Il Tirreno

Pistoia

In due fanno il giro del mondo senza prendere mai un aereo

Beatrice Faragli
Martina Pagnini e Andrea Ongaro in uno dei tanti magnifici posti visitati nel loro lungo viaggio
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Martina Pagnini e Andrea Ongaro in uno dei tanti magnifici posti visitati nel loro lungo viaggio

L'avventura di due fidanzati che hanno dato fondo in un anno ai loro risparmi, 10.000 euro, per visitare 136 luoghi in 23 Stati del pianeta

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QUARRATA. Dalla prua di una nave cargo hanno visto l’oceano cambiare faccia ogni giorno. «Eppure pensi sarà sempre uguale, l’oceano. Invece no, è diverso tutte le notti, tutte le mattine. Ma anche in una scatola di cartone puoi vederci cento cose differenti se hai l’attitudine bambinesca a trovare il bello nel mondo».

Martina Pagnini, 28 anni di Quarrata, è andata a trovare il bello — la sua scatola magica di cartone — in 136 posti diversi nel pianeta: 23 Stati in un anno e zero aerei. «Non volevamo sorvolare niente. Volevamo toccare, senza mai staccarci dalla terra e dal mare. Andrea dice che è una sorta di “abbraccio”».

Andrea Ongaro, 29 anni della provincia di Vicenza, è il fidanzato di Martina. I due si sono conosciuti all’ombra del Santo Petronio di Bologna da universitari, entrambi studenti del Dams ma anche lavoratori. Due formiche laboriose — lui dipendente McDonald’s, lei baby sitter — che nel giugno 2014 si sono trasformate in cicale.
«Abbiamo deciso di usare la nostra risorsa più preziosa, il tempo, cicaleggiando in giro per il mondo». E spendendo tutto ciò che avevano: 10.000 euro a testa per 11 mesi di viaggio. Una trentina di euro al giorno.

Hanno dormito in una casa in costruzione in Siberia («con il permesso del proprietario, che ci ha fatto un letto con dei giacconi») e sulle amache in America Latina. Hanno lavorato in un’azienda agricola in Giappone... Venerdì 7 aprile, alle 21, Martina e Andrea hanno raccontato le loro avventure nell’auditorium della Banca di credito cooperativo di Vignole, grazie all’iniziativa dell’associazione culturale “Agorà”, guidata da Renata Fabbri.
Qualche racconto lo hanno anticipato sul loro blog “È viva la cicala”, anche se ci sono ancora molti appunti di viaggio da pubblicare.

«Andiamo piano — dice Martina — è così che succedono tutte le cose. Non sono improvvise, non arrivano mai da un giorno all’altro. È una lenta costruzione. Anche il nostro viaggio lo è stato, in fondo. Sentendo i racconti di altri, abbiamo pensato di poterlo fare anche noi, abbiamo iniziato a crederlo possibile. Nel tornare a casa dopo aver speso tutto, c’era un brivido di paura, ma anche la consapevolezza che avremmo avuto tempo per iniziare di nuovo a mettere da parte, come le formiche. E infatti oggi siamo tornate superformiche».

Essere cicale per quasi un anno però, dal giugno 2014 al maggio 2015, è stato bello. «Abbiamo imparato che un sorriso vale uguale in tutto il mondo» dice Martina. La coppia è partita in treno da Vicenza con gli zaini da otto litri sulle spalle e due sole certezze: le navi fissate per le traversate del Pacifico e dell’Atlantico, dal Giappone all’America e dagli Stati Uniti all’Europa. Prima di salpare per il Messico, i due fidanzati erano stati in Giappone, dove hanno barattato il lavoro nei campi con vitto e alloggio. Per una settimana sono rimasti in un’azienda agricola di Azumino, prefettura di Nagano, a tre ore da Tokyo.

Ed è qui, impegnato come loro a lavorare quella terra, che Martina e Andrea hanno incontrato l’autore di un libro per bambini che racconta la vita in azienda. Ora quel libro è su una mensola a San Vivaldo, Montaione, a casa delle due ormai ex cicale, che nel frattempo hanno aperto proprio un’azienda agricola e una casa vacanze nella frazione fiorentina, riportando a nuova vita l’oliveto e una vecchia casa di proprietà del padre di Martina.
 

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