Il Tirreno

Pistoia

Pistoia è al bivio: la parola alle urne  

di Fabio Calamati

Il centrosinistra con Samuele Bertinelli contro Alessandro Tomasi (centrodestra): si parte dal 37,5 contro 26,7 del primo turno

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PISTOIA. La macchina elettorale del Comune dovrebbe farcela attorno alla mezzanotte a sfornare il nome del sindaco che governerà Pistoia fino al 2022.

Le urne nei 100 seggi pistoiesi si apriranno alle 7 e chiuderanno alle 23: potrà votare – vale la pena ripeterlo – anche chi al primo turno, l’11 giugno, è rimasto a casa. A disputarsi la vittoria elettorale saranno il sindaco uscente, Samuele Bertinelli, ricandidato alla guida di una coalizione di centrosinistra, e lo sfidante di centrodestra Alessandro Tomasi. I due arrivano al traguardo delle urne stremati entrambi da una campagna elettorale durissima, giocata bussando porta a porta in città e in periferia, ma alimentata soprattutto da violenti scontri sul web, una dimensione che per la prima volta è entrata con tanta forza nella vita politica cittadina.Facebook, soprattutto nelle ultime due settimane, è diventata una corrente continua di battibecchi, insulti, invettive reciproche, fotomontaggi offensivi, notizie più o meno fasulle. E la tensione dalla rete è tracimata anche nella vita reale.

Difficile, d’altra parte, che le cose andassero diversamente. Perché questa volta il responso delle urne potrebbe consegnare la città al centrodestra per la prima volta nella sua storia postbellica, interrompendo una catena di primi cittadini tutti espressione della sinistra: Pci, Pds, Ds, Ulivo, infine Pd. Tomasi (alla guida di una coalizione con dentro anche i moderati di Forza Italia e una lista civica, ma a trazione nettamente Fratelli d’Italia-Lega Nord) non a caso considera questo ballottaggio già un successo, perché ha “sdoganato” politicamente la destra pistoiese. E sul fronte opposto il quasi 11 per cento di vantaggio che l’11 giugno ha separato Samuele Bertinelli (37,5%) dal suo avversario (26,7) è stato giudicato un margine tutt’altro che rassicurante. Anche così si spiegano le ultime due settimane di campagna elettorale, in cui il centrosinistra ha insistito soprattutto sui valori e sulla visione del futuro della città – elementi distintivi di più immediata spendibilità – piuttosto che sull’operato di cinque anni di governo ricchi di risultati ma anche di delusioni e cose non fatte. C’è la grande soddisfazione di aver ottenuto per Pistoia il titolo di Capitale italiana della cultura, ma ci sono state anche i ritardi e carenze nella cura della città e nell’attenzione agli impianti sportivi e un surplus di polemiche con categorie come i commercianti. Sul fronte opposto, Tomasi non ha puntato su grandi programmi ma sul suo apparire “normale” e rassicurante.

Ora comunque la parola passa agli elettori. Un dato che si potrà vedere subito sarà l’affluenza alle urne. Nei ballottaggi cala fisiologicamente (nel 2007, Berti contro Capecchi, scese dal 68,6 del primo turno, al 61,2%). L’11 giugno ha votato il 55,6% degli aventi diritto: una campagna elettorale così tirata avrà smosso le coscienze o, viceversa, avrà convinto gli elettori a rimanere a casa? E chi si avvantaggerà di un’eventuale alta affluenza? C’è chi dice che un aumento dei votanti automaticamente punisce chi è al governo. Ma lo studio dell’istituto Cattaneo sui flussi elettorali a Pistoia ha messo in luce che a perdere voti a vantaggio dell’astensione, l’11 giugno, è stato proprio il centrosinistra. Se il “pericolo destra” convincerà una parte dei progressisti a tornare alle urne, Bertinelli potrà rimanere il tredicesimo pistoiese del dopoguerra a fregiarsi del titolo di sindaco. In caso contrario, il primo sindaco di centrodestra della città sarà il quattordicesimo della serie e si chiamerà Alessandro Tomasi.

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