Lutto
Assenteisti in prefettura: se condannati saranno anche licenziati
Nel chiedere le pene per 9 dei 13 dipendenti sotto processo il pm contesta loro la violazione della “Legge Brunetta”
PISTOIA. I fatti contestati restano quelli per i quali si sono ritrovati alla sbarra per truffa aggravata ai danni dello Stato. Ma la contestazione dell’ulteriore reato comporterebbe una differenza sostanziale nel caso di una condanna definitiva: al pronunciamento della Cassazione, per loro, come prevede la cosiddetta “Legge Brunetta” scatterebbe il licenziamento immediato.
Ad oltre un anno dalla prima udienza, ieri è stato il giorno della requisitoria del pubblico ministero per il processo che vede imputati 13 dipendenti della prefettura di Pistoia, accusati di “assenteismo”. Più precisamente, come detto, di truffa aggravata ai danni dello Stato e violazione della legge sul pubblico impiego, perché avrebbero ripetutamente lasciato il posto di lavoro senza timbrare il badge elettronico o lo avrebbero fatto fare ad un collega.
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Il sostituto procuratore Fabio Di Vizio ha chiesto 9 condanne e 4 assoluzioni, ed è stato al momento di quantificare le pene che ha contestato agli imputati anche la violazione dell’articolo 55 quinquies del decreto legislativo 165 del 2001: falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente. Una violazione che era presente a suo tempo nell’avviso di conclusione delle indagini notificata agli indagati ma poi eliminata dal capo d’imputazione al momento dell’udienza preliminare. I 13 imputati erano stati infatti rinviati a giudizio per la sola truffa aggravata. Alla luce dell’andamento del processo e della giurisprudenza nel frattempo sopraggiunta, il pm ha ritenuto che nei fatti descritti nelle imputazioni si ravvisi anche questa qualificazione giuridica. Che, in caso di condanna passata in giudicato, comporta il licenziamento senza preavviso.
Fatto sta che il pm Di Vizio, per i due reati in continuazione, ha chiesto ieri 9 condanne: 1 anno e 4 mesi per Maurizio Fusario; 1 anno e 3 mesi per Loredana Iraci; 1 anno e 2 mesi per Elena Battaglini; 1 anno e 3 mesi per Anna Anastasio; 1 anno, 1 mese e 10 giorni per Simonetta Mercadante; 1 anno, 1 mese e 5 giorni per Elio Flosi; 1 anno e 3 mesi per Roberto Andreozzi; 1 anno e 15 giorni per Isabella Illari; 1 anno per Antonella Sebastiani.
Quattro invece le assoluzioni chieste dalla pubblica accusa perché il fatto non costituisce reato: Anna Maria Gallo, Dennis Cornforth, Sergio Rivetti e Maurizio Di Pietro.
Alla luce dell’ulteriore qualificazione giuridica dei fatti processuali, quasi tutti gli avvocati difensori hanno chiesto ieri mattina il rinvio dell’udienza per “termini a difesa”, ritenendosi in presenza di una contestazione di reato concorrente: il giudice Roberto Tredici ha rigettato la richiesta, proprio perché tale reato fu già contestato nell’avviso di conclusione delle indagini.
Nella sua requisitoria, il pm ha inizialmente ripercorso le fasi dell’inchiesta, che alla fine – grazie anche alle telecamere spia piazzate dai carabinieri ha visto indagati 49 dipendenti della prefettura. Oltre ai 13 sotto processo, per altri 31 (le posizioni di minore gravità) il pm ha da poco chiuso le indagini. Tre posizioni sono state definite invece col patteggiamento della pena e una con il rito abbreviato. I controlli erano andati avanti dal 18 maggio al 31 ottobre del 2011. Ai 18 dipendenti della prima tranche di indagine, la procura aveva attribuito un danno economico allo Stato di 5.328 euro.
Martedì 27 dovrebbe essere il giorno della sentenza.
Massimo Donati
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