Sicurezza
La montagna è perplessa sulla “grande Pistoia”
Le Pro loco: serve una migliore gestione di Cireglio, Le Piastre, Pracchia e Orsigna Per Marmo e Braccesi «progetto a lungo termine». Vivarelli: «Attacco alla democrazia»
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SAN MARCELLO. L'idea della "grande Pistoia" lanciata dal sindaco di Pistoia Samuele Bertinelli? No grazie. Il progetto o lascia molte perplessità, o addirittura viene bocciato. Il grande Comune, che dovrebbe contenere tutta l'area pistoiese, da Serravalle ad Agliana e da Pracchia a Quarrata, unificando quindi tutta la Piana e la Montagna, di fatto crea perplessità sulla capacità di saperlo gestire.
Secondo frazioni come le Piastre, Pracchia e Cireglio, territori di montagna ma guidati dal Comune di Pistoia, in questi anni la riprova è stata fallimentare. «Credo che facendo un'analisi di come in questi cinque anni - afferma Silvano Pocci, ex presidente di circoscrizione e abitante a Cireglio - il sindaco ha gestito il territorio della collina e montagna del Comune di Pistoia, si possa definire fallimentare sotto ogni aspetto, è stata una gestione che progressivamente ha lasciato i territori a se stessi». Poi entra nel dettaglio. «Esisteva per i paesi di Orsigna, Pracchia, Le Piastre Cireglio un servizio di spazzamento. Per quanto sono a conoscenza lo sportello anagrafe delle Piastre alcune volte è chiuso per mancanza di personale. Le nostre strade sono sempre più abbandonate. Per non parlare di infrastrutture varie come piccoli parcheggi, acquedotti che funzionano a giorni alterni e molto altro. Prima di parlare di allargare il Comune - conclude Pocci - sarebbe bene imparare a gestire queste zone. Già ora è molto difficile per noi rapportarci con il Comune di Pistoia. Non vorremmo diventare la periferia della periferia».
«Mi sembra che il concetto del Comune di Bertinelli - afferma Umberto Erpichini, presidente della pro loco di Pracchia - ricordi la realtà geografica dell'epoca medioevale. È bella come idea ma perseguirla è difficile. Con zone di montagna che già ora sono svantaggiate?».
Anche la montagna pistoiese ha molti dubbi, soprattutto ora che si sta cominciando una nuova realtà in virtù delle fusioni amministrative. Abbiamo voluto sapere le opinioni dei candidai a sindaco attualmente ufficiali. «Prima di parlare della "grande Pistoia” - dice Tommaso Braccesi - mi chiedo perché non pensiamo ad aderire alla città metropolitana di Firenze. Adesso stiamo andando verso un nuovo futuro in montagna e la nostra visione, almeno per il prossimo decennio, è quella di Cutigliano-Abetone».
«Se ne può ragionare - afferma Luca Marmo - ma esistono troppe variabili e minimo va proiettato nel prossimo ventennio. Poi stiamo andando verso una nuova realtà comunale per noi importante e ricambiare con nuove fusioni o accorpamenti mi pare improbabile a breve getto di tempo».
Fabio Micheletti, sindaco di Sambuca non vuole entrare nel dettaglio. «L'idea di Bertinelli affronta un argomento importante che va discusso prima nelle sedi opportune». Non ha dubbi, né peli sulla lingua, invece, Carlo Vivarelli, candidato sindaco del Partito Indipendentista Toscano. «È un vero attacco alla democrazia - afferma - perchè i piccoli Comuni sono l'essenza della democrazia. Io ero contrario anche alle fusioni sulla montagna pistoiese».
Carlo Bardini
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Secondo frazioni come le Piastre, Pracchia e Cireglio, territori di montagna ma guidati dal Comune di Pistoia, in questi anni la riprova è stata fallimentare. «Credo che facendo un'analisi di come in questi cinque anni - afferma Silvano Pocci, ex presidente di circoscrizione e abitante a Cireglio - il sindaco ha gestito il territorio della collina e montagna del Comune di Pistoia, si possa definire fallimentare sotto ogni aspetto, è stata una gestione che progressivamente ha lasciato i territori a se stessi». Poi entra nel dettaglio. «Esisteva per i paesi di Orsigna, Pracchia, Le Piastre Cireglio un servizio di spazzamento. Per quanto sono a conoscenza lo sportello anagrafe delle Piastre alcune volte è chiuso per mancanza di personale. Le nostre strade sono sempre più abbandonate. Per non parlare di infrastrutture varie come piccoli parcheggi, acquedotti che funzionano a giorni alterni e molto altro. Prima di parlare di allargare il Comune - conclude Pocci - sarebbe bene imparare a gestire queste zone. Già ora è molto difficile per noi rapportarci con il Comune di Pistoia. Non vorremmo diventare la periferia della periferia».
«Mi sembra che il concetto del Comune di Bertinelli - afferma Umberto Erpichini, presidente della pro loco di Pracchia - ricordi la realtà geografica dell'epoca medioevale. È bella come idea ma perseguirla è difficile. Con zone di montagna che già ora sono svantaggiate?».
Anche la montagna pistoiese ha molti dubbi, soprattutto ora che si sta cominciando una nuova realtà in virtù delle fusioni amministrative. Abbiamo voluto sapere le opinioni dei candidai a sindaco attualmente ufficiali. «Prima di parlare della "grande Pistoia” - dice Tommaso Braccesi - mi chiedo perché non pensiamo ad aderire alla città metropolitana di Firenze. Adesso stiamo andando verso un nuovo futuro in montagna e la nostra visione, almeno per il prossimo decennio, è quella di Cutigliano-Abetone».
«Se ne può ragionare - afferma Luca Marmo - ma esistono troppe variabili e minimo va proiettato nel prossimo ventennio. Poi stiamo andando verso una nuova realtà comunale per noi importante e ricambiare con nuove fusioni o accorpamenti mi pare improbabile a breve getto di tempo».
Fabio Micheletti, sindaco di Sambuca non vuole entrare nel dettaglio. «L'idea di Bertinelli affronta un argomento importante che va discusso prima nelle sedi opportune». Non ha dubbi, né peli sulla lingua, invece, Carlo Vivarelli, candidato sindaco del Partito Indipendentista Toscano. «È un vero attacco alla democrazia - afferma - perchè i piccoli Comuni sono l'essenza della democrazia. Io ero contrario anche alle fusioni sulla montagna pistoiese».
Carlo Bardini
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