Il dolore
Tra rifugi ed ex piste da sci ecco la montagna dimenticata
Dai percorsi di Gavinana e Maresca il nostro viaggio nella Foresta del Teso porta alla luce strutture e spazi nel degrado. Il più famoso: la Casetta Pulledrari
SAN MARCELLO. In montagna c’è una lamentela sullo stato di abbandono in cui vengono lasciate certe strutture che potrebbero efficacemente contribuire all’incremento del turismo locale.
Ormai non passa occasione in cui non si parli di rilancio del turismo sull’Appennino pistoiese. Ne parlano i candidati alle elezioni nei nuovi Comuni San Marcello Piteglio e Abetone Cutigliano; i programmi di sviluppo di Social Valley; enti come i Lions Club; operatori turistici singoli o associati. Ne parlano studenti universitari nelle loro tesi di laurea, giornali quotidiani, oppure giornali on line, riviste, social network; scrittori, singole persone.
Luisa Soldati, artigiana di Maresca, afferma: «Sono due anni che, ad esempio, la Casetta nel Teso è in stato di abbandono. C’è chi dice una cosa chi un’altra. La cittadinanza vorrebbe sapere se e quando riaprirà. Si vorrebbero sentire risposte da chi amministra. Risposte chiare, vere e documentate».
Carlo Vivarelli, futuro candidato a sindaco del Comune San Marcello Piteglio e che già nel marzo 2016 aveva dichiarato che avrebbe fatto un esposto al prefetto, dice: «Sono andato alla Casetta Pulledrari, ma dalla chiusura niente è cambiato se si esclude che la luce esterna è stata spenta. Nessuno ha più detto una parola ed è uno scandalo che un bene pubblico venga lasciato morire e degradare. Tutto l’arredamento esterno è stato danneggiato. Nessuno ha isolato l’area. Ci sono finestre del fabbricato con i vetri rotti, un vero pericolo per i più piccoli anche per l’avvicinarsi della buona stagione».
Va ricordato che il 31 dicembre 2014 era scaduta la concessione, del complesso immobiliare di Casetta dei Pulledrari nella Foresta del Teso, a suo tempo rilasciata dalla Comunità montana Appennino pistoiese. Da allora il complesso è chiuso, ma non è il solo.
È noto come tutti decantino le bellezze della montagna e dei suoi tesori. Nella Foresta del Teso l’uomo ha "costruito", “fatto” e … “disfatto” parecchie cose. Fra le strade che conducono nella foresta esaminiamone due. Partendo da Gavinana, verso Pratorsi, troviamo un fabbricato, di proprietà pubblica, chiuso e disabitato da tempo. Alcuni cittadini, fra i quali Luisa Soldati e Carlo Vivarelli, si chiedono, ma «chi se ne occupa?».
Subito dopo c'è l'osservatorio astronomico, proseguendo arriviamo a Pratorsi. Tutto ciò che c'è, o c'era, è chiuso e in rovina: una ex pista da sci, con relativo rifugio. Un albergo con ristorante. L'altra, partendo da Maresca, porta alla Casetta de' Pulledrari. Lungo il percorso troviamo nell'ordine: un vivaio forestale, di proprietà pubblica, chiuso e inattivo. Un tempo dava da vivere a molte famiglie.
Proseguendo ancora ecco il rifugio del Capannone, di proprietà pubblica, chiuso. Quindi giungiamo, a quota 1.222 metri, al campeggio aperto - Associazione civile campeggio Foresta del Teso - di proprietà privata, all'interno del quale si scorgono roulotte per lo più coperte da tettoie, fabbricati e altri manufatti.
Annesso vi è un grande parcheggio, un tempo pubblico. Un cartello spiega: “proprietà privata divieto di campeggio”.
Qui c’è anche il rifugio Casetta Pulledrari e un altro rifugio entrambi di proprietà pubblica. Chiusi e degradati. Ci sono pure due ex piste da sci, abbandonate. «Chi se ne occupa?».
C'è qualcuno, qualche responsabile istituzionale o privato, che possa rispondere con cognizione di causa, che possa spiegare?.
«Fra la teoria e la prassi ci sta il mar dei Sargassi», scriveva nell'anno 1982 il nostro caro poeta e professore, Gianni Bellucci, scomparso insieme ai sogni, alle illusioni, insieme alla sua satira pungente e alla speranza di un rilancio della montagna.
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