Il Tirreno

Pistoia

Una Grande Pistoia? Nessun no al sindaco ma tanta cautela

Venturi: va visto prima che ne sarà delle Province Cipriani: un ritorno al Duecento, ma oggi troppa incertezza

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PISTOIA. L’idea di una “grande Pistoia”, di un Comune che espanda i suoi confini da Serravalle all’Agna, comprendendo tutta la Montagna e la Piana, non trova opposizioni di principio. Ma neanche adesioni immediate: tra i primi commenti sull’idea lanciata dal sindaco Samuele Bertinelli nell’ultimo consiglio comunale prevale la cautela.

Il problema che sottolineano un pò tutti è l’incertezza dell’attuale quadro di riferimento istituzionale: che fine faranno le Province, visto che il referendum del 4 dicembre, che le doveva definitivamente seppellire, ha visto prevalere i “no”? E l’area metropolitana di Firenze fin dove arriverà? Come si muoverà la Regione?

L’invito a discutere di un allargamento consistente dei confini dell’attuale Comune di Pistoia il sindaco Bertinelli l’ha lanciata alla fine del dibattito su una mozione (poi approvata dal consiglio) che invitava l’amministrazione a puntare su una progressiva integrazione del Comune di Sambuca. Bertinelli ha invitato tutti ad una «maggiore ambizione», ipotizzando, nel medio termine, un Comune di Pistoia che ricomprenda metà dell’attuale provincia, lasciando fuori solo la Valdinievole: quest’area avrebbe solo da guadagnare da una omogeneizzazione del fisco e delle norme, potrebbe godere di rilevanti incentivi statali e regionali e di una consistente crescita dell’efficenza amministrativa. Insomma, «una prospettiva all’altezza della nostra storia», per dirla con Bertinelli, «perché in questo quadro istituzionale chi si ferma è perduto».

Ma è proprio l’incertezza su questo fronte che domina i commenti alla proposta del sindaco. «Va fatto un discorso di insieme, a partire dalle scelte che si faranno sulle Province dopo il referendum che non le ha cancellate» spiega l’ex presidente della Provincia Gianfranco Venturi.

«Se quelle attuali venissero accorpate, come avevamo proposto all’epoca, realizzandone 5 in Toscana, allora è chiaro che si aprirebbe spazio per un accorpamento anche dei Comuni. In mancanza di questo ridisegno, vedo il rischio che si realizzino delle soluzioni squilibrate, con un mega-Comune in mezzo a tanti piccoli».

«In una entità amministrativa così grande c’è il rischio che le periferie si allontanino troppo dal centro» sintetizza Alessandro Tomasi, consigliere di Pistoia domani e candidato sindaco dello schieramento di centrodestra. «Poi bisogna rispettare l’esigenza di essere rappresentati di territori come la Montagna. La politica ha un costo ma è giusto pagarlo per far sentire la voce di tutti. Comunque ben venga la discussione, ma io preferisco le cose concrete: perché ad esempio non si comincia a condividere un regolamento urbanistico unico tra Comuni di versi? A Pisa lo hanno fatto. E questo si può fare subito anche noi».

Infine la voce dello storico. «La proposta della grande Pistoia mi fa ripensare al Duecento – dice Alberto Cipriani, presidente dell’Università del tempo libero - quando i piccoli centri avevano una loro autonomia, ma Pistoia riscuoteva le tasse e gestiva le questioni importanti. Comunque non voglio entrare nel dibattito politico, non mi spetta. Osservo solo che semplificare il quadro amministrativo è senz’altro un’esigenza, ma ci vuole un assetto istituzionale meno ballerino di quello che c’è oggi».

Fabio Calamati

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