Il dolore
«La Chiesa è fatta per accogliere e aiutare»
Don Massimo giustifica la sua scelta e critica la legge sui migranti: è incompleta e quindi ingiusta
PISTOIA. «E’ stata una cosa bella. Al di là dei trecentoventi euro raccolti per la multa, vedere questi ragazzi che si muovono in maniera spontanea su una problematica così impegnativa, è stato davvero bello – a parlare è don Massimo Biancalani, raggiunto nella sua parrocchia di Vicofaro – Quando si parla di migranti di solito, purtroppo, le porte si chiudono e quindi è bello vedere che qualcuno le ha aperte».
Ma come è nata la vicenda?
«Un mio amico mi aveva segnalato questo giovane di 25 anni del Ghana che ormai era fuori dal percorso di assistenza perché non gli sono stati riconosciuti i requisiti per ottenere il permesso di soggiorno – racconta don Biancalani – Solo, senza un tetto e ormai abbandonato a se stesso, ho preso informazioni presso la cooperativa che lo aveva seguito durante la procedura di accoglienza ed ho deciso di ospitarlo in una stanza nella parrocchia, dove ospitiamo anche quelli che ci manda la Prefettura, con l’intenzione di cercare di aiutarlo a trov are una strada, perché se lo meritava».
E poi cosa è successo?
«E’ successo che c’è stato un controllo della questura e i poliziotti hanno accertato che non lo avevo segnalato – dice il parroco – Così lui è dovuto andare via e ora non so dove si trovi, forse a Firenze o forse è andato a Bologna, ed io sono stato convocato in questura dove sono stato interrogato. E questo mi è parso anche un po’ eccessivo visto che sono un parroco e che le chiese sono da sempre dei luoghi di accoglienza. Non accogliamo delinquenti ma solo persone che la società mette ai margini e finisce per annientare».
Che cosa vuole dire?
«Voglio dire che oggi la nostra legge sui migranti è incompleta e per questo ingiusta. Una volta che la pratica viene completata, coloro ai quali non vengono riconosciuti i requisiti per ottenere il permesso di soggiorno, vengono messi fuori dalle cooperative. Si trovano senza alcuna assistenza e vagano sul territorio ai margini della società finché non incappano in un decreto di espulsione. Come possono fare per vivere queste persone?»
Dopo questa esperienza accoglierà ancora dei senza tetto?
«Continuerò a farlo per gli italiani e per gli stranieri – dice don Biancalani – E’ chiaro però che la parrocchia non è un albergo. Per accogliere una persona vogliamo essere certi che si tratti di una persona per bene e non un delinquente. Che colpa hanno questi giovani che per una legge ingiusta ed incompleta si trovano ad essere scaricati dai programmi di assistenza delle cooperative e messi così ai margini della società?».
Ma si preoccuperà di segnalare la loro presenza entro le 48 ore come dice la legge?
«Oggi direi di sì ma è anche vero che ora cominciano a prevalere le politiche delle espulsioni, come sta portando avanti il ministro Minniti, e non so se me la sentirei di consegnare un giovane alla polizia sapendo che subito dopo verrebbe espulso. C’è bisogno di dare una risposta umanitaria al fenomeno e non di forza» conclude don Biancalani.
E’ sempre intenzionato a fare ricorso contro la multa che le è stata sanzionata?
«Sì, abbiamo deciso di fare ricorso e lo faremo. La chiesa deve poter accogliere chi ritiene che abbia bisogno di aiuto e assistenza. Lo ha sempre fatto nei secoli e non si fermerà ora - dice don Biancalani - E ribadisco, lo facciamo con tutti. In questo periodo stiamo ospitando anche un italiano senza fissa dimora che altre strutture sociali rifiutano di aiutare. Cosa dovrei fare, mettere fuori anche lui?»
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