Spacciava cocaina: condannato a 8 anni e 8 mesi
Pena severa per un quarantenne di Quarrata arrestato dai carabinieri nell'ottobre 2016
QUARRATA. Si era creato una fitta rete di acquirenti talmente “affezionati” che fino all’ultimo avevano cercato di coprirlo, tentando addirittura di depistare gli investigatori. Ma alla fine i carabinieri di Quarrata erano riusciti ugualmente a mettere insieme le prove – tante e pesanti – sufficienti a far scattare la misura cautelare. Adolfo Curello, 43 anni, residente in via dei Ronchi, era stato arrestato all’alba del 22 ottobre 2016. E da allora non è più uscito di galera. Se non giovedì 4 maggio, per raggiungere il tribunale di Pistoia, dove è stato condannato a 8 anni e 8 mesi di reclusione per lo spaccio di centinaia di dosi di cocaina e di hashish.
A processarlo in seguito alla richiesta di giudizio immediato avanzata dal pm Luigi Boccia, titolare dell’inchiesta, è stato il gup Patrizia Martucci: una condanna pesante, considerando lo sconto di un terzo applicato per la scelta da parte dell’imputato del rito alternativo dell’abbreviato.
Le indagini dei militari della Stazione dell’Arma di Quarrata erano nate in seguito alla morte, nel novembre 2015, di un 18enne del posto, stroncato da una overdose nella sua abitazione.
Non fu Curello a vendere al ragazzo la dose mortale ma i carabinieri ebbero subito il sospetto che fosse uno dei suoi abituali fornitori. Fatto sta che dal dicembre di quell’anno al giugno 2016, l’uomo – che all’epoca lavorava con un contratto di tirocinio con la cooperativa che gestiva la manutenzione dei cimiteri di Agliana e Montale – rimase costantemente nel mirino degli investigatori che, con pedinamenti, appostamenti e intercettazioni telefoniche, documentarono centinaia di cessioni di stupefacenti, a giovani e pregiudicati ma anche vip quarratini, tra cui un noto politico. Cessioni avvenute in varie zone di Quarrata– dal centro cittadino al lungo-Fermulla – che Curello raggiungeva alla guida della sua microcar elettrica: da qui il nome dell’operazione, “Macchinina”.
Un’indagine tuttavia complessa, anche per la “fiducia” di cui l’uomo godeva nell’ambiente e che aveva spinto almeno due dei suoi clienti a mentire agli investigatori per coprire la sua attività: i due, entrambi residenti a Quarrata, vennero denunciati per favoreggiamento.
Ieri mattina, oltre che alla pesa detentiva, il giudice dell’udienza preliminare lo ha condannato anche a 34.000 euro di multa e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Massimo Donati
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