Sicurezza
«La resa dei conti, Davide ha battuto Golia»
Pagliai: Pd, classe dirigente mediocre. Tomasi? Votato dai sostenitori di Bartoli, Lombardi e grillini
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PISTOIA. «A forza di tirarla, la corda si rompe». Giampaolo Pagliai non è stupito dal successo del centrodestra. Lui, 75 anni, già vicesindaco, sarà il consigliere più anziano sugli scranni di Palazzo di Giano. Ha sostenuto Tomasi dalla lista di Forza Italia.
Dice, Pagliali, di essere sempre stato convinto di un’affermazione dell’ex consigliere di Pistoia Domani. E, tra l’altro, dopo le dichiarazioni del neo sindaco sulla volontà di puntare sui giovani, come aveva fatto Bertinelli, afferma: «In tutti gli ambiti serve la gavetta. Ovunque. Non si può essere assessore senza mai essere stato consigliere». Chi vuole e deve capire, capisca.
Perché ha vinto la destra? «Quando, su nove candidati a sindaco, quattro sono della sinistra, e la sinistra presenta 14 liste spezzatino, con il sindaco uscente che ha 9 liste a sostegno, vuol dire che siamo alla frutta. Io stimo e voglio bene a Samuele Bertinelli. È una persona onestissima, intelligente, preparata, laboriosa. Però è logorroico e arrogante. E poi – continua Pagliai, che approfitta per togliersi qualche decina di sassolini dalle scarpe – non è vero che viene dal nulla. Negli ultimi 20 anni è stato consigliere comunale, capogruppo del Pd, per 5 anni uno dei massimi dirigenti locali, per 5 anni sindaco. Venti anni di responsabilità politica. Non penali perché quelle sono individuali, ma si dovrà rendere conto alla città del malgoverno: Casa del combattente, amianto, Untouchables, cinesi, farmacia, Comunità montana, cimiteri, Legno rosso... Continuo o mi fermo? »
La reazione popolare non poteva che esserci «anche se David doveva battere Golia. Perché il Pd è il potere politico, ma dentro c’è il potere istituzionale del Partito comunista, il potere bancario ed economico delle Casse di risparmio, delle Banchine, della Camera di commercio, della Fondazione. La Misericordia? La Croce verde? La Croce rossa? Ma lo sapete che sono tutte presidiate da uomini del regime? Tvl, Aias, Maic... I cittadini hanno finalmente capito».
E dietro di voi chi c’è? «Il popolo», risponde a botta sicura Pagliai. Poi aggiunge: «Noi fascisti? Non vi siete accorti che con Tomasi c’erano due liste, una di destra (Fratelli d’Italia) e l’altra di moderati. Ragazzi generosi. Pistoia concreta, detta L’Ape. Sessanta giovani eccellenti ed eccezionali. Il Pd, e tutte le sue liste di supporto, avevano solo figli d’arte. Non poteva che succedere questo».
«Una volta – riflette – il numero uno era un tal Vannino Chiti. E insomma, posso dissentire, ma era un uomo di spessore, membro della direzione nazionale del partito. Oggi abbiamo modesti deputati, Bini e Fanucci, e modesti consiglieri regionali. La pianta del Pd non produce più germogli. Ecco perché me l’aspettavo. Bartoli e Ginevra Lombardi non li ho inventati io. Sono nati dal corpo molle di un connubio innaturale di sinistra, è arrivato a fine corsa».
E dopo i punti di debolezza del Pd, arrivano i punti di forza di Tomasi, sempre secondo Pagliai. Il neo sindaco al ballottaggio ha preso 7mila voti in più rispetto all’11 giugno (Bertinelli un migliaio): «Ho spiegato a tutti tranquillamente il perché. Tomasi aveva preso 10 mila voti. Sommati a Sabella, circa 12mila voti. Rimaneva il resto del mondo: Cioni, Casa Pound, Barontini, poca roba. Ma gli altri erano voti pesanti: 4mila di Bartoli, 4mila dei pentastellati, 2mila della Lombardi. È evidente, i voti di protesta e dissenso dati agli ultimi tre si sono diretti verso Tomasi».
