Sicurezza
Un gesto d’amore la causa del maxi-rogo
Fu una lanterna volante a distruggere 160 ettari di verde sulla Montagna. Responsabile scoperto dai carabinieri-forestale
PISTOIA. Una coppia di innamorati, una lanterna cinese e una romantica notte invernale sulla cima dei monti. Nessuno avrebbe mai pensato che tutto questo avrebbe ridotto in cenere 160 ettari di vegetazione.
Scoperta la causa del vasto incendio che, nella notte tra il 9 e il 10 dicembre scorso, si è sviluppato lungo il versante toscano delle alture comprese tra i monti Cimoncino, Cupolino e Cornaccio, in località "Le Vene del lago" nel comune di San Marcello Pistoiese. Fiamme incontrollabili che hanno distrutto 4 ettari di bosco di faggio, 60 di piante di mirtillo e circa 96 ettari di prateria di alta quota, con cardi, ginestre, callune ed arbusti di ginepro.
A dare notizia che quella devastazione è nata dall’accensione di una lanterna cinese, sono stati, in conferenza stampa, per la prima volta con la nuova divisa dell’Arma, la tenente colonnello Raffella Pettinà, comandante del Gruppo di Pistoia dei Carabinieri Forestale, ed il maggiore Fernando Baldi. Le indagini, sono state svolte dai carabinieri del Comando stazione di San Marcello assieme al Nucleo investigativo polizia ambientale e forestale di Pistoia. «Ci tenevamo a spiegare quali sono state le dinamiche – spiega la tenente colonnello – viste le diverse discussioni, anche molto animate, sorte intorno a questo incendio. Anche per il fatto che in quest'area è prevista la realizzazione di una funivia che colleghi la Doganaccia al Corno alle Scale: c'è chi ipotizzava fossero stati gli ambientalisti ad avere appiccato il fuoco per contrastare la costruzione della funivia; dunque un'origine dolosa. Invece si è trattato di un banale incidente scaturito dall'accensione di una lanterna cinese».
Erano 9 gli escursionisti a far parte della comitiva che, quella notte, alloggiava nel rifugio delle Vene del Lago. Tutti bolognesi. Uno di loro, un uomo di 37 anni, lì con la sua fidanzata, avrebbe acceso una lanterna cinese (o lanterna volante) proprio nel piazzale antistante il rifugio. Tornato in camera, all'uomo era sorto qualche dubbio quando aveva visto le fiamme propagarsi sui monti, ma poi aveva ritenuto impossibile che fosse stato il suo gesto così banale a originare un incendio del genere.
«Le operazioni di spegnimento hanno visto l'utilizzo di 23 unità e due elicotteri nazionali. Purtroppo i danni sono ancora da quantificare, ma il danno maggiore è alla brughiera a mirtillo, con l'impossibilità di raccogliere tali frutti per 2-3 anni, più una drastica diminuzione delle biodiversità - la tenente colonnello Pettinà, che ha fatto anche un appello – Attenzione all'utilizzo di queste lanterne: in alcuni comuni sono vietate, ma non esiste una regolamentazione nazionale per il loro divieto».
È stata alla fine una webcam installata al rifugio Duca degli Abruzzi (vicino al Lago Scaffaiolo e al luogo dell'evento) e puntata verso valle a permettere di riprendere l'accaduto: nelle registrazione si vede una luce salire in cielo per poi scendere al suolo ed esplodere in fiamme.
L'uomo, deferito all'autorità giudiziaria, rischia adesso da 1 a 5 anni di reclusione per incendio boschivo colposo, con possibile aumento della pena: la zona infatti rientra nei siti di importanza comunitaria della Rete Natura 2000.
«Grazie ai fotogrammi della webcam abbiamo visto delle persone allontanarsi dal rifugio e, dopo vari interrogatori, il 37enne ha ammesso di avere acceso una lanterna cinese - ha spiegato il maggiore Baldi - Ad influire anche la vegetazione particolarmente secca».
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