Il Tirreno

Pistoia

Ferì al Luna Park un diciassettenne Sconterà quasi 5 anni 

di Pasquale Petrella
Ferì al Luna Park un diciassettenne Sconterà quasi 5 anni 

Dopo una lite sul Tagadà ruppe una bottiglia di birra e col coccio lo colpì al collo, a un braccio e all’addome

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PISTOIA. L’avvocato difensore di Ben Haqi Abdelali ha cercato di convincere il giudice delle udienze preliminari Maria Elena Mele che il suo assistito doveva essere assolto dall’accusa di tentato omicidio. Che al massimo – secondo l’avvocato Luca Ancona – al suo assistito avrebbe dovuto riconoscergli l’eccesso di legittima difesa e comunque, in subordine all’assoluzione, la derubricazione del reato in lesioni aggravate. Ma il giudice, ha ritenuto che la contestazione fatta dal pubblico ministero Linda Gambassi di tentato omicidio e la richiesta di condanna a quattro anni ed otto mesi di reclusione, pena già decurtata di un terzo per il rito alternativo del giudizio abbreviato, fosse quella più corretta. E la sentenza quindi non ha ammesso sconti aggiungendo anzi, l’interdizione dai pubblici uffici ed accogliendo anche la richiesta di una provvisionale di ottomila euro presentata dall’avvocata Eva Betti che ha rappresentato in giudizio il giovane aglianese che la sera del 12 giugno dell’anno scorso fu colpito al collo, ad un braccio e all’addome con un collo di bottiglia e riportò lesioni che furono giudicate guaribili in quaranta giorni.
Alla base della lite ci furono sicuramente dei futili motivi. Secondo la ricostruzione fatta dalle stesse parti in aula, i due giovani sarebbero venuti a contatto sul Tagadà, la giostra sulla quale i giovani si sfidano in una specie di gara dell’equilibrio che era presente nel Luna Park ad Agliana. Qualche spintone di troppo e fra i due erano volate scintille. Probabilmente il diciassette aglianese deve aver avuto la meglio sul ventitreenne nordafricano dal fisico non troppo prestante. Dopo essere stati divisi il marocchino sembrava essersi rassegnato e si era allontanato. In realtà era andato solo poco distante e, in un bidone dei rifiuti aveva recuperato una bottiglia di birra, l’aveva infranta tenendola per il collo, realizzando così un’arma micidiale. Poco dopo raggiunse alle spalle il diciassettenne e lo colpì al collo, ad un braccio e allo stomaco fuggendo subito dopo.
Il diciassettenne fu subito soccorso e portato al pronto soccorso dell’ospedale in codice rosso. La ferita al collo era quella più grave e poteva rivelarsi fatale se il coccio di bottiglia avesse intaccato la vena giugulare. Per fortuna però il fendente si era fermato pochi millimetri prima dell’arteria e oggi è rimasta solo una vistosa cicatrice. Più seria la ferita al braccio che sta dando delle preoccupazioni ancora oggi al giovane che non ha recuperato a pieno la funzionalità.
Il magrebino fu raggiunto dai carabinieri a Galciana di Prato dove abitava e dove era fuggito subito dopo l’aggressione. Ammise la lite e fu arrestato e ricnhiuso nella casa circondariale di Prato.
Difficilmente il ventiquattrenne magrebino sarà in grado di pagare la provvisionale ma, come sostiene l’avvocata Eva Betti, il riconoscimento del risarcimento è importante perché potrebbe permettere al suo cliente di far ricorso allo speciale fondo per le vittime di reati violenti.

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