraverso la rubrica economica “Cercalavoro” di qualche settimana fa, ndr). Che bisogno c’era di cercare altro personale dall’esterno quando ci sono ancora 230 interinali da stabilizzare?».
Ecco perché la Fiom Cgil chiede all’azienda di essere più chiara sulle strategie per il futuro. Perché gli effetti collaterali sembrano saltare già fuori.
«Vedi a Napoli – continua Rota – dove hanno assunto 30 precari, mentre 4 sono rimasti fuori e si sono dovuti incatenare ai cancelli dello stabilimento. Non vorremmo succedesse la stessa cosa a Pistoia».
Eppure da quando ci sono i giapponesi pare viaggiare tutto sul binario giusto all’ex-Ansaldo Breda. Le commesse arrivano: 33 treni regionali veloci da fare per il West of England, 39 convogli Caravaggio per Trenitalia. E ora l’imbeccata Usa per Baltimora. Non solo. È spuntato fuori anche il premio di produttività ai dipendenti per il 77% degli obiettivi raggiunti rispetto ai tempi delle consegne dei treni e risultati economici dell’azienda. Ma c’è qualcosa che non quadra. L’impressione della Fiom Cgil è che l’azienda voglia continuare ad assumere personale facendolo scontare a un altro esercito di precari.
Che nella sostanza equivale a dire: li prendiamo tutti domani mattina. E in termini di assunzioni ricorda molto il paese del bengodi dei tempi pre-crisi: quelli degli anni Novanta e primi anni Duemila. Non solo. Nel documento riservato c’è pure la ripartizione delle assunzioni: da marzo 2017 a marzo 2018 gli operai nei tre stabilimenti di Pistoia, Napoli e Reggio Calabria passeranno da 1.140 a 1.271 unità (+131), gli impiegati saliranno da 765 a 881 (+116) e i dirigenti da 24 a 29 (+5). Con un passaggio complessivo dei dipendenti da 1.929 a 2.181 unità.
Ora le domande nascono spontanee. C’è da crederci? È l’ennesimo documento aziendale tutto rose e fiori che non troverà mai conferma alla prova dei fatti? All’apparenza sembra di no. Nel documento è la stessa Hitachi che mette in fila le tre colonne di crescita occupazionale all’interno di una serie di slide fitte di numeri e previsioni. E paiono lasciare poco spazio alla fantasia. Insomma, il marzo 2018 è una velocizzazione delle stabilizzazioni che pare cosa certa.
Dunque si prepara un futuro positivo per i lavoratori che aspirano al posto fisso nelle fabbriche di Pistoia, Napoli e Reggio Calabria? E per Pistoia stanno per maturare i frutti più belli in termini di stabilizzazione del personale visto che la città ospita lo stabilimento italiano più importante del gruppo? Non è detto. Anzi. Interpellata sull’argomento, la Fiom Cgil vede in questi numeri e in queste date un’incognita tutta da decifrare.
«Se vogliono stabilizzare il personale interno non si capisce perché – dice Mirco Rota, della rappresentanza nazionale Hitachi – l’azienda abbia lanciato le selezioni di altre 100 persone da fuori (campagna lanciata proprio attraverso la rubrica economica “Cercalavoro” di qualche settimana fa, ndr). Che bisogno c’era di cercare altro personale dall’esterno quando ci sono ancora 230 interinali da stabilizzare?».
Ecco perché la Fiom Cgil chiede all’azienda di essere più chiara sulle strategie per il futuro. Perché gli effetti collaterali sembrano saltare già fuori.
«Vedi a Napoli – continua Rota – dove hanno assunto 30 precari, mentre 4 sono rimasti fuori e si sono dovuti incatenare ai cancelli dello stabilimento. Non vorremmo succedesse la stessa cosa a Pistoia».
Eppure da quando ci sono i giapponesi pare viaggiare tutto sul binario giusto all’ex-Ansaldo Breda. Le commesse arrivano: 33 treni regionali veloci da fare per il West of England, 39 convogli Caravaggio per Trenitalia. E ora l’imbeccata Usa per Baltimora. Non solo. È spuntato fuori anche il premio di produttività ai dipendenti per il 77% degli obiettivi raggiunti rispetto ai tempi delle consegne dei treni e risultati economici dell’azienda. Ma c’è qualcosa che non quadra. L’impressione della Fiom Cgil è che l’azienda voglia continuare ad assumere personale facendolo scontare a un altro esercito di precari.
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