Il Tirreno

Pistoia

in platea 

Incantati dal Vangelo secondo Judah 

di EDOARDO ALTAMURA

Ugo Pagliai e Luigi Lo Cascio conquistano piazza Giovanni XXIII

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Giornalisti di confine è un laboratorio di scrittura e racconto coordinato dall’Associazione Altre Velocità e realizzato nell’ambito della prima edizione del Pistoia Teatro Festival. Oggi iniziamo con la pubblicazione del primo di una serie di articoli prodotti nell’ambito del Laboratorio.



Testo non canonico ma partecipazione spettatoriale tendente al rito: questa è stata l’apertura del Pistoia Teatro Festival 2017. Domenica sera “Il Vangelo secondo Judah” ha illuminato il Fregio robbiano dello Spedale del Ceppo, quasi 500 persone hanno riempito piazza Giovanni XXIII e si sono immerse nella lettura del testo di Stefano Massini che, partendo dalla speculazione giunge fino allo scardinamento della figura del traditore per eccellenza. Questioni non nuove ma certamente profonde e reali di importanza cardinale per decisioni e scelte esistenziali e cosmologiche, come il libero arbitrio e l’ineluttabilità del destino.

Due attori, Ugo Pagliai e Luigi Lo Cascio, nella mise en espace di Claudia Sorace, si sono stagliati sul limitare del colonnato, e hanno riempito la scena con due interpretazioni di tutto riguardo di fronte alla piazza/platea, rimasta completamente assorbita per due ore e mezzo.

«La bellezza del testo - afferma la Sorace - credo risieda nel far venir fuori l’umanità più contraddittoria, sofferente e combattuta non solo di Giuda ma anche di Gesù e, attraverso di loro, di noi tutti».

Il contraddittorio qui si sdoppia, la dualità intrinseca nell’umanità viene scissa: Lo Cascio e Pagliai diventano entrambi Judah. Queste due facce di una stessa medaglia mostrano il desiderio e la lotta per assumere la posizione preminente nella vita di Giuda, in modo da fuggire dal destino del suo indissolubile legame con il Cristo.

La lettura, in collaborazione con la Scuola di Musica e danza Mabellini, è stata accompagnata da maestri che, eseguendo musiche dal sapore ebraico di Enrico Fink, hanno contribuito sia immergendo lo spettatore in un’atmosfera oniricamente concreta sia scandendo il ritmo dello spettacolo grazie alle modulari variazioni e alla stretta interazione con gli attori.

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