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Sos per la vecchia stazione Fap di Pracchia

Sos per la vecchia stazione Fap di Pracchia

PRACCHIA. In occasione della manifestazione “Tutti in carrozza con Naturart”, un viaggio in treno verso Pracchia per percorrere e riscoprire la storia della “Porrettana” – evento organizzato da...

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PRACCHIA. In occasione della manifestazione “Tutti in carrozza con Naturart”, un viaggio in treno verso Pracchia per percorrere e riscoprire la storia della “Porrettana” – evento organizzato da Naturart in collaborazione con l’associazione “Transap” – venerdì scorso a Pracchia è stata anche l’occasione per presentare una mostra fotografica dedicata alla Fap, curata dall’architetto Roberto Prioreschi, e alla transappeninica, con modellini ferroviari a cura del Gruppo Fermodellistico Pistoiese di Piteccio.

Ma l’evento ha visto anche una denuncia esplicita: uno striscione appeso davanti alla vecchia stazione Fap, in evidente stato di degrado, con la la scritta “La Repubblica Italiana tutela i beni storici della Nazione”. Lo striscione, che è un manifesto di denuncia che richiama un articolo della Costituzione non rispettato, è opera dello stesso Prioreschi, che da tempo sostiene la causa del recupero della ex stazione di Pracchia che si presenta in stato di abbandono.

La storia della Fap (Ferrovia Alto Pistoiese) ci ricorda un periodo di promessa di “sviluppo”, mentre la sua cessazione un segno di scarsa lungimiranza della classe dirigente. Il Prioreschi non si è limitato solo alla denuncia, perché ha avanzato proposte concrete per il recupero della stazione. Ha seguito due giovani diplomati geometri per un progetto di recupero; ha raccolto un gran numero di firme a sostegno dell’iniziativa, facendo sì che l’argomento ex stazione Fap sia comparso nella graduatoria del Fai, il Fondo ambiente italiano); ha riportato nel suo libro “La Fap” l’ipotesi di riutilizzo del vecchio tracciato della linea esposta nella tesi del ricercatore Gregorio Grassi, un progetto di recupero come greenway.

«Abbiamo un itinerario Pracchia, Cutigliano ed anche fino ad Abetone, da riscoprire come tracciato da fare a piedi, in bicicletta, a cavallo oppure con un treno da inventare, magari senza binario – spiega Prioreschi – E ci sono progetti dimenticati da rivedere, come quello approvato nel 1988. Perché nessuno interviene?».

Sauro Romagnani



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