Finanza
Da autista a produttore di formaggi
La storia di Roberto Petrucci, montanaro doc, e dell’azienda da lui fondata
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SAN MARCELLO. Ricordare figure insolite e rare, spesso ritenute minori, fa bene all’anima. Non è gesto commemorativo voler rammentare lo snodarsi o l’articolarsi della vita qui in montagna in altri tempi, perché in parte è lo specchio del presente.
Diamo uno sguardo a come ci si guadagnava la vita in montagna, attraverso il racconto diretto di chi qui ha vissuto, come Roberto Petrucci, da noi incontrato poco prima che una malattia se lo portasse via. Sui giornali si trovano descritte le vite, le attività, i meriti dei più conosciuti, delle persone più note. Quelle di coloro che hanno ricoperto incarichi di rilievo, che hanno diretto aziende e attività, che hanno conseguito meriti sportivi, o compiuto gesti da ricordare, nel bene e nel male. Più raro è trovare la storia dei più semplici, di coloro che hanno operato e lavorato iniziando dalla più tenera età e continuando a farlo fino al giorno dell’addio, senza ricevere onori e riconoscimenti espliciti. Ho incontrato e conosciuto Roberto nel “Guaime” dove ha vissuto gli ultimi anni di vita, insieme a sua moglie Catia. Il Guaime è un sostantivo e un luogo montano dove sui prati, per definizione semantica, rinasce l’erba tenera dopo l’ultima falciatura e si può fare il fieno autunnale. Il Guaine è sulla Montagna pistoiese, nella vallata del Monte Oppio, nel versante del torrente Limestre, affluente del Serchio. Mentre sul versante opposto, quello che guarda l’Adriatico, la storia è diversa e parla di industria.
La storia di Roberto, e quella di sua moglie Catia, colpisce perché è esemplare della vita della Montagna pistoiese. Una storia del passato e del presente che spiega la fede incrollabile nei valori della terra e del lavoro manuale. Capace di spiegare il trascorso di moltissime persone che sui monti dell’Appennino, non hanno avuto una vita né comoda né semplice, ma fatta di duro lavoro eseguito con orari lunghissimi, particolarmente nel periodo estivo, periodo in cui le giornate sono più lunghe. «Giornate di lavoro — raccontava Roberto — a volte interminabili: dall’alba al tramonto». Roberto era nato, nel 1939, al Melo, una piccola frazione del comune di Cutigliano, in località “Il Paradiso” , appena sotto l’attuale agriturismo “Le Roncacce” . «Non ho frequentato molto la scuola, dovevo lavorare — spiegava con voce quieta — A settembre iniziava la raccolta delle castagne e finché non si era finito non si poteva andare a scuola. Nel 1946, all’età di 7 anni, la mia famiglia si è trasferita in un podere a San Vito. Nel podere, dell’Azienda agraria di Limestre (Società della famiglia Orlando, proprietaria degli stabilimenti Smi) ci sono rimasto, come mezzadro, fino all’età di 23 anni. Il podere era ben fornito di bestiame come vacche, pecore, cavalli e muli. La terra era fertile e rendeva molto. Si seminavano patate, grano, segale. Si campava alimentandosi con patate, castagne, animali da cortile, maiali e naturalmente col pane fatto in casa. Ricordo benissimo che quando ci trasferimmo a San Vito eravamo molto poveri. Meno male che Salvatore Orlando, che aveva la stessa età di mio padre e si conoscevano, ci dette il podere a mezzadria attrezzato di tutto punto. Ci trovammo davvero bene. Lasciato il podere — sono andato a lavorare alle Cave Tana. Ci sono rimasto per 11 anni. Lavoravo come camionista alla costruzione dell’autostrada Firenze-Mare. Poi ho avuto “il posto” di autista al Co. Pi. T. Ci sono rimasto per 20 anni ma non ho mai abbandonato l’azienda agricola che seguo con mia moglie Catia e dove produciamo, fra altro, formaggio a latte crudo e ricotta».
Uno dei segreti per ottenere un buon formaggio è di avere un ottimo latte che si ottiene tenendo bene gli animali e alimentandoli con cibo genuino e naturale. Non è né semplice né facile produrre una buona farina di grano o di farro per chi vive in queste zone perché richiede un percorso complesso e lungo. «Il grano — diceva Roberto — lo portiamo a macinare in un mulino distante quasi 50 chilometri. Più ancora lontano il farro per farci farina. In tutto fra andata e ritorno percorriamo più di 150 chilometri. Vendiamo i nostri genuini prodotti sulla montana». Catia e Roberto avevano festeggiato recentemente i 50 anni di matrimonio partecipando ad una crociera, offerta da figli, nipoti, e anche da conoscenti, sulla nave Costa Luminosa, che li ha portati a Barcellona.
