Pratorsi, una nuova vita per il rifugio-ristorante
Tre giovani si associano e comprano all’asta la struttura abbandonata da tempo Una scommessa sul rilancio di uno dei tesori turistici della Montagna pistoiese
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SAN MARCELLO. Tre giovani, due imprenditori e un ferroviere, hanno acquistato all’asta il rifugio di Pratorsi, da tempo abbandonato, nella Foresta del Teso, sopra Gavinana. Una cifra relativamente contenuta quella sborsata – 38.000 euro – se riferita alla imponenza e al buono stato di conservazione dell’immobile, destinato ad albergo ristorante. Ma per i tre si tratta anche di una scommessa sulla possibilità di intraprendere azioni concrete tese al recupero e alla valorizzazione dei “tesori” turistici della Montagna pistoiese.
Il rifugio-ristorante si trova a quota 1.330 metri, è raggiungibile percorrendo la strada asfaltata che da Gavinana conduce all’Osservatorio Astronomico, quindi alla località “La Spianessa” e successivamente alla bella spianata che lo ospita. Un tempo in questo luogo era attiva una molto frequentata pista da sci, con un impianto di risalita e strutture di appoggio. Oggi è tutto abbandonato e chiuso.
I tre giovani, accumunati dalla stessa voglia di non voler vedere deperire la Montagna, sono Matteo Viti, 38 anni, imprenditore e proprietario del bar “Il Bottegone”, nella piazza centrale di San Marcello, Luca Lorenzi, 37 anni, dipendente delle Ferrovie, e Jonathan Ricci, 33 anni, titolare del bar “Venusia”, in località “Cima al Miglio”, a Campo Tizzoro.
«Vogliamo recuperare l’immobile per destinarlo a ciò che era, un ristorante, un bar e un albergo, ma, data la bellezza della zona, abbiamo intenzione di fare molto altro come trekking, escursionismo, mountainbike – spiega Matteo Viti – Ancora l’iter non è completato, ma contiamo si concluda presto perché vogliamo intervenire».
Gli fa eco Luca Lorenzi: «Siamo soddisfatti di essere riusciti a fare l’acquisto. Il percorso è stato lungo e non è ancora terminato. Penso, e spero, che potremo iniziare i necessari lavori di sistemazione dopo settembre. Ci sarebbe piaciuto aprire per la prossima estate ma non è possibile, ci sono tempi per adempimenti amministrativi da rispettare».
«Era da tempo – aggiunge Jonathan Ricci – che pensavamo a questa cosa, diciamo a questa scommessa, per riprendere un percorso turistico indispensabile. Oggi possiamo dire di aver compiuto un primo passo. Siamo stati incoraggiati anche da quanto vediamo fare dai progetti della Social Valley, con la quale intendiamo collaborare. Certo è un investimento che speriamo dia risultati economici positivi, ma questa non è stata la nostra unica motivazione. C’è in noi giovani anche la voglia di mettersi in discussione, di impegnarsi».
I tre soci ora chiedono una mano per accelerare il più possibile i tempi per le diverse pratiche da svolgere.
Sauro Romagnani
Il rifugio-ristorante si trova a quota 1.330 metri, è raggiungibile percorrendo la strada asfaltata che da Gavinana conduce all’Osservatorio Astronomico, quindi alla località “La Spianessa” e successivamente alla bella spianata che lo ospita. Un tempo in questo luogo era attiva una molto frequentata pista da sci, con un impianto di risalita e strutture di appoggio. Oggi è tutto abbandonato e chiuso.
I tre giovani, accumunati dalla stessa voglia di non voler vedere deperire la Montagna, sono Matteo Viti, 38 anni, imprenditore e proprietario del bar “Il Bottegone”, nella piazza centrale di San Marcello, Luca Lorenzi, 37 anni, dipendente delle Ferrovie, e Jonathan Ricci, 33 anni, titolare del bar “Venusia”, in località “Cima al Miglio”, a Campo Tizzoro.
«Vogliamo recuperare l’immobile per destinarlo a ciò che era, un ristorante, un bar e un albergo, ma, data la bellezza della zona, abbiamo intenzione di fare molto altro come trekking, escursionismo, mountainbike – spiega Matteo Viti – Ancora l’iter non è completato, ma contiamo si concluda presto perché vogliamo intervenire».
Gli fa eco Luca Lorenzi: «Siamo soddisfatti di essere riusciti a fare l’acquisto. Il percorso è stato lungo e non è ancora terminato. Penso, e spero, che potremo iniziare i necessari lavori di sistemazione dopo settembre. Ci sarebbe piaciuto aprire per la prossima estate ma non è possibile, ci sono tempi per adempimenti amministrativi da rispettare».
«Era da tempo – aggiunge Jonathan Ricci – che pensavamo a questa cosa, diciamo a questa scommessa, per riprendere un percorso turistico indispensabile. Oggi possiamo dire di aver compiuto un primo passo. Siamo stati incoraggiati anche da quanto vediamo fare dai progetti della Social Valley, con la quale intendiamo collaborare. Certo è un investimento che speriamo dia risultati economici positivi, ma questa non è stata la nostra unica motivazione. C’è in noi giovani anche la voglia di mettersi in discussione, di impegnarsi».
I tre soci ora chiedono una mano per accelerare il più possibile i tempi per le diverse pratiche da svolgere.
Sauro Romagnani
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