«La città prima del partito» Bartoli lancia la sua sfida
di Tommaso Artioli
Lasciato il Pd, il professore si ripropone come avversario di Samuele Bertinelli accusato di immobilismo e di chiusura a qualunque tipo di dialogo con la gente
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PISTOIA. «Riportare la città al governo, mettendo il merito delle questioni davanti alle appartenenze». Con questo obiettivo Roberto Bartoli, dopo aver lasciato il Partito democratico, si candida a sindaco di Pistoia e lancia la sfida al primo cittadino uscente Samuele Bertinelli, che aveva già affrontato nelle primarie del 2012. A sostenere la corsa a Palazzo di Giano del quarantatreenne docente di diritto penale all’Università di Firenze ci sarà la lista civica “Pistoia Sorride”, che presenterà nomi e programma nelle prossime settimane.
Come nascono la candidatura e la lista?
«Si tratta di una proposta alternativa all’amministrazione degli ultimi cinque anni. Un’amministrazione Bertinelli caratterizzata dalla chiusura e dall’assenza di dialogo con la città, che in molti ambiti — riforma delle partecipate, piano del traffico, raccolta differenziata — non ha attuato il programma. Ma dentro il Partito democratico locale la riflessione sulla legislatura in corso non è nemmeno iniziata».
Da qui la decisione di lasciare il partito?
«Avevo espresso da tempo il mio disagio all’interno del Pd, al quale sono stato iscritto fino al 2016, non rinnovando la tessera nel 2017. A Pistoia c’è un pezzo di Pd insoddisfatto per il fatto che non ci siano state le primarie. Ma la discussione interna non è stata possibile. Prima, ai tempi del Pci, almeno c’era l’analisi di fine mandato».
Un giudizio duro, il suo, sull’amministrazione Bertinelli.
«Se si toglie Pistoia Capitale della cultura, cosa è stato fatto in questi cinque anni? Sul piano del bilancio sono stati rinegoziati i mutui che graveranno sulle future generazioni; gli investimenti sono rimasti praticamente bloccati. I contributi, e menomale, sono arrivati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, mentre non sono stati attratti finanziamenti europei. L’amministrazione è stata immobile. La domanda è, a questo punto: viene prima il partito o la città?».
Da chi sarà composta la lista di “Pistoia Sorride”?
«Ci saranno persone conosciute in città, che lavoreranno per restituire valore ad un consiglio comunale che in questi anni è apparso molto asservito alla giunta».
Quale sarà, invece, il rapporto con l’associazione G713, alla quale il suo nome era stato accostato nelle scorse settimane in prospettiva elettorale?
«G713 è un’associazione che può dare un contributo importante alla città, rimanendo, come annunciato, fuori dall’agone politico. Con loro ci sarà un dialogo su temi rilevanti come il verde, perché è importante un’alleanza tra Pistoia e il mondo vivaistico. Diversamente, mi fanno paura le associazioni fintamente culturali che in realtà sono appendici di partito come Palomar».
Ci sono, a sostegno della sua candidatura, si vocifera in città, personalità legate al Pd come l’ex sindaco Lido Scarpetti?
«A Scarpetti mi lega un rapporto di amicizia. Conosce molto bene Pistoia e può essere un aiuto per comprendere i problemi della città. È una persona con cui dialogo volentieri su tante questioni e che ha sempre condiviso con me l’idea che la Breda doveva essere venduta. La vendita della Breda è infatti un’operazione che rientra in una visione riformista.
Quali sono i temi sui quali si concentrerà come candidato a sindaco?
«Un tema rimasto sospeso è quello della metropolitana di superficie per il collegamento con Firenze, dove la tranvia, ad esempio, per Scandicci ha rappresentato una rivoluzione in positivo. Mi concentrerò su Pistoia città dei bambini e città del verde. È necessario unire le forze della città in tutti i settori, abbandonando la divisione in “parrocchie”. In questo senso due eventi culturali come Leggere la Città e Dialoghi sull’Uomo sono apparsi in competizione tra loro in questi anni».
Come nascono la candidatura e la lista?
«Si tratta di una proposta alternativa all’amministrazione degli ultimi cinque anni. Un’amministrazione Bertinelli caratterizzata dalla chiusura e dall’assenza di dialogo con la città, che in molti ambiti — riforma delle partecipate, piano del traffico, raccolta differenziata — non ha attuato il programma. Ma dentro il Partito democratico locale la riflessione sulla legislatura in corso non è nemmeno iniziata».
Da qui la decisione di lasciare il partito?
«Avevo espresso da tempo il mio disagio all’interno del Pd, al quale sono stato iscritto fino al 2016, non rinnovando la tessera nel 2017. A Pistoia c’è un pezzo di Pd insoddisfatto per il fatto che non ci siano state le primarie. Ma la discussione interna non è stata possibile. Prima, ai tempi del Pci, almeno c’era l’analisi di fine mandato».
Un giudizio duro, il suo, sull’amministrazione Bertinelli.
«Se si toglie Pistoia Capitale della cultura, cosa è stato fatto in questi cinque anni? Sul piano del bilancio sono stati rinegoziati i mutui che graveranno sulle future generazioni; gli investimenti sono rimasti praticamente bloccati. I contributi, e menomale, sono arrivati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, mentre non sono stati attratti finanziamenti europei. L’amministrazione è stata immobile. La domanda è, a questo punto: viene prima il partito o la città?».
Da chi sarà composta la lista di “Pistoia Sorride”?
«Ci saranno persone conosciute in città, che lavoreranno per restituire valore ad un consiglio comunale che in questi anni è apparso molto asservito alla giunta».
Quale sarà, invece, il rapporto con l’associazione G713, alla quale il suo nome era stato accostato nelle scorse settimane in prospettiva elettorale?
«G713 è un’associazione che può dare un contributo importante alla città, rimanendo, come annunciato, fuori dall’agone politico. Con loro ci sarà un dialogo su temi rilevanti come il verde, perché è importante un’alleanza tra Pistoia e il mondo vivaistico. Diversamente, mi fanno paura le associazioni fintamente culturali che in realtà sono appendici di partito come Palomar».
Ci sono, a sostegno della sua candidatura, si vocifera in città, personalità legate al Pd come l’ex sindaco Lido Scarpetti?
«A Scarpetti mi lega un rapporto di amicizia. Conosce molto bene Pistoia e può essere un aiuto per comprendere i problemi della città. È una persona con cui dialogo volentieri su tante questioni e che ha sempre condiviso con me l’idea che la Breda doveva essere venduta. La vendita della Breda è infatti un’operazione che rientra in una visione riformista.
Quali sono i temi sui quali si concentrerà come candidato a sindaco?
«Un tema rimasto sospeso è quello della metropolitana di superficie per il collegamento con Firenze, dove la tranvia, ad esempio, per Scandicci ha rappresentato una rivoluzione in positivo. Mi concentrerò su Pistoia città dei bambini e città del verde. È necessario unire le forze della città in tutti i settori, abbandonando la divisione in “parrocchie”. In questo senso due eventi culturali come Leggere la Città e Dialoghi sull’Uomo sono apparsi in competizione tra loro in questi anni».
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