La protesta
Sciopero su pause e orari all’Hitachi Rail
Prato, un’ora e mezza di astensione dal lavoro spontanea, al centro l’interpretazione dell’accordo sulle regole interne
PISTOIA. Sciopero spontaneo per un’ora e mezza all’Hitachi Rail Italy di via Ciliegiole. La gran parte dei lavoratori presenti in fabbrica (circa 600 su 800 secondo i sindacati) hanno incrociato le braccia dalle 10 alle 11,30 ed in molti hanno partecipato ad un breve presidio all’ingresso dello stabilimento, mentre i delegati della Rsu illustravano alla stampa le ragioni dell’improvvisa astensione.
La protesta era partita da alcune divergenze nell’interpretazione dell’accordo sull’armonizzazione, quello siglato a dicembre da tutti i sindacati meno l’Ugl e approvato dalla maggioranza dei lavoratori del gruppo (comprese le fabbriche di Napoli e Reggio Calabria) ma bocciato col 60% di voti contrari a Pistoia. Proprio per affrontare questi punti l’Rsu ha chiesto ieri mattina un incontro con la direzione del personale e poi con quella dello stabilimento di Pistoia, ma in entrambi i casi – riferiscono i delegati – le porte sono rimaste chiuse. Di qui la protesta, che – dicono ancora alla Rsu – potrebbe proseguire, se Hitachi mantiene il muro contro muro.
«A settembre – sintetizza Tiziano Fabbri, Ugl – partiremo con i turni (tre: 6-14, 14-22 e 22-6, ndr) perché c’è molto lavoro. E questo è ovviamente un fatto positivo. Ma occorre capire subito quali saranno le regole da applicare. Secondo Hitachi, ad esempio, la flessibilità che l’accordo riconosce ai lavoratori che fanno l’orario consueto (cioè la possibilità di entrare con un certo margine di ritardo, da recuperare poi nell’arco della giornata, o quella di assentarsi per alcune ore, anche qui con recupero, ndr) non deve essere applicata ai turnisti. Poi ci sono altri problemi interpretativi sulle pause da applicare ai lavoratori in carpenteria. L’azienda applica alla lettera l’accordo, ma quando la lettera sarebbe a favore dei lavoratori, parla di “refusi” (cioè errori, ndr) nel testo. Questo è inaccettabile».
Non c’è solo la questione dell’armonizzazione. C’ è ad esempio la scadenza a luglio della liquidazione del premio di risultato: i lavoratori si sentono con le carte in regola avendo concluso nei tempi previsti la commessa-chiave degli Etr 1000 ed essendo addirittura in anticipo sulle tabelle di marcia di altre commesse. Ma il fatto che Hitachi non abbia ancora convocato incontri suscita preoccupazioni e timori che il premio alla fine venga decurtato con motivazioni di carattere generale.
Ma più di tutto, ieri, ha fatto irritare le porte chiuse dei dirigenti. «È un atteggiamento sbagliatissimo dell’azienda» sintetizza Adriano Sbordone (Fim). «Hitachi stessa ha riconosciuto il senso di responsabilità dei lavoratori di Pistoia, che pur avendo bocciato l’accordo, ora lo applicano – aggiunge Diego Breschi (Fiom) – ma certi atteggiamenti sono incomprensibili: è questa l’azienda che si vanta di essere già proiettata nel domani?» Alla protesta dei lavoratori, l’azienda risponde che l’accordo sull’armonizzazione è una tappa importante nel percorso evolutivo di Hitachi Rail che non può essere rimessa in discussione anche perché è stata voltata dai lavoratori.
“Teniamo a sottolineare – si aggiunge in una nota – che l'azienda è da sempre aperta al confronto ma questo deve avvenire nel rispetto delle modalità e dei tempi necessari anche a garantire la continuità e lo sviluppo del business... A breve si discuterà anche del Pdr che sarà il frutto della consuntivazione dei risultati aziendali effettivamente conseguiti relativamente ai tre parametri di redditività, efficacia ed efficienza”.
Insomma, nessun attacco al diritto di sciopero ma il richiamo alle esigenze aziendali e l’assicurazione che quanto prima si discuterà del premio di risultato.
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