Il Tirreno

Pistoia

L’addio al gigante buono di Casalguidi 

di Pasquale Petrella
L’addio al gigante buono di Casalguidi 

Le massime autorità civili e militari ai funerali del trentanovenne appuntato dei carabinieri morto in un incidente stradale

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CASALGUIDI. Nella chiesa di San Pietro addobbata a festa per accogliere la Madonna di Fatima, l’ultimo saluto al gigante buono, Angelo Vivone, l’appuntato trentanovenne dei carabinieri che sabato scorso è rimasto ucciso in un incidente stradale mentre da Pieve a Nievole andava a prestare servizio nella stazione di Casalguidi. «Ho voluto che l’ultimo saluto ad Angelo fosse qui a Casalguidi perché qui Angelo aveva tanti amici e tante persone che gli volevano bene e perché anche se io gli ho spesso chiesto di farsi trasferire a Pieve dove abitiamo, lui non lo ha mai voluto fare. Ed oggi, vedendo così tanta gente, capisco il perché», Stefania, la giovane moglie dell’appuntato ringrazia tutti dall’altare a conclusione del rito funebre prima che la salma venga trasportata nel cimitero di Pieve.
Carabiniere, volontario della Misericordia, accompagnatore nella Shoemakers Basket Academy dove gioca il figlio di nove anni, «Un uomo al servizio degli altri, un uomo che amava profondamente la divisa dei carabinieri» e l’Arma era lì, a Casalguidi, con i suoi massimi vertici per tributargli il doveroso saluto di commiato. Il comandante generale della Toscana, Emanuele Saltalamacchia, con il comandante provinciale di Pistoia, Luca Pica, con gli ufficiali e molti sottufficiali e semplici militari in chiesa oltre al picchetto d’onore, ai carabinieri in congedo e ai colleghi della stazione di Casalguidi che hanno portato il feretro a spalla.
Ma per dare l’ultimo saluto «a questo gigante dal sorriso buono» come lo ha definito don Renzo, è arrivato anche il prefetto Angelo Ciuni con i sindaci di Serravalle Pistoiese, Eugenio Patrizio Mungai e Pieve a Nievole, Gilda Diolaiuti arrivati con la fascia tricolore a tracolla ed i gonfaloni dei loro comuni, e poi ci sono folte rappresentanze della polizia, della guardia di finanza, dell’esercito con i loro comandanti, dei vigili del fuoco e dei volontari delle Misericordie di Casalguidi Cantagrillo e di Pieve a Nievole.
«In questa chiesa il cielo vi sembrerà plumbeo rispetto a quello che c’è fuori – ha detto don Renzo – E’ difficile trovare le parole giuste in un momento come questo per squarciare il manto di tristezza e di dolore, ma abbiamo letto la parabola di Lazzaro perché chi crede in Dio sa che un giorno Angelo risorgerà. Leggendo l’incredibile dinamica dell’incidente in cui ha perso la vita Angelo (due auto si sono tamponate e una è rimbalzata sul guard rail prima di piombare sull’auto di Angelo Vivona uccidendolo sul colpo ndr) voglio ricordare a tutti che la vita non ci appartiene. Non ci appartiene quando nasciamo, non ci appartiene durante la nostra esistenza perché non sappiamo l’ora ed il giorno in cui moriremo. Ma ricordiamoci sempre della parabola di Lazzaro e di Cristo che disse “Io sono la Resurrezione chi crede in me vivrà in eterno” ed anche per Angelo sarà così».
Lo straziante abbraccio alla bara da parte dei genitori e il lungo e commosso applauso di tutti i presenti compresi i parenti e gli amici arrivati da Eboli in provincia di Salerno, suo comune di nascita, ha chiuso l’ultima giornata terrena di Angelo Vivone, sotto un cielo azzurro e un caldo sole primaverile.

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