pianoforte e solidarietÁ
Grande show di Helfgott al Bolognini
Tutto esaurito per l’esibizione del musicista australiano
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PISTOIA. Tutto esaurito al teatro Bolognini per il concerto di David Helfgott. Il pianista di fama mondiale, cittadino onorario di Montecatini, ha regalato a Pistoia, capitale della cultura un evento straordinario senza pretendere alcun compenso. L'ingresso, a invito, era a offerta e i contributi raccolti verranno devoluti a favore del progetto di Fellowship Internazionale promosso dall’associazione Mimi No Profit (Montecatini Interactive Medicine International), nata per supportare progetti formativi per giovani medici italiani a Londra.
«L'idea di esportare a Pistoia il tradizionale appuntamento montecatinese - spiega Paolo Montalto dirigente medico dell’Unità di Gastroenterologia di Pistoia - è partita da Iginia Bartoletti dell'ufficio cultura del Comune. Ho accettato perché mi è sembrata una bella occasione per regalare al capoluogo di provincia una pagina culturale da inserire nella kermesse di quest'anno. Iginia e Francesca Bechini sono state le anime dell'organizzazione».
La storia di Helfgott è approdata sul grande schermo nel film “Shine”. Nato a Melbourne nel 1947 da famiglia ebrea di origini polacche, nel 1966, forse per sfuggire al gioco paterno, si reca non ancora ventenne a Londra per studiare al Royal College of Music. Dopo un tracollo nervoso ed emotivo, nel 1970 è costretto a tornare in Australia, dove trascorrerà dieci anni della sua vita sottoposto a cure psichiatriche.
Al Bolognini l'eccezionale acustica ha permesso a David di dare il massimo. Le sue note parlano, per dirla alla D'Annunzio, gocciole e foglie lontane. Suona e mormora onomatopee, senza mai perdere il sorriso. Helfgott, con l'affettuosa regia della moglie Gillian, avvolge il Bolognini in un geniale abbraccio di suoni, colori, simboli. La grande bellezza della cultura è immortalata, per tutta la durata del concerto, su quel palcoscenico. Arte per l'arte, sostenevano gli esponenti dell'Estetismo, nella convinzione che l'unica eternità possibile è quella delle opere artistiche.
Helfgott sembra un puffo con la sua casacca di raso azzurra. La sua presenza scenica spinge al dualismo vita-morte insito nel coraggioso meccanismo del trapianto. La performance dell’australiano è stata preceduta dalla Tavola Rotonda Donazione e trapianto: “Opera” dell’uomo, alla quale sono intervenuti insieme a Montalto: Sandro Spinsanti (Direttore dell’Istituto Giano di Roma), Laura Mazzeri (scrittrice, trapiantata di fegato, autore del libro "Tra due vite. L'attesa, il trapianto, il ritorno", Giunti Editore, 2015), Eufrasio Girardi (coordinatore Donazione e Trapianti della ASL Toscana Centro), e Augusto Iossa Fasano (Psichiatra Analista, autore del libro "Fuori di sé: da Freud all'analisi del cyborg", Ets Editore, 2013). Hanno partecipato anche Aoido e Avis.
Giovanna La Porta
«L'idea di esportare a Pistoia il tradizionale appuntamento montecatinese - spiega Paolo Montalto dirigente medico dell’Unità di Gastroenterologia di Pistoia - è partita da Iginia Bartoletti dell'ufficio cultura del Comune. Ho accettato perché mi è sembrata una bella occasione per regalare al capoluogo di provincia una pagina culturale da inserire nella kermesse di quest'anno. Iginia e Francesca Bechini sono state le anime dell'organizzazione».
La storia di Helfgott è approdata sul grande schermo nel film “Shine”. Nato a Melbourne nel 1947 da famiglia ebrea di origini polacche, nel 1966, forse per sfuggire al gioco paterno, si reca non ancora ventenne a Londra per studiare al Royal College of Music. Dopo un tracollo nervoso ed emotivo, nel 1970 è costretto a tornare in Australia, dove trascorrerà dieci anni della sua vita sottoposto a cure psichiatriche.
Al Bolognini l'eccezionale acustica ha permesso a David di dare il massimo. Le sue note parlano, per dirla alla D'Annunzio, gocciole e foglie lontane. Suona e mormora onomatopee, senza mai perdere il sorriso. Helfgott, con l'affettuosa regia della moglie Gillian, avvolge il Bolognini in un geniale abbraccio di suoni, colori, simboli. La grande bellezza della cultura è immortalata, per tutta la durata del concerto, su quel palcoscenico. Arte per l'arte, sostenevano gli esponenti dell'Estetismo, nella convinzione che l'unica eternità possibile è quella delle opere artistiche.
Helfgott sembra un puffo con la sua casacca di raso azzurra. La sua presenza scenica spinge al dualismo vita-morte insito nel coraggioso meccanismo del trapianto. La performance dell’australiano è stata preceduta dalla Tavola Rotonda Donazione e trapianto: “Opera” dell’uomo, alla quale sono intervenuti insieme a Montalto: Sandro Spinsanti (Direttore dell’Istituto Giano di Roma), Laura Mazzeri (scrittrice, trapiantata di fegato, autore del libro "Tra due vite. L'attesa, il trapianto, il ritorno", Giunti Editore, 2015), Eufrasio Girardi (coordinatore Donazione e Trapianti della ASL Toscana Centro), e Augusto Iossa Fasano (Psichiatra Analista, autore del libro "Fuori di sé: da Freud all'analisi del cyborg", Ets Editore, 2013). Hanno partecipato anche Aoido e Avis.
Giovanna La Porta
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