Sicurezza
Galleria al buio e moto troppo veloci: la trappola Porrettana - VIDEO
Dopo l'incidente di domenica (ferito un motociclista), torna alla ribalta la scarsa sicurezza del traforo del Signorino
PISTOIA. «La galleria dovrebbe essere più illuminata, anche nei due imbocchi, ma il problema sulla Porrettana resta quello della velocità». E lo ammette senza incertezze nella voce Patrizio Bonacci, presidente del Motoclub La Fortezza, uno dei più importanti come numero di iscritti a livello provinciale.
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Domenica 9 luglio all’ora di pranzo un grave incidente ha visto protagonista un centauro di 25 anni. Ha fatto tutto da solo, ancora non è chiaro come, ma percorse poche decine di metri dall’ingresso in galleria la moto Triumph è slittata sull’asfalto. Per lui frattura del femore e un’esperienza difficile da dimenticare. Gli incidenti d’estate sulla Statale 64 sono talmente frequenti che la domanda, ogni volta, si ripete: come si può limitarli se, naturalmente, non è possibile azzerarli?
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L’incidente ha posto sotto la luce dei riflettori – è il caso di dirlo – anche lo stato di manutenzione del traforo del Signorino, un dirizzone di un chilometro e 106 metri nel bel mezzo della Porrettana, realizzato oltre mezzo secolo fa. Illuminato ma, secondo molti lettori che commentavano sul Tirreno facebook il sinistro di domenica, non sufficientemente illuminato. Col manto stradale sconnesso. Con due cordoli laterali in cemento, larghi circa mezzo metro, dove sopra sono posizionati i catarifrangenti bianchi e rossi. Anche questi vengono considerati fattori di pericolo. La competenza sul traforo è di Anas. «Poco più di un anno fa – racconta Francesco Pelagalli, neo consigliere comunale e residente in zona – sono state posizionate nuove luci all’entrata, ma sarebbe necessario un sistema d’illuminazione nel complesso più moderno».
«Non è pericolosa solo per i motociclisti – sostiene Stefano Vannucchi, delegato provinciale della Federazione motociclistica italiana – Lo è anche per i ciclisti. Ricordiamo tutti il terribile incidente di tre anni fa, in cui perse la vita un cinquantenne ciclista amatoriale pratese». Nel suo insieme, commentano Pelagalli e Vannucchi, lo stato di manutenzione della strada Bolognese non è pessimo. «Ci sono alcuni guard rail da sistemare e andrebbe potenziata la segnaletica – afferma Pelagalli – È un percorso ideale per i motociclisti, con i suoi dirizzoni e le curve larghe, ma è anche una strada non urbana piena di borghi: da Pian dei Vaioni alla Cugna, fino ad arrivare a Sambuca». Invoglia a dare gas, ma ha una densità abitativa alta. Tre petizioni in dieci anni del Comitato dei residenti sono lì a testimoniare la frizione creatasi nel tempo con i centauri. Lo scorso anno sono stati posizionati due dissuasori di velocità all’altezza di Capostrada e della Cugna. Il progetto dei tutor, di cui hanno discusso cinque anni fa Polizia municipale e Anas, è stato accantonato per gli alti costi. Gli autovelox fissi non vengono ritenuti un deterrente, perché dopo poche decine di metri di velocità controllata la mano tornerebbe a “dare gasse”. Ecco che da un paio d’anni Municipale, polizia e carabinieri hanno quindi intensificato i controlli. «Quello che chiediamo – spiega Paolo Pelagalli, del Comitato dei residenti – sono controlli a sorpresa, e in borghese. Una pattuglia in divisa alla Cugna viene segnalata e dopo 5 minuti tutti i motociclisti sulla Porrettana sanno di dover rallentare nelle vicinanze».
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«Secondo me – gli fa eco Patrizio Bonacci – dobbiamo cercare di sensibilizzare sul modo corretto di andare in moto. Partendo dalle scuole guida. Ci sono mezzi da 200 cavalli di potenza in grado di arrivare a 250 chilometri orari in pochi secondi. Serve consapevolezza che si è su una strada e non su una pista. Nel traforo, per esempio, il limite è di 50. Se tutti lo rispettassero ci sarebbero meno incidenti. Senza contare che passare dalla luce esterna al buio della galleria, con un casco a visiera integrale, può avere un effetto straniante. La prudenza è d’obbligo».
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