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Pistoia

Ritrovati i computer rubati al distretto Asl

di Melania Carnevali
Ritrovati i computer rubati al distretto Asl

VIAREGGIO. Cento metri. Come un grattacielo di paura. È la distanza che dovrà mantenere dalla ex moglie un uomo (pistoiese di 50 anni) accusato di atti persecutori nei confronti della donna...

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VIAREGGIO. Cento metri. Come un grattacielo di paura. È la distanza che dovrà mantenere dalla ex moglie un uomo (pistoiese di 50 anni) accusato di atti persecutori nei confronti della donna (viareggina), e per cui il gip del tribunale di Lucca, Antonia Aracri, ha disposto nei giorni scorsi la misura cautelare. Non potrà avvicinarsi alla casa di lei e nemmeno al suo posto di lavoro. Non senza la sua autorizzazione, almeno, come nel caso debba prendere il figlio (minore) che hanno in comune. Altrimenti, basta una chiamata al 113 e lui finisce in carcere. Troppo gravi le accuse, infatti, per non adottare misure estreme in caso di violazione dell’imposizione.

L’uomo ha perseguitato la ex moglie per due anni interi, dalla loro separazione. Messaggi, telefonate, pedinamenti, minacce. Anche davanti al piccolo, di dieci anni. «Io vedo tutto e so tutto», le diceva. «Ti perseguiterò tutta la vita». E per oltre settecento giorni lo ha fatto.

Partiva dalla sua casa nel pistoiese per venire a controllarla. Si nascondeva sopra il cavalcavia davanti casa e aspettava che uscisse. Poi la seguiva fino a lavoro, al supermercato, in giro con le amiche. Dalla macchina gli mandava messaggi: sei vestita così oggi, ti vedo, sai, che sei lì con tizio o tizia. I messaggi arrivavano a qualsiasi ora. Le telefonate pure. E non le chiedeva del figlio, no. Aveva pure smesso di pagarle gli alimenti, come invece stabilito dell’udienza di separazione. No, il suo chiodo fisso era: convincerla a tornare insieme. Con la forza. «Stai ben attenta a quello che fai», le diceva «l’unica cosa che devi fare è tornare con me. Non ti lascerò mai in pace». La donna è stata costretta a cambiare stile di vita. Poche uscite. La sera, fuori di casa, solo se in compagnia. Il portone di casa chiuso con due giri di chiave.

Anche il fratello della donna è stato preso di mira: aveva la colpa di aver aiutato la sorella nel momento della separazione, secondo l’uomo. Sono volate minacce anche nei suoi confronti. L’incubo è iniziato per tutti nel febbraio del 2015, il giorno della separazione. La donna si è decisa a denunciare però solo a gennaio. «Non è facile per una donna - spiega il comandante del commissariato di Viareggio, Raffaele Gargiulo - denunciare una persona che ha amato. E diventa ancora più complicato se di mezzo c’è un figlio minorenne».

Nel giro di tre mesi gli agenti del commissariato di Viareggio hanno chiuso le indagini e nei giorni scorsi il giudice ha disposto il divieto di avvicinamento. Non ci saranno braccialetti elettronici anti-stalker a garantire che l’uomo rispetti il dispositivo (la legge li prevede dal 2013 e ce ne sono a disposizione 20 dal 2015), ma questa volta basterà una chiamata: “Lui è qui”. E lui finirà in carcere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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