Sauro Romagnani
Diamo uno sguardo a come ci si guadagnava la vita in montagna, attraverso il racconto diretto di chi qui ha vissuto, come Roberto Petrucci, da noi incontrato poco prima che una malattia se lo portasse via. Sui giornali si trovano descritte le vite, le attività, i meriti dei più conosciuti, delle persone più note. Quelle di coloro che hanno ricoperto incarichi di rilievo, che hanno diretto aziende e attività, che hanno conseguito meriti sportivi, o compiuto gesti da ricordare, nel bene e nel male. Più raro è trovare la storia dei più semplici, di coloro che hanno operato e lavorato iniziando dalla più tenera età e continuando a farlo fino al giorno dell’addio, senza ricevere onori e riconoscimenti espliciti. Ho incontrato e conosciuto Roberto nel “Guaime” dove ha vissuto gli ultimi anni di vita, insieme a sua moglie Catia. Il Guaime è un sostantivo e un luogo montano dove sui prati, per definizione semantica, rinasce l’erba tenera dopo l’ultima falciatura e si può fare il fieno autunnale. Il Guaine è sulla Montagna pistoiese, nella vallata del Monte Oppio, nel versante del torrente Limestre, affluente del Serchio. Mentre sul versante opposto, quello che guarda l’Adriatico, la storia è diversa e parla di industria.
La storia di Roberto, e quella di sua moglie Catia, colpisce perché è esemplare della vita della Montagna pistoiese. Una storia del passato e del presente che spiega la fede incrollabile nei valori della terra e del lavoro manuale. Capace di spiegare il trascorso di moltissime persone che sui monti dell’Appennino, non hanno avuto una vita né comoda né semplice, ma fatta di duro lavoro eseguito con orari lunghissimi, particolarmente nel periodo estivo, periodo in cui le giornate sono più lunghe. «Giornate di lavoro — raccontava Roberto — a volte interminabili: dall’alba al tramonto». Roberto era nato, nel 1939, al Melo, una piccola frazione del comune di Cutigliano, in località “Il Paradiso” , appena sotto l’attuale agriturismo “Le Roncacce” . «Non ho frequentato molto la scuola, dovevo lavorare — spiegava con voce quieta — A settembre iniziava la raccolta delle castagne e finché non si era finito non si poteva andare a scuola. Nel 1946, all’età di 7 anni, la mia famiglia si è trasferita in un podere a San Vito. Nel podere, dell’Azienda agraria di Limestre (Società della famiglia Orlando, proprietaria degli stabilimenti Smi) ci sono rimasto, come mezzadro, fino all’età di 23 anni. Il podere era ben fornito di bestiame come vacche, pecore, cavalli e muli. La terra era fertile e rendeva molto. Si seminavano patate, grano, segale. Si campava alimentandosi con patate, castagne, animali da cortile, maiali e naturalmente col pane fatto in casa. Ricordo benissimo che quando ci trasferimmo a San Vito eravamo molto poveri. Meno male che Salvatore Orlando, che aveva la stessa età di mio padre e si conoscevano, ci dette il podere a mezzadria attrezzato di tutto punto. Ci trovammo davvero bene. Lasciato il podere — sono andato a lavorare alle Cave Tana. Ci sono rimasto per 11 anni. Lavoravo come camionista alla costruzione dell’autostrada Firenze-Mare. Poi ho avuto “il posto” di autista al Co. Pi. T. Ci sono rimasto per 20 anni ma non ho mai abbandonato l’azienda agricola che seguo con mia moglie Catia e dove produciamo, fra altro, formaggio a latte crudo e ricotta».
Uno dei segreti per ottenere un buon formaggio è di avere un ottimo latte che si ottiene tenendo bene gli animali e alimentandoli con cibo genuino e naturale. Non è né semplice né facile produrre una buona farina di grano o di farro per chi vive in queste zone perché richiede un percorso complesso e lungo. «Il grano — diceva Roberto — lo portiamo a macinare in un mulino distante quasi 50 chilometri. Più ancora lontano il farro per farci farina. In tutto fra andata e ritorno percorriamo più di 150 chilometri. Vendiamo i nostri genuini prodotti sulla montana». Catia e Roberto avevano festeggiato recentemente i 50 anni di matrimonio partecipando ad una crociera, offerta da figli, nipoti, e anche da conoscenti, sulla nave Costa Luminosa, che li ha portati a Barcellona.
Sauro Romagnani
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