Gioco
«Palasport da 5.000? Si può fare» Architetto al lavoro
di Alessandro Benigni
Il Pistoia Basket ha chiesto di studiare l’allargamento se ne occupa Patrizio Andreini, che progettò l’impianto
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PISTOIA. Nei giorni scorsi il Consiglio federale della Lega Basket ha deliberato all’unanimità che dal campionato 2018-19 tutte le gare di Serie A dovranno svolgersi in impianti di gioco con una capienza minima di 5000 posti a sedere.
L’obbligo della capienza minima scatterà già nei playoff della stagione precedente (2017-18), insieme a una serie di altre prescrizioni richieste: impianto di aria condizionata, tabelloni che devono rispettare certi standard, wi-fi libera, area hospitality e molto altro che non è ancora trapelato. Un bel problema per il Pistoia Basket, che al momento (così come molte altre società) non ha un impianto che rispetti queste caratteristiche.
Il PalaCarrara, infatti, ha una capienza nominale di 3.916 posti a sedere. Il rischio quindi è che, almeno per quanto riguarda la massima serie di pallacanestro, l’impianto sia da rottamare e che si debba cominciare a pensare di trasferirsi in palazzetti limitrofi (Firenze o Livorno le alternative sul piatto). Di contro c’è la speranza, fondata, è che si possa intervenire sul palazzetto di via Fermi adeguandolo alle richieste della Lega.
Possibilista. A fare luce sulla situazione ci ha pensato l'architetto Patrizio Andreini, che può essere considerato il padre del PalaCarrara dopo aver rivestito il ruolo di capoprogetto nella costruzione dell'impianto di via Fermi a cavallo tra gli anni '80 e i '90. Andreini ricorda che inizialmente la capienza del palazzetto era superiore ai 5.000 posti e annuncia che presto si metterà al lavoro per capire come tornare a quella quota nonostante le nuove normative sulla sicurezza.
«Fino al 2005 la capienza del PalaCarrara era di 5.400 posti per gli eventi sportivi - esordisce Andreini - poi, per ovviare alle normative più stringenti, fu deciso di abbassarla a 3.900 fra interventi vari e la rimozione dell'ultima fila di posti in alto. Adesso la società mi ha commissionato uno studio di fattibilità per capire se sia possibile riportare la capienza a 5.000 e da qui a settembre ci metteremo al lavoro per studiare come tornare al passato, rispettando al contempo le nuove regole sulla sicurezza».
Modalità. La domanda sorge spontanea: dove sarebbe possibile aggiungere i posti mancanti?
«Sicuramente – risponde l’architetto – recuperando la fila di posti in alto e poi, perché no, aggiungendo dei posti dietro i canestri come succede in altri palazzetti. Quel che è certo è che gli interventi andranno effettuati all'interno della struttura esistente e che quindi non dovrebbero essere invasivi né costosi. Per quanto riguarda le strutture accessorie, invece, sono fiducioso che anche quelle attuali possano rispondere alle richieste della Lega».
«Allo stesso tempo però, va ricordato che il palazzetto è di proprietà del Comune di Pistoia - conclude Andreini - quindi gli eventuali lavori dovranno essere concordati tra società (che a più riprese ha dichiarato di non voler rinnovare la convenzione, dopo i guai per la questione tetto, ndr) e amministrazione comunale».
L’obbligo della capienza minima scatterà già nei playoff della stagione precedente (2017-18), insieme a una serie di altre prescrizioni richieste: impianto di aria condizionata, tabelloni che devono rispettare certi standard, wi-fi libera, area hospitality e molto altro che non è ancora trapelato. Un bel problema per il Pistoia Basket, che al momento (così come molte altre società) non ha un impianto che rispetti queste caratteristiche.
Il PalaCarrara, infatti, ha una capienza nominale di 3.916 posti a sedere. Il rischio quindi è che, almeno per quanto riguarda la massima serie di pallacanestro, l’impianto sia da rottamare e che si debba cominciare a pensare di trasferirsi in palazzetti limitrofi (Firenze o Livorno le alternative sul piatto). Di contro c’è la speranza, fondata, è che si possa intervenire sul palazzetto di via Fermi adeguandolo alle richieste della Lega.
Possibilista. A fare luce sulla situazione ci ha pensato l'architetto Patrizio Andreini, che può essere considerato il padre del PalaCarrara dopo aver rivestito il ruolo di capoprogetto nella costruzione dell'impianto di via Fermi a cavallo tra gli anni '80 e i '90. Andreini ricorda che inizialmente la capienza del palazzetto era superiore ai 5.000 posti e annuncia che presto si metterà al lavoro per capire come tornare a quella quota nonostante le nuove normative sulla sicurezza.
«Fino al 2005 la capienza del PalaCarrara era di 5.400 posti per gli eventi sportivi - esordisce Andreini - poi, per ovviare alle normative più stringenti, fu deciso di abbassarla a 3.900 fra interventi vari e la rimozione dell'ultima fila di posti in alto. Adesso la società mi ha commissionato uno studio di fattibilità per capire se sia possibile riportare la capienza a 5.000 e da qui a settembre ci metteremo al lavoro per studiare come tornare al passato, rispettando al contempo le nuove regole sulla sicurezza».
Modalità. La domanda sorge spontanea: dove sarebbe possibile aggiungere i posti mancanti?
«Sicuramente – risponde l’architetto – recuperando la fila di posti in alto e poi, perché no, aggiungendo dei posti dietro i canestri come succede in altri palazzetti. Quel che è certo è che gli interventi andranno effettuati all'interno della struttura esistente e che quindi non dovrebbero essere invasivi né costosi. Per quanto riguarda le strutture accessorie, invece, sono fiducioso che anche quelle attuali possano rispondere alle richieste della Lega».
«Allo stesso tempo però, va ricordato che il palazzetto è di proprietà del Comune di Pistoia - conclude Andreini - quindi gli eventuali lavori dovranno essere concordati tra società (che a più riprese ha dichiarato di non voler rinnovare la convenzione, dopo i guai per la questione tetto, ndr) e amministrazione comunale».
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