Lutto
Leggere la città, applausi per il documentario sull’Italia di Moscati
Cronaca della seconda giornata della kermesse dedicata ai temi dell’urbanistica
*Il programma di sabato 8 aprile
PISTOIA.Si è conclusa con una applaudita proiezione di “1.200 chilometri di bellezza”, il film-documentario di Italo Moscati sulle bellezze del nostro paese, la seconda, intensa giornata di “Leggere la città”, venerdì 7 aprile. Una giornata che ha indugiato molto sui temi della memoria, come indispensabile serbatoio di conoscenze necessario a interpretare l’oggi, e delle scelte urbanistiche come antidoto al dilagare del disagio sociale, dell’abbandono, del brutto.. Significativo, in questo senso, l’incontro alla Biblioteca San Giorgio a cura di Daniela Patti, con Mario Baioni, che ha raccontato storie di rigenerazione urbana basate su interventi temporanei, piccole iniziative che riescono però a dare un volto nuovo a pezzi di periferie o a pezzi di città trascurati. Mezzi diversi ma stessi aobiettivi sono quelli di cui ha parlato don Antonio Loffredo, un coraggioso prete napoletano, protagonista di iniziative di recupero al quartiere Sanità di Napoli.
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E di un’idea forte di urbanistica come governo del territorio era sicuramente fautore un urbanista come Italo Insolera, la cui figura e opera sono state rievocate da Vezio De Lucia in un affollato incontro alla Biblioteca Forteguerriana.
E a proposito di pubblico, ce n’era tanto anche a Palazzo Fabroni, a seguire la presentazione di “Pistoia 1980”, libro fotografico dell’artista cittadino Andrea Dami (editore Settegiorni): un modo per ripercorrere gli ultimi decenni di vita della città, non come esercizio di memoria fine a se stessa ma come tentativo di illuminare e riflettere sull’oggi con le immagini della realtà di ieri.
E sempre sulla stessa falsariga si sono disposti altri interventi, tra cui quello, particolarmente suggestivo, della storica Antonella Tarpino, che nelle Sale affrescate del Palazzo comunale ha dedicato un’ampia riflessione alla realtà dei piccoli borghi, aiutata e stimolata da Francesca Matteoni. Tarpino si è concentrata sul legame tra cultura di un luogo e coscienza di sé di chi ci vive, per cui la “fuga dalla montagna” è in realtà un’incapacità di rimanere in sintonia con la cultura di un luogo, che pure cambia e non rimane sempre uguale a sé stesso. Una variazione sul tema cultura-comunità con cui Sergio Givone, giovedì, ha aperto questa edizione 2017 di Leggere la città.
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