Tiziana Gori
Dice, Pagliali, di essere sempre stato convinto di un’affermazione dell’ex consigliere di Pistoia Domani. E, tra l’altro, dopo le dichiarazioni del neo sindaco sulla volontà di puntare sui giovani, come aveva fatto Bertinelli, afferma: «In tutti gli ambiti serve la gavetta. Ovunque. Non si può essere assessore senza mai essere stato consigliere». Chi vuole e deve capire, capisca.
Perché ha vinto la destra? «Quando, su nove candidati a sindaco, quattro sono della sinistra, e la sinistra presenta 14 liste spezzatino, con il sindaco uscente che ha 9 liste a sostegno, vuol dire che siamo alla frutta. Io stimo e voglio bene a Samuele Bertinelli. È una persona onestissima, intelligente, preparata, laboriosa. Però è logorroico e arrogante. E poi – continua Pagliai, che approfitta per togliersi qualche decina di sassolini dalle scarpe – non è vero che viene dal nulla. Negli ultimi 20 anni è stato consigliere comunale, capogruppo del Pd, per 5 anni uno dei massimi dirigenti locali, per 5 anni sindaco. Venti anni di responsabilità politica. Non penali perché quelle sono individuali, ma si dovrà rendere conto alla città del malgoverno: Casa del combattente, amianto, Untouchables, cinesi, farmacia, Comunità montana, cimiteri, Legno rosso... Continuo o mi fermo? »
La reazione popolare non poteva che esserci «anche se David doveva battere Golia. Perché il Pd è il potere politico, ma dentro c’è il potere istituzionale del Partito comunista, il potere bancario ed economico delle Casse di risparmio, delle Banchine, della Camera di commercio, della Fondazione. La Misericordia? La Croce verde? La Croce rossa? Ma lo sapete che sono tutte presidiate da uomini del regime? Tvl, Aias, Maic... I cittadini hanno finalmente capito».
E dietro di voi chi c’è? «Il popolo», risponde a botta sicura Pagliai. Poi aggiunge: «Noi fascisti? Non vi siete accorti che con Tomasi c’erano due liste, una di destra (Fratelli d’Italia) e l’altra di moderati. Ragazzi generosi. Pistoia concreta, detta L’Ape. Sessanta giovani eccellenti ed eccezionali. Il Pd, e tutte le sue liste di supporto, avevano solo figli d’arte. Non poteva che succedere questo».
«Una volta – riflette – il numero uno era un tal Vannino Chiti. E insomma, posso dissentire, ma era un uomo di spessore, membro della direzione nazionale del partito. Oggi abbiamo modesti deputati, Bini e Fanucci, e modesti consiglieri regionali. La pianta del Pd non produce più germogli. Ecco perché me l’aspettavo. Bartoli e Ginevra Lombardi non li ho inventati io. Sono nati dal corpo molle di un connubio innaturale di sinistra, è arrivato a fine corsa».
E dopo i punti di debolezza del Pd, arrivano i punti di forza di Tomasi, sempre secondo Pagliai. Il neo sindaco al ballottaggio ha preso 7mila voti in più rispetto all’11 giugno (Bertinelli un migliaio): «Ho spiegato a tutti tranquillamente il perché. Tomasi aveva preso 10 mila voti. Sommati a Sabella, circa 12mila voti. Rimaneva il resto del mondo: Cioni, Casa Pound, Barontini, poca roba. Ma gli altri erano voti pesanti: 4mila di Bartoli, 4mila dei pentastellati, 2mila della Lombardi. È evidente, i voti di protesta e dissenso dati agli ultimi tre si sono diretti verso Tomasi».
Tiziana Gori
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