Gioco
Rapinarono col gas tre anziani: condannati due finti operai
Stangata del tribunale di Pistoia per i colpi messi a segno a Cantagrillo e Castellina di Serravalle nel luglio 2015
SERRAVALLE. Si erano spacciati per operai dell’acquedotto. E una volta varcata la soglia, intontendo le loro vittime con una qualche sostanza spray, le avevano convinte a raccogliere da cassetti e armadi e a “mettere in salvo” nel frigorifero ori e denaro. A rischio a causa del gas che, dicevano, si era infiltrato nelle tubature e che avrebbe corroso inevitabilmente tutti gli oggetti preziosi di casa, banconote comprese, se non rinchiusi al freddo. Due colpi, stessa tecnica. Prima a Cantagrillo, in via Montalbano, e un paio d’ore dopo a Castellina di Serravalle, dove, per fuggire con il bottino, uno di loro aveva colpito in testa l’anziana padrona di casa, facendola finire a terra sanguinante.
Due episodi avvenuti il 10 luglio 2015, per i quali, giovedì mattina, 8 giugno,il tribunale collegiale di Pistoia ha condannato due dei tre presunti autori finiti alla sbarra con le accuse di furto e di rapina: 8 anni di reclusione a Paolo Maria Comelli, 36 anni, residente nel campo nomadi di via Buzzati, a Pistoia; 5 anni a Romeo Hadzovic, 29 anni, residente alle Fornaci. Il collegio presieduto dal giudice Roberto Tredici (Jacqueline Magi e Gianluca Mancuso a latere) ha invece assolto Jerry Hadzovic, 25 anni.
Al termine delle indagini condotte dai carabinieri, i tre erano stati rinviati a giudizio dopo i vari riconoscimenti (alcuni contraddittori: da qui l’assoluzione di uno deu fratelli Hadzovich) sia fotografici che, nel corso di un incidente probatorio davanti al gip, personali.
Una tecnica molto comune tra i ladri-truffatori quella di cui erano rimasti vittime nell’estate di due anni fa i tre anziani, tutti chiamati a deporre in aula nella precedente udienza. Marcello, 75 anni, e la moglie Vivetta, 74, residenti a Castellina, hanno raccontato ai giudici che attorno all’ora di pranzo un uomo con una giacchetta arancione da operaio aveva suonato il campanello, presentandosi come addetto dell’acquedotto. Voleva sapere se in casa avessero o meno l’acqua, dicendo che si era rotto un tubo e che si era infiltrato dentro del gas. L’uomo era entrato e, mentre la moglie rimaneva seduta a tavola, aveva fatto aprire al signor Marcello il rubinetto della cucina. Spruzzando nel contempo qualcosa nell’aria: una sostanza dall’acre odore che aveva fatto lacrimare il pensionato. Il finto operaio aveva convinto i due anziani che quello era l’odore del gas uscito dal rubinetto e che avrebbe corroso tutti i loro preziosi e i soldi: dovevano mettere tutto in frigorifero. Poi aveva detto al signor Marcello di andare a controllare i rubinetti dietro casa. Per rimanere da solo con la moglie. Che era stata convinta anche a staccare tutti i telefoni. La signora Vivetta ha raccontato in aula della sostanza che le era stata spruzzata addosso a quel punto e che l’aveva come intontita. Tanto da andare senza reagire all’armadio e prendere la borsa dove teneva altri gioielli. Che il finto operaio le aveva poi strappato di mano per dileguarsi dopo averle dato una botta in testa.
Nel frattempo, in casa era entrato un complice, che aveva preso soldi e preziosi dal frigo ed era uscito. I due ladri erano poi saliti a bordo di una Golf nera su cui, nella piazza del paese, li attendeva un terzo complice.
Così come un paio d’ore prima a Cantagrillo, dove vittima era stata una donna di 72 anni, anche lei intontita con un qualche tipo di spray, dopo essere stata convinta dal finto operaio ad aprire la porta con la stessa scusa delle infiltrazioni di gas nell’acquedotto. La pensionata era stata indotta a mettere soldi e gioielli nel frigorifero e a quel punto il finto operaio aveva chiamato con una ricetrasmittente il complice che, entrato in casa, aveva fatto sparire tutto quello che era stato messo nel frigorifero per poi darsi alla fuga. (m. d.)
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