Il Tirreno

Pistoia

Ricattati dopo il sesso davanti alla webcam 

di Massimo Donati
Ricattati dopo il sesso davanti alla webcam 

“Sexextortion” a Pistoia, anche un avvocato vittima di una “amica” conosciuta su Facebook. Un centinaio i fascicoli aperti in procura

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PISTOIA. Sono belle, giovani, sexy, provocanti. Pure troppo per non insinuare in chi sta dall’altra parte l’ombra del dubbio. Eppure c’è chi abbocca all’amo. Uomini. Sposati, separati o single, dai trenta ai sessant’anni, indifferentemente stuzzicati da quelle nuove avvenenti amiche incontrate su Facebook si gettano a capofitto nell’insperata avventura. Pronti anche a calarsi letteralmente i pantaloni davanti alla webcam, senza pensarci due volte. Per un gioco erotico in diretta skype che, alla fine, le tasche di quei pantaloni finiti sul pavimento gliele svuota completamente: «O mi paghi o invio a tutti i tuoi amici Fb il video con te che ti masturbi» il tenore della scritta su sfondo nero che all’improvviso appare sullo schermo del computer.

C’è chi terrorizzato dall’eventualità di essere esposto al pubblico ludibrio non esita ad effettuare il bonifico richiesto – quasi sempre attorno al migliaio di euro – chi non cede e fa finta di nulla, e chi denuncia senza timori. Fatto sta che sono un centinaio i fascicoli contro ignoti aperti in procura a Pistoia nell’arco dell’ultimo anno per i ricatti a luci rosse via internet. Tra le vittime delle adescatrici telematiche, anche un avvocato, che, nonostante la minaccia della diffusione del video con lui involontario protagonista della performance erotica, non ha ceduto all’estorsione e si è rivolto alle forze dell’ordine.

Quello della “sexextortion” è un fenomeno in costante aumento, nella nostra provincia così come nel resto del Paese. E che, per come è concepito dagli ideatori – vere e proprie organizzazioni criminali internazionali – dal punto di vista giudiziario si riduce inevitabilmente in un nulla di fatto. Con gli inquirenti che, dopo aver seguito delle tracce che portano quasi sempre in Nigeria o in Costa d’Avorio, si ritrovano nell’impossibilità di dare un nome al responsabile del reato. Per questo i fascicoli che arrivano sui tavoli della procura di piazza del Duomo sono via via destinati all’archiviazione.

Il copione è sempre quello. Tutto ha inizio con un primo contatto su Facebook. Alla voce “richieste d’amicizia” compare all’improvviso quella di una donna, giovane, carina, ammiccante nella foto del profilo, quasi sempre straniera. Insomma, con tutte le carte in regola per attirare nella rete l’uomo che si ritrova dall’altra parte del pc, per fargli accettare la richiesta con sulle labbra un sorrisetto soddisfatto da latin lover. Poi, i primi scambi in chat, sempre più intriganti, e l’invito a “incontrarsi” occhi negli occhi su skype, il vero teatro della “sexextortion”.

È qui infatti che le conversazioni si fanno roventi, e anche le immagini: la ragazza comincia a spogliarsi, facendo finta di eccitarsi, si tocca e invita la sua vittima a fare altrettanto. E quando l’uomo cede, la rete si chiude attorno a lui, inconsapevole di essere registrato mentre si masturba davanti alla webcam. Fino al momento in cui davanti agli occhi gli appare la richiesta di pagamento, corredata dal link che collega al video youtube che sta lì pronto per essere condiviso sulla rete, soprattutto tra tutti i suoi amici facebook .

Il ricatto ha inizio. Tanti, terrorizzati all’idea di ciò che potrebbe succedere, pagano il migliaio di euro richiesto, sperando di poterla chiudere lì. Una speranza vana, perché dopo qualche giorno sopraggiunge sempre un’altra richiesta. Alla fine, anche chi ha ceduto si rende conto che l’unica strada percorribile è quella di rivolgersi alle forze dell’ordine: polizia postale, carabinieri, questura. Che poco possono fare però per risalire agli autori della trappola. I profili Facebook risultano aperti da persone inesistenti, mentre i pagamenti vengono accreditati sempre su banche estere, soprattutto inglesi, da dove il denaro viene girato immediatamente su altri conti, per la maggior parte in Nigeria. Insomma, un incrocio di identità e passaggi di denaro che, complice legislazioni diverse da quella italiana, portano l’indagine ad arenarsi nel nulla. E all’archiviazione del fascicolo.

 

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