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Assenteismo in prefettura: tutti condannati
Pistoia: il giudice dice no alla richiesta di assoluzione per 4 dei 13 imputati. E invia alla procura gli atti della testimonianza in aula dell’ex viceprefetto
PISTOIA. Tutti condannati. Tutti e 13 gli imputati. Anche i quattro per i quali la pubblica accusa aveva chiesto l’assoluzione. E per alcuni a pene più pesanti rispetto a quelle indicate dal pm al termine della sua requistoria. Si è concluso in tribunale il processo di primo grado per la vicenda dell’assenteismo in prefettura. Con un’appendice che annuncia ulteriori sviluppi giudiziari: nel dispositivo della sentenza, il giudice monocratico Roberto Tredici ha disposto la trasmissione alla procura della Repubblica degli atti relativi alla deposizione in aula dell’ex viceprefetto vicario Umberto Russo Krauss; affinché, evidentemente, venga valutato se dalla testimonianza possano emergere ipotesi di reato nei suoi confronti.
Fatto sta che ieri, per l’inchiesta che aveva visto, nella primavera del 2011, l’iscrizione nel registro degli indagati di 49 dipendenti della prefettura, sono arrivate (dopo 4 precedenti patteggiamenti e un rito abbreviato) – 13 condanne. Tutte con il beneficio della sospensione condizionale della pena ma che, nel caso fossero confermate in via definitiva dalla Cassazione, porterebbero come conseguenza il licenziamento in tronco.
Gli imputati infatti erano accusati non solo del reato di truffa aggravata ai danni dello Stato. Il pm Fabio Di Vizio, infatti, nel chiedere le condanne ha contestato loro la violazione dell’articolo 55 quinquies del decreto legislativo 165 del 2001, la cosiddetta “Legge Brunetta”: falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente. Una ipotesi di reato che era presente a suo tempo nell’avviso di conclusione delle indagini ma poi eliminata dal capo d’imputazione al momento dell’udienza preliminare. I 13 imputati erano stati perciò rinviati a giudizio per la sola truffa aggravata. Alla luce dell’andamento del processo e della giurisprudenza nel frattempo sopraggiunta, il pm ha ritenuto che nei fatti descritti nelle imputazioni si ravvisi anche questa qualificazione giuridica. Che, in caso di condanna passata in giudicato, comporta il licenziamento senza preavviso.
E per i due reati in continuazione, ieri il giudice monocratico ha sentenziato 13 condanne: 1 anno e 4 mesi per Maurizio Fusario; 1 anno e 3 mesi per Loredana Iraci; 1 anno e 2 mesi per Elena Battaglini; 1 anno e 8 mesi per Anna Anastasio; 1 anno, 1 mese e 10 giorni per Simonetta Mercadante; 1 anno, 1 mese e 5 giorni per Elio Flosi; 1 anno e 8 mesi per Roberto Andreozzi; 1 anno e 1 mese per Isabella Illari; 1 anno per Antonella Sebastiani; 1 anni, 2 mesi e 15 giorni per Anna Maria Gallo; 1 anno, 2 mesi e 15 giorni per Dennis Cornforth; 1 anno e 2 mesi per Sergio Rivetti; 1 anno e 2 mesi per Maurizio Di Pietro.
Nel dispositivo è stato disposta inoltre la comunicazione della sentenza all’amministrazione di appartenenza degli imputati competente per il procedimento disciplinare, nonché al prefetto e al procuratore regionale della Corte dei conti.
Gli avvocati difensori hanno già annunciato che presenteranno appello non appena avranno preso visione delle motivazioni della sentenza.
Intanto, a breve potrebbe arrivare la richiesta di rinvio a giudizio per altri 25 dipendenti della prefettura, quelli della seconda tranche dell’inchiesta, accusati di essersi assentati dal lavoro ingiustificatamente per un numero di ore relativamente limitato rispetto ai colleghi del processo terminato ieri. Per altri 6 dell’iniziale gruppo di 31, la procura non ha riscontrato alcun tipo reato, a loro invece viene contestato di aver truffato allo Stato delle cifre che vanno da 8,75 euro, per un’ora non lavorata ma ugualmente retribuita, a 87,50 euro, per 10 ore di assenza.
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