Il Tirreno

Pistoia

Morto a quarant’anni il poeta pistoiese Paolo Succhiarelli

Con entrambi i polmoni trapiantati, era malato da anni Ma viene ricordato come un “guerriero”. Oggi i funerali a Gello

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PISTOIA. «Era un grande guerriero». Quando ha potuto di nuovo camminare, e respirare - cose per la gran parte di noi naturale, ma non per lui - ha dedicato la sua vita alla cultura e all’arte. Ha coltivato amicizie e poesia.

Stamani alle 11, nella chiesa parrocchiale, Gello si stringerà attorno a babbo Giuliano e mamma Claudia, alle sorelle Carlotta e Sara. Non saranno soli, loro che hanno sempre condiviso con Paolo il travagliato percorso a ostacoli che è stata la sua vita. Il poeta pistoiese Paolo Succhiarelli si è spento giovedì sera all’ospedale San Jacopo, ultima tappa di un viaggio - l’ennesimo - nelle strutture sanitarie di mezza Toscana. Aveva compiuto 40 anni il 16 dicembre.

Era molto noto negli ambiente artistici pistoiesi. Amico del poeta montalese Giacomo Trinci, del professor Giovanni Ibba e del professor Domenico Santagati, aveva pubblicato, a partire dal 2005, cinque raccolte poetiche. L’ultima (di circa 90 poesie, completata nel 2016) e il suo primo romanzo (terminato nel 2015) sono ancora inediti.

«È stato una persona che ha vissuto con grande positività, e così vogliamo che sia ricordato», dice la sorella Carlotta. Tutta la famiglia si è trasferita in Inghilterra per stargli vicino, quando è entrato nella lista di attesa per il trapianto di polmoni. Lei, Carlotta, ha continuato a vivere in Inghilterra fino a un anno e mezzo fa. Quando per Paolo si è presentata davanti una nuova battaglia. «Purtroppo se n’è andato come aveva iniziato a vivere, non riusciva più a camminare, il fisico era molto debilitato. Ma lui era un grande guerriero. Per 13 anni, dal trapianto alla scoperta del linfoma, è stato bene». E ha riversato la sua voglia di vita nell’arte. «Ho vinto la vita, ora voglio cercare di vincere la scrittura - diceva in un’intervista di alcuni anni fa - È sempre stato un mio desiderio scrivere, facendolo bene. In maniera seria».

«Ci eravamo trasferiti in Inghilterra nel 1197 - racconta Carlotta - Paolo è entrato in lista d’attesa e sono dovuti passare 5 anni prima che fosse operato». Dopo molti consulti la famiglia Succhiarelli era riuscita a trovare a Londra un’équipe di medici (Kagan, Yacoub e altri) con la disponibilità e soprattutto l’esperienza (i trapianti di polmoni venivano eseguiti da pochi anni) necessarie per eseguire l’intervento. «Avevano un’impresa di elaborazione dati - spiega il prof Santagati - con una quindicina di dipendenti, e due figlie più piccole di Paolo. Ma la sua salute veniva prima di tutto. Hanno lasciato l’attività e si sono trasferiti a Harefield, dove c’è il centro in cui è stato poi sottoposto al trapianto». Una degenza di sei mesi e poi altri 3 anni di permanenza a Londra per i necessari controlli. Finalmente, nel 2005, il rientro in Italia. Le fisioterapie riabilitative funzionano e Paolo Succhiarelli può, apparentemente tornare a una vita normale. Apparentemente, perché le terapie antirigetto sono pesanti e piene di effetti collaterali. «Per fortuna - prosegue Santagati - aveva trovato da anni nella musica ma soprattutto nella poesia una fonte non tanto di sfogo e consolazione, quanto di interazione, di presenza e di affermazione rispetto al resto del mondo: una vera e propria ragione di vita». Le sue doti letterarie non passano inosservate e Succhiarelli pubblica cinque raccolte poetiche (“Canto della luna affacciata sul mare”, 2005; “Le parole che il cielo non ha detto”, 2006; “Il guerriero e il mercante di parole”, 2011; “La notte delle parole”, 2012; “Scarpe basse da donna”, 2016) e un’opera poetica (“Canti del sangue”, 2008). Nel 2009 si classifica al terzo posto al premio “Marco Tanzi”, mentre nel 2015 è tra i finalisti del premio letterario “Giacomo Leopardi”. «C’è anche un romanzo - spiega Carlotta - Vorrei che fosse pubblicato. E farò in modo che non sia dimenticato, credo sia giusto non farlo, per quello che ha saputo darci».

Tiziana Gori

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