La manifestazione
La tormentava da sei anni: in carcere
L’operaio arrestato dalla polizia aveva in casa decine di ritratti della ragazza perseguitata con migliaia di messaggi ed email
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PISTOIA. Non sono state sufficienti le ripetute denunce a fermarlo. Né l’ammonimento del questore, prima, né, poi, la misura cautelare del divieto di avvicinamento e di comunicazione con la sua vittima. Non ha smesso di perseguitarla. Neppure quando il gip ha deciso di metterlo agli arresti domiciliari. Questa volta, per fermarlo il giudice lo ha messo in carcere.
Sono stati i poliziotti della Divisione anticrimine della questura di Pistoia, sabato mattina, a bussare alla porta di casa del 37enne operaio accusato di stalking. Francese di origine e da tempo residente in Valdinievole, gli hanno notificato la misura restrittiva della custodia cautelare in carcere.
Una storia, quella di cui è vittima l’oggi trentenne ragazza pistoiese, che era iniziata sei anni fa, nel 2011. Quando lo stalker (non scriviamo le generalità per non rendere identificabile la vittima delle sue morbose attenzioni) aveva tentato un approccio dopo averla incontrata a una scuola di ballo della Valdinievole. Ma lei, fin da subito, aveva sempre rifiutato ogni attenzione, inutilmente.
Lui si era quindi nel tempo trasformato da corteggiatore incompetente a vero e proprio persecutore, pensando di poter colmare la propria solitudine e isolamento sociale idealizzando una relazione inesistente con quella persona che aveva a malapena conosciuto. Dapprima con messaggi, poi con mail e infine con la creazione di decine di profili fittizi sui social network, ha tempestato, in un crescendo senza soluzione di continuità, la giovane, i suoi familiari, gli amici e i conoscenti: migliaia di messaggi ed immagini nei quali dichiarava il suo amore malato, e il suo desiderio di sposarla preservando per lei la propria verginità.
Un’ossessione manifestata persino pubblicando innumerevoli ritratti della ragazza da lui dipinti, uno dei quali, a grandezza naturale, lo teneva sul comodino, accanto al letto, per baciarlo ogni sera prima di addormentarsi.
Alla fine, la ragazza, che da tempo aveva ormai rinunciato persino a frequentare le vecchie amiche nella certezza di essere seguita dal suo persecutore, aveva chiesto aiuto alla polizia. Fatti i primi accertamenti, l’uomo è stato subito destinatario di un provvedimento di “ammonimento del questore”, che però non è bastato a farlo desistere. A quel punto l’operaio è stato deferito all’autorità giudiziaria, che ha emess in pochissimo tempo un’ordinanza di divieto di avvicinamento, oltre che di comunicazione con qualsiasi mezzo, alla giovane pistoiese e ai luoghi da lei frequentati.
«Tuttavia – spiega la questura di Pistoia – l’incubo per la giovane continuava, in quanto messaggi e minacce continuavano a moltiplicarsi. Finché, in una collaborazione efficace tra tribunale e questura, si è passati a disporre dapprima gli arresti domiciliari e poi, in seguito all’evasione scoperta dagli operatori di polizia che lo tenevano costantemente sotto osservazione e la documentazione delle nuove e ulteriori violazioni al divieto di tentativi di comunicare con la vittima, alla decisione della sua traduzione in carcere, sabato scorso».
Quando i poliziotti dell’Anticrimine sono entrati in casa dell’operaio per eseguire l’ordinanza cautelare, ci hanno trovato ancora numerosi quadri con il ritratto della giovane vittima, oltre a computer e altri strumenti informatici utilizzati per perseguitarla, tutti sequestrati e messi a disposizione dell’autorità giudiziaria.
In tutte queste fasi, spiega la polizia «la vittima è stata costantemente assistita, informata e seguita dal personale della Divisione anticrimine, il cui compito è proprio quello di aiutare le vittime di queste tipologie di reati, fornendo loro i riferimenti anche per un supporto psicologico».
Sono stati i poliziotti della Divisione anticrimine della questura di Pistoia, sabato mattina, a bussare alla porta di casa del 37enne operaio accusato di stalking. Francese di origine e da tempo residente in Valdinievole, gli hanno notificato la misura restrittiva della custodia cautelare in carcere.
Una storia, quella di cui è vittima l’oggi trentenne ragazza pistoiese, che era iniziata sei anni fa, nel 2011. Quando lo stalker (non scriviamo le generalità per non rendere identificabile la vittima delle sue morbose attenzioni) aveva tentato un approccio dopo averla incontrata a una scuola di ballo della Valdinievole. Ma lei, fin da subito, aveva sempre rifiutato ogni attenzione, inutilmente.
Lui si era quindi nel tempo trasformato da corteggiatore incompetente a vero e proprio persecutore, pensando di poter colmare la propria solitudine e isolamento sociale idealizzando una relazione inesistente con quella persona che aveva a malapena conosciuto. Dapprima con messaggi, poi con mail e infine con la creazione di decine di profili fittizi sui social network, ha tempestato, in un crescendo senza soluzione di continuità, la giovane, i suoi familiari, gli amici e i conoscenti: migliaia di messaggi ed immagini nei quali dichiarava il suo amore malato, e il suo desiderio di sposarla preservando per lei la propria verginità.
Un’ossessione manifestata persino pubblicando innumerevoli ritratti della ragazza da lui dipinti, uno dei quali, a grandezza naturale, lo teneva sul comodino, accanto al letto, per baciarlo ogni sera prima di addormentarsi.
Alla fine, la ragazza, che da tempo aveva ormai rinunciato persino a frequentare le vecchie amiche nella certezza di essere seguita dal suo persecutore, aveva chiesto aiuto alla polizia. Fatti i primi accertamenti, l’uomo è stato subito destinatario di un provvedimento di “ammonimento del questore”, che però non è bastato a farlo desistere. A quel punto l’operaio è stato deferito all’autorità giudiziaria, che ha emess in pochissimo tempo un’ordinanza di divieto di avvicinamento, oltre che di comunicazione con qualsiasi mezzo, alla giovane pistoiese e ai luoghi da lei frequentati.
«Tuttavia – spiega la questura di Pistoia – l’incubo per la giovane continuava, in quanto messaggi e minacce continuavano a moltiplicarsi. Finché, in una collaborazione efficace tra tribunale e questura, si è passati a disporre dapprima gli arresti domiciliari e poi, in seguito all’evasione scoperta dagli operatori di polizia che lo tenevano costantemente sotto osservazione e la documentazione delle nuove e ulteriori violazioni al divieto di tentativi di comunicare con la vittima, alla decisione della sua traduzione in carcere, sabato scorso».
Quando i poliziotti dell’Anticrimine sono entrati in casa dell’operaio per eseguire l’ordinanza cautelare, ci hanno trovato ancora numerosi quadri con il ritratto della giovane vittima, oltre a computer e altri strumenti informatici utilizzati per perseguitarla, tutti sequestrati e messi a disposizione dell’autorità giudiziaria.
In tutte queste fasi, spiega la polizia «la vittima è stata costantemente assistita, informata e seguita dal personale della Divisione anticrimine, il cui compito è proprio quello di aiutare le vittime di queste tipologie di reati, fornendo loro i riferimenti anche per un supporto psicologico».
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